In un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, lancia un grido d’allarme che squarcia il velo di ipocrisia sulle politiche ambientali globali. In un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Mercalli dipinge un quadro drammatico, dove il rombo dei conflitti sovrasta il silenzioso lamento del pianeta: “Questa è la Giornata non della Terra ma della ‘povera Terra’. Mentre si avverte il rombo delle esplosioni dei missili, il nostro Pianeta alza una piccola bandierina bianca con su scritto ‘ci sono anche io’. Una celebrazione con voce sommessa”.
IA e guerre
Il cuore dell’intervista di Mercalli riguarda l’uso aberrante delle risorse. Mentre il dibattito pubblico molto spesso si concentra su consumi futili o tecnologici, esiste un settore che divora energia per distruggere. Il climatologo è categorico nel definire le priorità e le colpe: “L’IA consuma energia ma almeno risolve problemi. Chi prende un aereo per farsi un aperitivo fa qualcosa di futile e basta. Ma l’impiego peggiore che possiamo fare dell’energia è per devastare e uccidere le persone, distruggere i territori. Un utilizzo aberrante delle risorse energetiche e minerarie”.
Perché l’apparato militare è un “fantasma” per il clima
Uno dei punti più critici sollevati da Mercalli a Il Fatto Quotidiano riguarda i buchi normativi dei trattati internazionali. Esiste un enorme emettitore di CO2 che, per ragioni politiche e strategiche, rimane ufficialmente invisibile nelle statistiche dell’Accordo di Parigi.
“È così – afferma Mercalli al Fatto. Facciamo le COP per cercare di ridurre la CO2, dall’industria alle automobili; cerchiamo come individui di mangiare meno carne, installare pannelli solari. E poi le emissioni dell’apparato militare sono fuori dal conteggio dell’Accordo di Parigi. In pratica possono fare quello che vogliono: ci sono delle stime secondo cui le emissioni delle armi corrisponderebbero al 5,5% delle emissioni mondiali. Se fosse un Paese, l’apparato militare sarebbe il quarto emettitore al mondo”.
Le temperature record e rapporto OMS 2025
I dati scientifici non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. La febbre del pianeta ha raggiunto livelli che l’umanità non ha mai dovuto affrontare prima d’ora. Mercalli sottolinea la gravità della situazione attuale citando i rapporti internazionali: “Siamo a temperature record, tanto che l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha diffuso a marzo il Rapporto sul clima del 2025, confermando che gli ultimi undici anni sono stati i più caldi di sempre. Gli estremi si stanno infittendo ovunque nel mondo, confermati dai dati assicurativi, secondo cui le spese per rifondere le catastrofi climatiche sono sempre più elevate. D’altronde la quantità di CO2 nell’atmosfera non ha eguali negli ultimi 13 milioni di anni, per trovare un valore simile dobbiamo andare, appunto, a 13 milioni di anni fa quando neanche c’erano gli umani”.
Il riscaldamento che percepiamo, inoltre, è solo la punta dell’iceberg. La vera massa di calore si sta accumulando dove non la vediamo, con conseguenze che dureranno per ere geologiche: “Siamo a 1,4 gradi in più rispetto al periodo preindustriale. Ma ovviamente nelle zone continentali i valori sono molto più alti perché l’oceano sta incassando energia, mascherando appunto il riscaldamento. Si tratta di una energia che rimarrà lì immagazzinata per millenni, condizionando il clima delle generazioni future. Oggi sappiamo che solo il 10% del calore è quello che percepiamo sulla terraferma, il 90% dell’energia in più è assorbito dagli oceani”.
La trappola della percezione e il fenomeno di El Niño
Perché l’opinione pubblica fatica a comprendere la portata del disastro? Secondo Mercalli esiste una difficoltà psicologica legata alla variabilità metereologica locale, che spesso maschera il trend globale. “Questa scarsa percezione deriva dalle grandi variabilità geografiche: magari ad una settimana di caldo estremo segue una di gelo, il che crea una difficoltà psicologica a fare una sintesi. Ma al di là della variabilità, espressione essa stessa del cambiamento climatico, la tendenza media inequivocabile è verso il caldo: ce lo mostrano i dati satellitari in tempo reale di Copernicus climate pulse. Non dimentichiamo poi che nei prossimi mesi si rafforzerà El Niño, fenomeno che riscalda l’oceano Pacifico in modo anomalo, un riscaldamento che si somma al riscaldamento globale, con rischi di record assoluti di temperature”.
Transizione energetica e il fiume di petrolio invisibile
Infine, Mercalli smonta l’ottimismo di facciata sulle energie rinnovabili. Sebbene il settore stia crescendo, non sta ancora riuscendo a scalzare i combustibili fossili dal loro trono, soprattutto a causa di una visione distorta di cosa sia realmente il consumo energetico.
Nell’intervista al Fatto, Mercalli sottolinea che “Rispetto alla transizione energetica bisogna distinguere. Da un lato c’è un certo ottimismo nel mondo se si guarda alla crescita del rinnovabile in tutti i Paesi, basti pensare che la nuova richiesta energetica del 2025 è stata tutta colmata dalle rinnovabili”.
E poi: Dall’altro però il fatto è che noi dovremmo andare a sostituire il fossile con il rinnovabile, non semplicemente ad aggiungere altra energia al sistema globale, il che accade sia perché la popolazione aumenta, sia perché i Paesi in via di sviluppo giustamente stanno migliorando le loro condizioni di vita. Sta di fatto che la quantità di petrolio, carbone e gas che usiamo è ancora l’80 per cento del totale”.
Il problema di fondo resta la nostra dipendenza primaria, quella che non vediamo nell’interruttore della luce ma che muove ogni nostra azione quotidiana: “Quando parliamo di energia, tutti pensano all’elettricità, ma questa è solo il 20% dell’energia che consumiamo, poi c’è un 80% fatto dal fiume di petrolio e gas che entra nelle nostre vite, tra benzina e riscaldamenti. È dunque all’energia primaria, cioè a quest’ultima, che dobbiamo guardare”.
Alla fine dell’intervista al Fatto Quotidiano, il climatologo Mercalli fa un monito severo: “Il problema è che non siamo mai di fronte a una visione strutturale, bisognerebbe pensare che il mondo del futuro dovrebbe usare l’energia con più parsimonia. Stiamo cercando soluzioni temporanee, sperando che tutto torni come prima. Ma riduzione, efficienza e transizione rinnovabile dovrebbero essere il nostro obiettivo principale, tutti i giorni. La strada del riscaldamento globale è in pieno galoppo. E noi purtroppo non stiamo facendo quasi nulla per fermarlo”.







