Il delitto di Garlasco continua a scavare nel proprio passato. E questa volta il centro della scena non è un’impronta, né il Dna, né le intercettazioni ambientali finite nelle ultime settimane al centro del nuovo terremoto investigativo. Stavolta il mistero ruota attorno a un foglio scritto a penna, a delle annotazioni manoscritte e soprattutto a una domanda che ora agita procure e investigatori: chi corresse davvero la bozza della richiesta di archiviazione di Andrea Sempio?
Il dettaglio apparentemente secondario
È questo il nuovo filone emerso dall’inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi. Un dettaglio apparentemente secondario che però rischia di aprire un fronte enorme sulle modalità con cui vennero gestite le prime indagini sul 38enne, amico del fratello della vittima, già indagato nel 2016-2017 e poi archiviato.
Fascicolo “P”
Tutto nasce da un ritrovamento avvenuto lo scorso ottobre. Gli investigatori, scavando negli uffici del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, hanno trovato un fascicolo “P”, cioè permanente, dedicato proprio a Sempio. Un fascicolo che, secondo gli atti, quel reparto non avrebbe avuto titolo per custodire.
Dentro c’era di tutto: il decreto di archiviazione del gip, una bozza della richiesta di archiviazione dei pm e soprattutto alcuni fogli con annotazioni scritte a mano. Correzioni, aggiunte, appunti che — secondo quanto emerge — sarebbero poi confluiti nella versione definitiva dell’atto depositato in Procura.
Nasce il nuovo giallo
Perché quei fogli non riportano firme né date. Ma soprattutto perché nessuno, almeno ufficialmente, sa chi abbia materialmente scritto quelle correzioni finite poi nella richiesta definitiva di archiviazione.
Nel foglio trovato dagli investigatori compare anche una ricostruzione precisa dell’origine dell’indagine su Sempio. Si parla dell’esposto presentato il 20 dicembre 2016 dalla madre di Alberto Stasi alla Procura generale di Milano, poi trasmesso a Pavia. Un documento in cui, si legge, venivano indicati “indizi di colpevolezza” a carico di “soggetto diverso” da Stasi, cioè proprio Andrea Sempio.
Gli investigatori hanno scoperto anche un altro episodio ritenuto delicatissimo. Il 24 dicembre 2016, appena un giorno dopo l’apertura ufficiale dell’indagine su Sempio, Maurizio Pappalardo — allora comandante del Nucleo investigativo di Pavia e recentemente condannato nel caso “Clean 2” — avrebbe fotografato alcuni atti direttamente dalla scrivania dell’allora procuratore aggiunto Mario Venditti.
Procura di Pavia a trasmette gli atti a Brescia
Secondo gli atti, Pappalardo lo avrebbe fatto dopo avere ricevuto insistenti messaggi da Antonio Scoppetta, maresciallo dei carabinieri a Pavia. Quelle fotografie però non sono mai state trovate. Al loro posto è comparso invece quel fascicolo permanente con dentro le bozze corrette a mano. Un dettaglio che ha spinto la Procura di Pavia a trasmettere gli atti a Brescia, dove è aperto il filone parallelo sulla presunta corruzione in atti giudiziari legata proprio al caso Garlasco.
Ora gli investigatori vogliono capire chi abbia preso in mano quella bozza, chi abbia scritto quelle annotazioni e soprattutto perché quelle correzioni siano finite pari pari nell’atto definitivo di archiviazione.
Il mistero si infittisce
Nel frattempo il caso Garlasco continua a trasformarsi in un labirinto sempre più fitto. Tra impronte, intercettazioni, video intimi, vecchi verbali e fogli anonimi, l’impressione è che l’inchiesta stia ormai scavando non solo dentro il delitto del 13 agosto 2007, ma anche dentro tutto ciò che accadde dopo.







