Il Milan si gioca la Champions negli ultimi 180 minuti, ma il vero campo minato sembra essere ormai dentro Milanello. La squadra è in ritiro, l’amministratore delegato Giorgio Furlani è contestato, la curva ha appena mostrato tutta la sua rabbia, il direttore sportivo Igli Tare appare delegittimato e Massimiliano Allegri, tornato a Milano con entusiasmo e affetto, sarebbe arrivato al limite della sopportazione. Non tanto per gli avversari, quanto per i nemici interni. In un finale di stagione già complicatissimo, con una sola vittoria nelle ultime sei partite, il rapporto tra Max Allegri e Zlatan Ibrahimovic sarebbe ormai esploso definitivamente.
Secondo il retroscena, la frattura più pesante sarebbe arrivata dopo la sconfitta di Napoli, quando tra l’allenatore e il senior advisor di RedBird sarebbero volate parole grosse. Il motivo apparente? La scelta del terzo portiere per la prossima stagione. Un tema minore, almeno in superficie. Ma nei rapporti logorati basta pochissimo per far saltare il banco. Da quel momento, Ibrahimovic si sarebbe visto sempre meno a Milanello, mentre Allegri avrebbe maturato la convinzione di chiudere la sua seconda avventura rossonera a fine stagione, qualunque sia il piazzamento finale.
La lite dopo Napoli e il precedente del 2012
Tra Allegri e Ibrahimovic il rapporto non è mai stato esattamente una passeggiata tra vecchi amici. Il precedente più clamoroso risale al 2012, quando i due si sarebbero messi le mani addosso nello spogliatoio dell’Emirates Stadium dopo Arsenal-Milan, ritorno degli ottavi di Champions. I rossoneri persero 3-0, ma passarono il turno. Ibra, però, non gradì l’atteggiamento di Allegri e lo ha raccontato senza troppi giri di parole: «Avevamo perso 3-0 con l’Arsenal, e Allegri era tutto contento. È vero che avevamo passato il turno, ma non c’era nulla da ridere, e gliel’ho fatto notare. Allegri mi rispose: “Tu Ibra pensa a te, che hai fatto cag…”. Gli ho ribattuto che aveva fatto cag… lui: per paura si era portato due portieri in panchina…».
Quel vecchio attrito oggi sembra tornato a galla in una versione molto più pericolosa, perché non riguarda più solo due caratteri forti dentro uno spogliatoio, ma gli equilibri di potere del Milan. Allegri non sopporterebbe le ingerenze di Ibrahimovic, soprattutto da quando lo svedese avrebbe iniziato a muoversi non solo come uomo immagine o consulente della proprietà, ma come figura sempre più influente anche sul piano tecnico.
Cosa avrebbe fatto infuriare Allegri?
Il rapporto si sarebbe incrinato davvero quando Allegri avrebbe scoperto i frequenti colloqui tra Ibrahimovic e Antonio Cassano, uno dei più duri detrattori del tecnico livornese e del gioco del Milan nella trasmissione Twitch “Viva el futbol”. Una frequentazione che, agli occhi di Max, avrebbe avuto il sapore della provocazione. Ma non sarebbe tutto. Dopo il calo dei risultati, Ibra avrebbe iniziato a telefonare anche ad alcuni giocatori, tra cui Fofana e Leao, offrendo consigli tattici.
Ed è qui che la tensione sarebbe diventata ingestibile. Per un allenatore come Allegri, abituato a governare lo spogliatoio con autorità piena, l’idea che una figura dirigenziale possa intervenire direttamente sui calciatori tocca il nervo più scoperto: la catena di comando. Il caso Leao, poi, pesa ancora di più. Il portoghese era già in una fase di involuzione tecnica difficile da spiegare e queste sollecitazioni esterne rischierebbero di aumentare la confusione, non di ridurla.
Milan al redde rationem, Max guarda l’azzurro
Finché il Milan correva e metteva insieme 24 risultati utili consecutivi, le crepe restavano sotto traccia. La squadra era seconda, Allegri aveva ricompattato ambiente e pubblico, e persino le tensioni interne sembravano gestibili. Poi il rendimento è crollato, il clima si è avvelenato e ogni nodo è venuto al pettine. Adesso la qualificazione alla Champions pesa come un macigno, ma non basterebbe nemmeno quella, forse, a ricucire il rapporto tra Allegri e Ibrahimovic.
Se Ibra dovesse davvero diventare l’uomo forte del nuovo Milan, con le voci su Fabio Paratici tornate a circolare per il ruolo di direttore sportivo, Allegri potrebbe scegliere di fermarsi qui. E a quel punto la tentazione più suggestiva avrebbe un colore preciso: l’azzurro della Nazionale. Giovanni Malagò lo corteggerebbe da tempo e Max, stanco di una stagione vissuta più contro il fuoco amico che contro gli avversari, potrebbe considerare l’idea di ripartire da lì. Prima, però, resta da portare in porto un Milan che oggi somiglia a una nave piena di falle, con troppi comandanti sul ponte e un allenatore che sembra avere già un piede fuori dalla porta.







