Zelensky incontra Palantir, l’intelligenza artificiale diventa l’arma decisiva: così l’Ucraina ora insegna la guerra hi-tech alla Nato

Volodymyr Zelensky

Altro che atomica. Nel nuovo campo di battaglia l’arma più potente rischia di essere l’intelligenza artificiale. Lo dimostra l’incontro a Kyiv tra Volodymyr Zelensky e Alex Karp, amministratore delegato di Palantir Technologies, colosso tecnologico statunitense specializzato in sicurezza, intelligence e sistemi di analisi dei dati. Una visita tutt’altro che simbolica, perché arriva nel cuore di una guerra in cui satelliti, sensori, algoritmi, droni e piattaforme digitali stanno cambiando il modo stesso di combattere.

Zelensky lo ha detto apertamente sui social: “Passo dopo passo, stiamo sviluppando la cooperazione con il settore della difesa americano. Palantir è un’azienda conosciuta a livello mondiale con un forte potenziale, e ci sono certamente aree nelle quali possiamo essere utili gli uni agli altri”. Una formula diplomatica, certo, ma dietro quelle parole si intravede una realtà molto concreta: l’Ucraina non è più soltanto un Paese che riceve armi, sistemi e assistenza dall’Occidente. È diventata un laboratorio militare vivo, durissimo, capace di trasformare la guerra reale in competenza tecnologica.

Palantir e la guerra dei dati

Palantir è una delle aziende più discusse e potenti dell’ecosistema tecnologico americano. Fondata anche da Peter Thiel, figura centrale della tecno-destra statunitense, lavora da anni nell’incrocio più delicato tra sicurezza nazionale, intelligence, analisi predittiva e difesa. In Ucraina la sua piattaforma Gotham è stata messa a disposizione delle forze armate fin dall’estate del 2022.

Il sistema aggrega informazioni provenienti da fonti diverse: immagini satellitari commerciali, sensori termici, report di intelligence e persino le oltre 660 mila segnalazioni inviate dai civili attraverso il chatbot eEnemy. Tutto viene trasformato in un quadro operativo unico, utile ai pianificatori militari per individuare obiettivi in tempi rapidissimi. Quello che prima poteva richiedere giorni, oggi può essere elaborato in minuti.

Alex Karp ha definito il lavoro ucraino “uno dei sistemi di targeting più importanti e adattivi del mondo”. Ma il punto decisivo è un altro: non ha detto che Palantir ha costruito quel sistema. Ha detto che lo hanno costruito gli ucraini.

Delta, il sistema ucraino che supera il modello americano

Kyiv infatti non si è limitata a usare uno strumento americano. In parallelo ha sviluppato un proprio sistema, Delta, nato con l’assistenza della Nato e poi affinato attraverso anni di combattimenti reali. Ed è qui che la vicenda diventa ancora più interessante. Secondo Lyuba Shipovich, una delle principali imprenditrici tech della difesa ucraina, Delta oggi supererebbe persino Palantir nella capacità di raccolta dati.

Quando ufficiali britannici, polacchi e olandesi lo hanno visto in azione, sarebbero rimasti colpiti. Le procedure di molti eserciti occidentali, ancora in parte legate a standard ereditati dalla Guerra Fredda, sono apparse improvvisamente vecchie davanti a un sistema nato sotto le bombe, testato ogni giorno, corretto ogni notte, migliorato mentre i droni russi continuavano ad arrivare.

Questo è il salto di qualità: l’Ucraina ha ricevuto tecnologia, l’ha assimilata, l’ha piegata alle proprie esigenze e in alcuni ambiti l’ha superata. Quattro anni di guerra ad altissima intensità tecnologica producono competenze che nessuna esercitazione virtuale può replicare.

Da Paese aiutato a esportatore di know-how militare

Il secondo passaggio riguarda il ruolo stesso dell’Ucraina dentro la difesa occidentale. Con il lancio del Brave1 Dataroom nel gennaio 2026, costruito sull’infrastruttura Palantir e basato su dataset visivi e termici di migliaia di obiettivi aerei reali, Kyiv ha smesso di essere solo un consumatore di modelli di intelligenza artificiale. È diventata una produttrice di dati validati in combattimento.

Per le aziende ucraine della difesa, questo significa poter addestrare nuovi modelli su una base unica: immagini, segnali, tracce e comportamenti osservati davvero in guerra. Per gli alleati internazionali, invece, significa accedere a conoscenza militare che nessun Paese Nato possiede allo stesso livello. Perché nessun altro esercito occidentale ha dovuto intercettare per anni sciami di droni, notte dopo notte, in condizioni operative reali.

In questo senso l’incontro tra Zelensky e Karp non racconta solo la collaborazione tra l’Ucraina e una grande azienda americana. Racconta un cambio di gerarchia. L’Occidente ha aiutato Kyiv a resistere. Ora Kyiv può insegnare all’Occidente come si combatte una guerra tecnologica del XXI secolo.