“Epstein abusò di me mentre era ai domiciliari”: la testimonianza choc di Roza riaccende il caso e agita Trump

Jeffrey Epstein

Il nome di Jeffrey Epstein torna a scuotere l’America con nuove accuse e testimonianze destinate ad alimentare ancora di più uno degli scandali più oscuri degli ultimi decenni. A Palm Beach, in Florida, una delle vittime del finanziere ha raccontato pubblicamente per la prima volta di essere stata abusata da Epstein mentre quest’ultimo si trovava già agli arresti domiciliari per aver indotto alla prostituzione una minorenne.

La donna, identificata come Roza, ha parlato nel corso di un’audizione pubblica organizzata dai parlamentari democratici della commissione di vigilanza della Camera proprio a Palm Beach, località scelta non a caso. “Questa era la scena del crimine”, hanno spiegato gli esponenti democratici, ricordando che lì sorgeva una delle ville di Epstein e che nella stessa area si trova anche Mar-a-Lago, il resort di Donald Trump.

“Avevo 18 anni, Brunel mi presentò a Epstein”

Secondo il racconto di Roza, tutto sarebbe iniziato nel luglio del 2009, quando aveva appena 18 anni. A presentarla a Epstein sarebbe stato Jean-Luc Brunel, storico collaboratore del finanziere e figura centrale nella rete internazionale di reclutamento di ragazze.

La giovane arrivava dall’Uzbekistan e sperava in una carriera nel mondo della moda. Epstein, secondo la sua testimonianza, le avrebbe promesso un lavoro per aiutarlo con “i suoi problemi economici”. Dietro quella proposta, però, si sarebbe nascosto un lungo incubo. Roza ha raccontato che da quel momento iniziò un periodo di abusi sessuali durato circa tre anni.

La particolarità che rende la sua testimonianza ancora più esplosiva è il periodo in cui i fatti sarebbero avvenuti: Epstein era già formalmente sottoposto agli arresti domiciliari dopo il primo patteggiamento giudiziario in Florida. Un dettaglio che riaccende le polemiche sulle protezioni e sui privilegi di cui avrebbe goduto il finanziere anche dopo la condanna.

L’audizione dei democratici e il messaggio a Trump

L’audizione organizzata dai democratici aveva un obiettivo politico preciso: riportare pressione pubblica sul caso Epstein e soprattutto lanciare un avvertimento alla Casa Bianca. Durante la seduta, infatti, diversi esponenti democratici hanno chiesto apertamente che Trump non conceda alcuna grazia presidenziale a Ghislaine Maxwell, l’ex complice del finanziere condannata per traffico sessuale di minori.

Nel corso dell’incontro, altre sopravvissute hanno raccontato il sistema di reclutamento costruito attorno a Epstein. Una delle testimoni, Dani Bensky, ha spiegato come le ragazze venissero adescate e poi spinte a coinvolgere altre amiche all’interno della rete del finanziere. Secondo alcune testimonianze, molte giovani sarebbero state reclutate proprio nell’ambiente di Mar-a-Lago durante gli anni dell’amicizia tra Trump ed Epstein.

Le vittime

L’audizione ha riportato al centro anche il tema dell’esposizione mediatica delle vittime. Alcune donne hanno raccontato di aver subito un nuovo trauma dopo la diffusione di documenti giudiziari contenenti dettagli che avrebbero reso riconoscibile la loro identità.

Il caso Epstein continua così a muoversi su due binari: quello giudiziario e quello politico. Da una parte restano le ombre sulla rete internazionale costruita dal finanziere, morto suicida in carcere nel 2019 mentre attendeva il processo federale per traffico sessuale. Dall’altra cresce lo scontro politico attorno alla gestione dell’inchiesta, ai rapporti del finanziere con uomini potenti e alla possibilità che nuove rivelazioni possano riaprire ferite mai davvero chiuse.

A Palm Beach, davanti ai parlamentari democratici, le vittime hanno provato ancora una volta a riportare la vicenda al suo nucleo più brutale: ragazze giovanissime, reclutate con promesse di lavoro e soldi, finite dentro un sistema di sfruttamento che per anni ha continuato a muoversi attorno ai palazzi del potere e dell’alta società americana.