Ci siamo, stasera si canta: Sal Da Vinci può davvero vincere l’Eurovision? Cosa si dice tra la folla dell’Eurovillage di Vienna

Sal Da Vinci

Vienna profuma di birra, zucchero caramellato e pop europeo. Ma soprattutto, da qualche giorno, parla italiano. Anzi: parla napoletano. Perché all’Eurovision Village, il gigantesco cuore pulsante della settimana eurovisiva allestito nella Rathausplatz, il nome che rimbalza tra tavolate, maxi schermi e file davanti agli stand di street food è uno solo: Sal Da Vinci.

“Vinci”. Già il cognome sembra uno slogan. Una profezia. E mentre la 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest entra nel vivo, tra Vienna inizia davvero a serpeggiare una domanda che fino a qualche mese fa sembrava impensabile: Sal Da Vinci può vincere davvero?

La folla sotto il palco e i cori italiani

Nel centro storico della capitale austriaca l’Eurovision quasi scompare tra i palazzi imperiali, i tram impeccabili e i turisti in fila davanti alla Sacher. Ma basta arrivare davanti al municipio per capire che qui l’evento è una religione collettiva.

La Rathausplatz ogni sera si trasforma in una gigantesca festa popolare da quindicimila persone. Si mangiano hamburger, falafel, pizza napoletana e soprattutto kaiserschmarrn, il dolce austriaco con marmellata di ribes che ormai diventa tappa obbligata per ogni fan dell’Eurovision. Si beve, si canta, si guardano sui megaschermi le esibizioni storiche del contest e si aspetta il momento degli artisti.

Quando annunciano Sal Da Vinci il pubblico cambia faccia. Gli italiani si compattano sotto il palco, spuntano bandiere tricolori e persino felpe del Napoli. L’atmosfera diventa improvvisamente da festa di piazza del Sud.

“La sua canzone qui piace tantissimo”, racconta Simona, italiana trasferita vicino Vienna da tre anni. “Gli italiani piacciono sempre, ma lui ha qualcosa che mette allegria a tutti”.

“Per sempre sì” divide, ma resta in testa

La sensazione che si respira all’Eurovillage è curiosa. “Per sempre sì” non è il classico pezzo eurovisivo costruito a tavolino tra elettronica, effetti speciali e provocazioni. E forse proprio per questo resta in testa.

Molti la canticchiano senza nemmeno parlare italiano. Altri la definiscono “old school”, qualcuno ironizza sul tricolore sventolato durante l’esibizione, ma quasi tutti concordano su una cosa: Sal Da Vinci buca lo schermo.

Certo, non mancano le perplessità. Alcuni fan italiani avrebbero preferito qualcosa di più aggressivo e contemporaneo. “Ditonellapiaga sarebbe stata perfetta”, raccontano Cristina e Mattia, arrivati apposta da Milano per seguire la finale. Però poi sorridono, guardano il palco e ammettono: “Ora siamo qui per lui”.

L’arma segreta di Sal Da Vinci

In un Eurovision sempre più dominato da effetti speciali, provocazioni estetiche e performance pensate per TikTok, Sal Da Vinci sembra arrivare da un altro mondo. Ed è forse proprio questa la sua forza.

Niente personaggi alieni. Niente scandali costruiti. Nessuna operazione intellettuale. Solo una canzone melodica, un volto rassicurante e quell’aria da cantante popolare che riesce a mettere insieme nonne, bambini, emigrati italiani e fan dell’Eurovision con le paillettes.

All’Eurovillage molti lo definiscono “autentico”. E in un festival dove spesso tutto sembra artificiale, non è poco.

Vienna aspetta il verdetto

Intorno ai maxi schermi si continua a discutere fino a tarda notte. C’è chi punta sulla Finlandia, chi sull’Australia, chi sulla Danimarca. Ma l’Italia, stavolta, viene nominata molto più spesso del previsto.

E mentre le luci si riflettono sui palazzi neogotici del municipio viennese, resta una sensazione difficile da spiegare ma chiarissima tra la folla: forse Sal Da Vinci non è arrivato qui soltanto per partecipare.