Garlasco, la relazione fantasma su Stasi entrava persino nel sesso con Chiara: «Rapporto strano». Ma la psicologa ora la disconosce

Laurea di Alberto Stasi con Chiara Poggi

Un documento di tredici pagine, senza data e senza firma autografa, rimasto per anni negli archivi del Ris di Parma. Dentro c’è un ritratto durissimo di Alberto Stasi, costruito senza un colloquio con l’allora fidanzato di Chiara Poggi e spinto fino a valutazioni sulla loro vita privata e sessuale. È uno degli elementi più sorprendenti riemersi dalle vecchie carte del delitto di Garlasco, recuperate nell’ambito della nuova indagine della Procura di Pavia.

La relazione porta nell’intestazione il nome della psicologa e criminologa Alessandra Bramante, che oggi nega però di averla redatta. Non risulta inoltre che la Procura di Vigevano avesse affidato un incarico formale per realizzare quel profilo, che non entrò mai negli atti dei procedimenti giudiziari.

Garlasco, il ritratto durissimo di Alberto Stasi

Il documento contiene una serie di valutazioni psicologiche estremamente nette. Nei 17 punti conclusivi compaiono parole come «freddezza», «calcolatore», «manipolatore» e «tendenza narcisistica». Stasi viene descritto come una persona caratterizzata da «mancanza assoluta di emozioni», incline all’«ipercontrollo» e capace di rispondere agli investigatori «arrampicandosi sugli specchi».

La valutazione arriva inoltre a parlare di «indifferenza estrema nei confronti della vittima come se neppure la conoscesse». Un giudizio particolarmente pesante, soprattutto considerando il metodo con cui quel profilo sarebbe stato costruito.

Non risulta infatti alcun colloquio clinico con Stasi. Il documento fa riferimento alle carte dell’indagine e analizza alcuni dei verbali resi dall’allora fidanzato di Chiara nell’agosto 2007. Tra gli elementi considerati compare anche la telefonata effettuata da Stasi al 118 dopo la scoperta del corpo.

I giudizi sul rapporto sessuale tra Stasi e Chiara Poggi

La parte forse più sorprendente riguarda l’intimità della coppia. La relazione prende in considerazione persino i regali di natura erotica e formula valutazioni sulla frequenza e sulle modalità dei rapporti tra Alberto e Chiara.

In uno dei passaggi si legge: «Rapporto tra i due molto strano», seguito dall’osservazione che i due non frequentavano le rispettive famiglie e si vedevano una volta alla settimana. Poi il commento più singolare: «Tutto l’interesse per il sesso e poi si faceva solo a casa… boh».

Compaiono anche considerazioni sui «regali stravaganti» di natura erotica e sul fatto che Stasi non ricordasse se Chiara indossasse o meno il pigiama. Valutazioni che, per quanto emerge dal documento, non derivavano dall’esame completo di chat o diari della coppia e neppure da un confronto diretto con l’interessato.

Proprio questo aspetto rende oggi quelle tredici pagine particolarmente controverse: non tanto perché entrarono nel processo, dato che non risultano mai depositate, quanto perché resta da capire perché furono realizzate, chi le richiese e quale eventuale utilizzo investigativo ne venne fatto.

La relazione rimasta negli archivi del Ris

Il documento è riemerso dopo che la Procura di Pavia ha acquisito materiale conservato negli archivi del Ris di Parma. Non sarebbe stata trovata una richiesta formale che permetta di ricostruire con certezza chi commissionò la valutazione e per quale finalità.

Il particolare assume ancora maggiore peso nel momento in cui le nuove indagini stanno riesaminando diversi passaggi dell’attività svolta nel 2007. Sul lavoro del Ris sono già emerse questioni relative alle analisi genetiche e alla conservazione di alcuni reperti.

Il comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, ha assicurato piena collaborazione con la magistratura e una linea netta qualora emergessero responsabilità: «Chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede».

Resta così un’altra domanda dentro il nuovo capitolo del caso Garlasco: perché negli archivi del Ris esisteva un profilo psicologico tanto dettagliato e severo su Alberto Stasi, mai entrato ufficialmente nell’inchiesta, e chi decise di farlo realizzare? A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, anche quelle tredici pagine sono diventate un pezzo del passato investigativo che la Procura di Pavia sta cercando di ricostruire.