Le prime 24 ore del delitto di Garlasco cominciarono con una telefonata di 59 secondi e terminarono con Alberto Stasi ormai al centro dell’inchiesta, anche se la Procura lo avrebbe iscritto formalmente nel registro degli indagati soltanto una settimana più tardi. In mezzo ci furono due interrogatori, decine di accessi nella villetta, reperti raccolti in tempi diversi e una scena del crimine che iniziò subito a perdere la propria integrità.
La cronologia degli atti racconta quando gli investigatori orientarono l’attenzione sul fidanzato di Chiara Poggi. Racconta anche quali alternative non ricevettero, almeno in quelle ore decisive, la stessa profondità di verifica.
Ore 13.50, la telefonata di Stasi al 118
Alle 13.50 e 24 secondi del 13 agosto 2007, Alberto Stasi chiamò il 118. Disse di avere trovato una persona probabilmente uccisa nella villetta di via Pascoli e aggiunse di non essere certo che fosse morta. Durante la conversazione raggiunse la caserma dei carabinieri, distante circa 600 metri dalla casa.
Poco dopo, il brigadiere Antonio Serra e il carabiniere scelto Francesco Muscatelli arrivarono in via Pascoli. Scavalcarono il cancello pedonale ed entrarono dalla porta, trovata socchiusa. Notarono le pantofole bianche, il portavaso rovesciato, le chiazze di sangue, il telefono imbrattato e la ciocca di capelli davanti alla scala della cantina. In fondo trovarono Chiara, prona e ormai senza vita. La ricostruzione compare nelle sentenze e nella cronologia degli atti giudiziari.
Stasi rimase all’esterno. Da quel momento la sua versione diventò immediatamente un punto centrale: aveva davvero percorso il tragitto descritto dentro la casa? Come poteva averlo fatto senza lasciare impronte visibili e senza sporcare di sangue le scarpe?
Dalle 14 alle 16, la villetta si riempie di persone
Nelle ore successive entrarono carabinieri, soccorritori, investigatori, medico legale e magistrati. Secondo le ricostruzioni emerse negli anni, almeno 25 persone attraversarono la villetta senza utilizzare sempre calzari e guanti. Alcuni operatori lasciarono proprie impronte, qualcuno scivolò sul sangue, il divano venne spostato sopra alcune tracce e il gatto continuò a muoversi nelle stanze.
Il RIS non intervenne quel pomeriggio: i primi accertamenti specialistici arrivarono il 21 agosto, otto giorni dopo il delitto, seguiti da altri sopralluoghi il 29 agosto, il 5 settembre e il 3 ottobre. Nel frattempo, polveri dattiloscopiche, passaggi e spostamenti modificarono inevitabilmente l’ambiente, come ricostruito anche nel riepilogo sugli errori compiuti durante i primi rilievi.
Alle 16 Stasi rese le prime sommarie informazioni. Raccontò di aver raggiunto la casa in automobile, suonato, chiamato Chiara ad alta voce e tentato di contattarla al telefono. Disse poi di aver scavalcato il muro, trovato la porta aperta, visto il sangue vicino alla cucina e infine il corpo lungo la scala della cantina.
Ore 23.45, il secondo verbale e i nuovi particolari
Stasi rimase a disposizione degli investigatori per l’intera giornata. Alle 23.45 venne ascoltato nuovamente e aggiunse dettagli: la forma irregolare della macchia davanti alla cucina, la difficoltà nell’aprire la porta a soffietto e la posizione del corpo.
Le differenze tra le dichiarazioni successive alimentarono presto i dubbi degli inquirenti. Il fidanzato non era ancora formalmente indagato, ma le domande si concentravano già sulla sua telefonata, sul percorso seguito nella villetta, sulle scarpe apparentemente pulite e sulle attività svolte quella mattina al computer.
Proprio alcuni dei reperti più importanti non vennero però acquisiti immediatamente. Stasi consegnò le scarpe il giorno successivo, circa 19 ore dopo il ritrovamento; il suo computer arrivò agli investigatori il 14 agosto e subì accessi prima della creazione di una copia forense; l’automobile sarebbe stata sequestrata una settimana più tardi. Questi ritardi avrebbero pesato a lungo nelle perizie e nei processi.
Quando Stasi diventò davvero il principale sospettato
Sul piano formale, la svolta arrivò il 20 agosto 2007: la Procura di Vigevano iscrisse Stasi nel registro degli indagati per omicidio volontario e sequestrò il computer e una bicicletta bordeaux. Da quel momento rimase l’unico sospettato dell’inchiesta, come ricorda la cronologia di RaiNews.
La concentrazione investigativa su di lui era però iniziata già nel pomeriggio del 13 agosto. Nelle prime 24 ore non emerse un altro sospettato concreto e le piste alternative rimasero sullo sfondo: chi poteva conoscere l’assenza della famiglia, chi aveva accesso alla casa, chi si trovava nella zona e a chi appartenesse la bicicletta nera da donna vista da una vicina davanti alla villetta intorno alle 9.10.
Alberto Stasi è stato condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. La nuova indagine su Andrea Sempio non cancella quella sentenza, ma riporta inevitabilmente l’attenzione sulle ore nelle quali venne costruita la direzione originaria dell’inchiesta: le prime, le più delicate e le uniche che nessun successivo accertamento avrebbe potuto ricreare.







