Da quando la Procura di Pavia ha riaperto il fascicolo sul delitto di Chiara Poggi, uno degli argomenti più citati nei dibattiti televisivi è quello delle celle telefoniche. C’è chi le considera la prova decisiva, chi invece le liquida come un elemento praticamente inutile. La realtà è molto più complessa.
I dati telefonici raccolti nel 2007 non consentono di stabilire con precisione dove si trovasse una persona in ogni istante della giornata. Possono però fornire indicazioni importanti, soprattutto se vengono analizzati insieme agli altri elementi investigativi, dalle testimonianze ai documenti fino agli spostamenti ricostruiti dagli inquirenti.
Come funzionavano le reti mobili nel 2007
Per comprendere il valore delle celle telefoniche bisogna partire da un dato tecnico fondamentale. Nel 2007 gli smartphone non esistevano ancora come li conosciamo oggi. I telefoni cellulari non trasmettevano continuamente la propria posizione e non erano dotati di sistemi di geolocalizzazione permanente.
La rete registrava principalmente gli eventi di comunicazione: telefonate effettuate e ricevute, sms e, in alcuni casi, connessioni dati molto limitate. Tra una comunicazione e l’altra il telefono poteva spostarsi anche di diversi chilometri senza lasciare alcuna traccia nella rete. Per questo motivo parlare di “tracciamento continuo” sarebbe tecnicamente scorretto.
Che cosa registra davvero una cella telefonica
Quando un telefono effettua una chiamata o riceve una comunicazione, si collega alla stazione radio base ritenuta in quel momento più idonea. Non necessariamente la più vicina. Il collegamento dipende infatti da numerosi fattori: copertura radio, traffico sulla rete, condizioni atmosferiche, ostacoli naturali e perfino dalla configurazione tecnica dell’impianto.
La cella telefonica, quindi, non certifica la posizione esatta del telefono, ma indica soltanto quale antenna stesse gestendo quella comunicazione. Da qui deriva uno dei principali equivoci che accompagnano il caso Garlasco.
L’assenza di un aggancio non prova un’assenza
Uno degli errori più frequenti consiste nel ritenere che, se un telefono non aggancia una determinata cella, il suo proprietario non possa trovarsi in quella zona. Non è così.Se il cellulare rimane inattivo, non effettua chiamate e non riceve comunicazioni, la rete potrebbe non registrare alcun evento per un periodo anche piuttosto lungo.
Di conseguenza, l’assenza di un aggancio non equivale automaticamente all’assenza fisica della persona da un determinato luogo. È un principio noto a tutti gli specialisti di telefonia forense e rappresenta uno dei limiti principali delle ricostruzioni basate esclusivamente sui tabulati.
Quanto erano precise le BTS nel 2007
Anche il margine di localizzazione variava sensibilmente. Nei centri urbani, dove la presenza di antenne era più fitta, la copertura poteva restringere l’area di presenza del telefono a poche centinaia di metri. Nelle zone periferiche o rurali, invece, una singola stazione radio base poteva coprire territori molto più ampi, rendendo impossibile individuare con precisione la posizione dell’utente.
Per questo motivo una cella telefonica può essere utilizzata per escludere alcune ricostruzioni incompatibili con la copertura della rete, ma raramente è sufficiente, da sola, a collocare una persona in un punto preciso.
Perché oggi la Procura le sta rileggendo
La nuova inchiesta non considera le celle telefoniche come una prova isolata. Gli inquirenti stanno incrociando i dati telefonici con gli altri elementi raccolti negli ultimi mesi: le intercettazioni, lo scontrino del parcheggio di Vigevano, le dichiarazioni rese dai protagonisti nel corso degli anni, gli accertamenti sui tempi di percorrenza e le verifiche sugli spostamenti.
È proprio questo approccio integrato che potrebbe attribuire un diverso peso ai dati telefonici rispetto alle valutazioni compiute nelle precedenti indagini. Non si cerca una prova assoluta nelle celle, ma un elemento di riscontro o di incompatibilità rispetto alle ricostruzioni fornite dagli interessati.
Un tassello del mosaico, non il mosaico intero
Nel caso Garlasco le celle telefoniche continuano quindi ad avere un valore investigativo significativo, ma non possono essere trasformate in una prova definitiva. Da sole non raccontano dove si trovasse una persona in ogni momento della giornata, né consentono di ricostruire automaticamente tutti gli spostamenti compiuti.
Possono però contribuire a verificare la compatibilità di un alibi, a confermare o escludere alcune ipotesi investigative e a orientare gli approfondimenti della Procura. È questa la loro reale funzione: non sostituire il resto delle prove, ma integrarle. Ed è probabilmente proprio in questo equilibrio che si giocherà una parte importante della nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.







