Il 28 settembre si avvicina, ma Massimo Lovati non crede affatto che quella data rappresenterà il traguardo dell’inchiesta su Andrea Sempio. Anzi, l’ex difensore dell’indagato lancia un’accusa pesante: la Procura di Pavia starebbe cercando di guadagnare tempo in attesa di capire cosa accadrà sul fronte della possibile revisione del processo di Alberto Stasi.
Una tesi che Lovati ha rilanciato intervenendo a “Filorosso”, mentre intorno alla nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi si moltiplicano consulenze, confronti e battaglie tra accusa e difesa. Al centro dell’ultimo scontro c’è la decisione di Sempio di non sottoporsi all’incontro con Roberto Catanesi, lo psichiatra incaricato dalla Procura di redigere una consulenza personologica sul 38enne. Per Lovati, dietro quell’accertamento ci sarebbe però un obiettivo completamente diverso.
Sempio dice no allo psichiatra incaricato dalla Procura
Andrea Sempio ha deciso di non incontrare Catanesi, chiamato dagli inquirenti a lavorare su una relazione riguardante aspetti della sua personalità, la capacità di intendere e di volere e la pericolosità sociale. Una scelta sulla quale Lovati interviene contestando alla radice l’utilità dell’accertamento.
«Se si doveva accertare l’infermità di Sempio bisognava farlo al tempo del delitto», sostiene l’avvocato, aggiungendo che «le perizie sulle qualità psichiche delle persone le possono fare solo in fase esecutiva». Ma è soprattutto la lettura politica e investigativa che Lovati dà dell’iniziativa della Procura a rendere incandescenti le sue dichiarazioni. Secondo l’ex difensore di Sempio, la consulenza servirebbe essenzialmente a prolungare i tempi dell’inchiesta.
Lovati: «Stanno aspettando la revisione di Stasi»
«Lo scopo del voler fare la perizia? Per guadagnare tempo, per aspettare quello che noi tutti stiamo aspettando, cioè la revisione del processo di Stasi». Lovati arriva quindi alla sua previsione sulla scadenza che incombe sull’inchiesta. «Per me il 28 settembre non chiudono le indagini. Oppure le chiudono e trovano un’altra scusa per andare avanti, come già fatto. Ne hanno fatte di ogni». Parole molto dure, che rappresentano naturalmente la posizione personale di Lovati e non trovano, allo stato, una conferma da parte della Procura di Pavia.
L’avvocato aveva già avanzato nei giorni scorsi una previsione analoga, sostenendo che sarebbe arrivata una richiesta di proroga proprio perché gli inquirenti avrebbero interesse ad attendere gli sviluppi sul fronte Stasi. Il punto sollevato da Lovati è comunque destinato a diventare centrale con l’avvicinarsi della fine di settembre: capire se la nuova indagine su Sempio procederà verso una richiesta di rinvio a giudizio, verso l’archiviazione oppure verso ulteriori sviluppi investigativi.
Il destino di Sempio e quello di Stasi tornano a incrociarsi
Il ragionamento di Lovati mette ancora una volta sullo stesso tavolo le due grandi partite giudiziarie che ruotano attorno al delitto di Garlasco. Da una parte c’è Andrea Sempio, nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi e sottoposto negli ultimi mesi a una lunga serie di accertamenti.
Dall’altra c’è Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata, mentre la sua difesa continua a guardare alla possibilità di ottenere una revisione del processo. Secondo Lovati, i due percorsi sarebbero ormai inevitabilmente collegati nelle strategie degli inquirenti. È però importante distinguere i fatti dalla sua interpretazione: non risulta che la Procura abbia dichiarato di voler attendere eventuali sviluppi sulla posizione di Stasi prima di decidere cosa fare dell’inchiesta Sempio.
Proprio per questo il 28 settembre diventa una data particolarmente attesa. Se le indagini dovessero proseguire, bisognerà capire su quali basi. Se invece arrivasse la chiusura, comincerebbe la fase decisiva verso la scelta tra richiesta di processo e archiviazione.
Lovati torna anche sulla querela dello Studio Giarda
L’ex legale di Sempio ha affrontato anche un altro fronte giudiziario che questa volta lo riguarda personalmente. Il 14 settembre è iniziato a Milano il processo che lo vede accusato di diffamazione aggravata nei confronti dello Studio Giarda, storico difensore di Alberto Stasi.
Lovati non rinnega le proprie dichiarazioni. «La loro iniziativa è più che legittima. Se i colleghi si sono sentiti diffamati, hanno fatto bene a querelarmi», ha dichiarato. Poi ha ricordato il contenuto delle affermazioni finite al centro dello scontro: «Ho detto che quella del 2017 contro Sempio era una macchinazione e ho aggiunto che non vorrei che quella del 2025 sia un’altra macchinazione».
Un’altra accusa pesantissima, che sarà adesso il tribunale a valutare per quanto riguarda il procedimento per diffamazione. Intanto a Pavia il conto alla rovescia continua. E il 28 settembre potrebbe finalmente chiarire se l’inchiesta su Andrea Sempio è davvero arrivata alla resa dei conti oppure se, come sostiene Lovati, il nuovo capitolo del caso Garlasco è destinato ad allungarsi ancora.







