Garlasco, Nordio attacca la condanna di Stasi: «Sistema demenziale, assolto due volte». Ma nell’appello bis furono disposte tre nuove perizie

Ministro Nordio

«Un sistema demenziale». Carlo Nordio torna a parlare del delitto di Garlasco e usa parole durissime per descrivere il percorso giudiziario che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi. Il ministro della Giustizia, intervenendo alla Festa dell’Ottimismo a Firenze, sostiene che l’ex fidanzato della vittima sia stato condannato dopo due assoluzioni, senza un vero nuovo processo e sulla base delle medesime prove. Una ricostruzione che, tuttavia, non coincide completamente con quanto avvenne nell’appello bis, durante il quale i giudici riaprirono il dibattimento e disposero ulteriori accertamenti.

Le dichiarazioni del Guardasigilli arrivano mentre la nuova inchiesta della Procura di Pavia, che vede indagato Andrea Sempio, continua a riportare l’attenzione sui reperti e sulle analisi scientifiche del 2007. Nordio utilizza il caso per criticare il funzionamento della giustizia penale italiana, ma le sue parole riaprono anche il confronto su una vicenda processuale particolarmente complessa.

Nordio: «Stasi assolto due volte e poi condannato sulle stesse prove»

Il ministro parte dal principio secondo cui una condanna deve arrivare soltanto quando la responsabilità dell’imputato risulta dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio.

«Se, come dice la legge, puoi essere condannato solo oltre ogni ragionevole dubbio, nel caso citato, Stasi era stato assolto una volta, poi una seconda e poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove su cui era stato assolto», afferma Nordio.

La questione sollevata riguarda il rapporto tra assoluzione e successiva condanna, ma il percorso giudiziario di Stasi comprende un passaggio decisivo. Nel 2013 la Cassazione annullò la precedente assoluzione in appello, chiedendo ai giudici di riesaminare gli indizi e il metodo utilizzato per valutarli.

L’appello bis durò otto mesi: nuove perizie e dibattimento riaperto

Il secondo processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano non consistette in una semplice rilettura degli atti. I giudici riaprirono il dibattimento, disposero tre nuove perizie e acquisirono ulteriori elementi probatori. Il procedimento durò circa otto mesi e si concluse con la condanna a 16 anni, successivamente confermata dalla Cassazione.

Tra le questioni affrontate figurava anche quella delle biciclette riconducibili a Stasi. La bici nera non era stata sequestrata durante le prime indagini e i successivi approfondimenti portarono a riesaminare anche la provenienza dei pedali sui quali erano state individuate tracce biologiche compatibili con il Dna di Chiara Poggi.

Il quadro comprendeva inoltre gli accertamenti sulle impronte presenti nel bagno, le tracce di calzature e la ricostruzione dei movimenti dell’imputato all’interno della villetta. La condanna nacque dunque da una nuova valutazione complessiva degli indizi, accompagnata da integrazioni probatorie.

Le nuove indagini e i dubbi sui reperti del 2007

Il confronto sulle parole di Nordio si inserisce in una fase nella quale gli accertamenti originari sono nuovamente oggetto di attenzione. La Procura di Pavia sta approfondendo diversi aspetti delle analisi scientifiche, comprese le tracce biologiche sui pedali delle biciclette.

Sono emerse questioni relative a risultati negativi non depositati e alla possibile presenza di materiale genetico maschile. La difesa di Stasi ha inoltre chiesto nuovi approfondimenti sulle impronte presenti sul dispenser del sapone, sostenendo che alcune tracce escluse dalle comparazioni del 2007 potrebbero meritare un riesame.

Si tratta di elementi che dovranno essere valutati nelle sedi giudiziarie competenti. La loro esistenza non modifica automaticamente la sentenza definitiva, ma spiega perché il caso continui a suscitare interrogativi a quasi vent’anni dall’omicidio.

Nordio contro i processi mediatici: «La libertà di stampa è sacra»

A Firenze il ministro affronta anche il tema del rapporto tra informazione e giustizia. Nordio definisce la libertà di stampa «sacra e inviolabile», ma sostiene che dovrebbe esistere un limite ai commenti pubblici sui procedimenti giudiziari, richiamando il principio del Contempt of court previsto in altri ordinamenti.

Secondo il Guardasigilli, la diffusione dei processi mediatici dipende anche dalla lentezza e dalle contraddizioni della giustizia italiana. Una riflessione che assume particolare rilievo proprio nel caso Garlasco, diventato negli ultimi anni uno dei procedimenti più discussi nei programmi televisivi e sui social.

Resta però una distinzione fondamentale: criticare il sistema giudiziario è legittimo, mentre ricostruire il percorso che ha portato alla condanna di Stasi richiede di considerare anche il secondo appello, con la riapertura del dibattimento e le nuove perizie. È su questi passaggi che si concentra la distanza tra le parole di Nordio e la storia processuale del delitto di Chiara Poggi.