Garlasco, parlano le sorelle Cappa: «Chiara uccisa per un’avance respinta?»

Le gemelle Cappa

A distanza di 19 anni dal delitto di Garlasco, tornano ad aprirsi nuovi scenari investigativi. Paola e Stefania Cappa, le gemelle cugine di Chiara Poggi, sono state ascoltate dagli inquirenti fornendo lunghi verbali: due ore di deposizione per Paola e tre per Stefania.

Mai iscritte nel registro degli indagati ma più volte sfiorate dalle cronache e dall’attenzione mediatica dell’epoca, le due sorelle – che nel 2007 avevano 23 anni – si sono presentate davanti agli investigatori senza la presenza di legali, ascoltate come persone informate sui fatti.

La pista del rifiuto e il movente passionale

Al centro delle risposte fornite agli inquirenti c’è l’ipotesi di un movente legato a un rifiuto personale: un approccio rifiutato da parte di Chiara che avrebbe scatenato la reazione violenta dell’aggressore. Già il 15 agosto 2007, a pochissimi giorni dal delitto, Paola Cappa aveva parlato ai carabinieri di una possibile “pista passionale”, facendo riferimento a un ragazzo che la cugina continuava a respingere.

Gli accertamenti odierni puntano a fare luce sui giorni immediatamente precedenti al 13 agosto 2007, giorno in cui Chiara fu uccisa nella villetta di famiglia. Tra gli aspetti approfonditi figura anche la rete di frequentazioni della vittima e il possibile rapporto con Andrea Sempio, amico del fratello Marco e frequentatore della casa di Garlasco.

I ricordi e la quotidianità prima della tragedia

Stefania Cappa, che tra le due sorelle era quella che manteneva un rapporto più stretto e frequente con la vittima, ha ripercorso la quotidianità condivisa con Chiara prima del tragico evento, ricordando come nell’ultimo mese prima dell’omicidio le due si vedessero quasi quotidianamente.

Tra gli atti acquisiti figura inoltre un’intercettazione ambientale risalente ai giorni successivi al delitto, registrata in caserma durante un breve colloquio tra Stefania Cappa e Alberto Stasi, poi condannato in via definitiva per l’omicidio. In quel frangente la giovane esprimeva la pressione mediatica e investigativa subita («Non mi lasciano stare»), trovando il riscontro di Stasi («Neanche a me… mi hanno detto di tutto»).

L’audizione delle due cugine si è svolta nell’ambito degli approfondimenti coordinati dai pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, insieme all’aggiunto Stefano Civardi, nel tentativo di ricomporre tasselli ancora opachi della vicenda.