Garlasco, Roberta Bruzzone gela il fronte innocentista: «Nessun elemento per riaprire il processo, Stasi resta l’unico colpevole»

Caso Garlasco, Roberta Bruzzone accusata di stalking

Sul delitto di Garlasco, Roberta Bruzzone non lascia aperto neppure uno spiraglio. Nessun elemento nuovo, nessun presupposto per una revisione, nessuna ragione per rimettere in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi. La criminologa e psicologa forense interviene nel dibattito che da mesi accompagna la nuova inchiesta su Andrea Sempio e respinge con decisione l’idea che gli ultimi accertamenti possano cancellare il quadro costruito dai giudici.

Nell’intervista esclusiva rilasciata alla direttrice Tiziana Ciavardini per Speciale TG Nera, in onda sul Canale 122, Bruzzone torna sugli elementi che portarono alla condanna dell’ex fidanzato di Chiara Poggi e indica il punto che, a suo giudizio, continua a inchiodarlo: la completa assenza di tracce compatibili con il percorso che disse di avere compiuto quando raccontò di avere scoperto il corpo.

Delitto di Garlasco, «lo Stasi scopritore non esiste»

Per Bruzzone, il nodo centrale non riguarda soltanto le contraddizioni e le menzogne emerse durante gli interrogatori. Il vero problema è che la scena del crimine non restituisce alcun segno del passaggio di Stasi nel momento in cui lui sostiene di essere entrato nella villetta e di avere trovato Chiara.

«L’elemento che condanna Stasi è l’assenza, a parte una serie di menzogne che racconta negli interrogatori, che rende sia inizialmente a sommarie informazioni sia successivamente. Ma soprattutto la totale assenza del suo passaggio sulla scena al momento in cui sostiene di avere ritrovato il corpo della povera Chiara», afferma.

La criminologa sintetizza il punto con una frase destinata a pesare nel dibattito: «Lo Stasi scopritore, secondo la sentenza che poi lo condannerà in via definitiva, non esiste». Un giudizio netto, che parte dal lavoro del Ris di Cagliari. Bruzzone definisce quell’analisi «molto certosina, molto precisa», ma ricorda che gli specialisti non riuscirono a individuare alcun elemento capace di collocare Alberto Stasi sulla scena secondo il percorso da lui descritto.

Il percorso raccontato coincide con quello dell’assassino

Il dato più pesante, secondo Bruzzone, arriva dal confronto tra il tragitto indicato da Stasi e la sequenza delle impronte a pallini rilevate nella casa. «Il percorso che Stasi racconta di avere fatto nell’abitazione al momento della scoperta del corpo coincide perfettamente con il percorso delle impronte a pallini, quindi quelle dell’assassino», spiega. La coincidenza porta la criminologa a una conclusione sarcastica ma chiarissima: «O è straordinariamente sfortunato, oppure quel giorno volava e il resto dei giorni ha smesso di farlo».

Il ragionamento riguarda uno dei punti più discussi dell’intero processo. Stasi raccontò di essere entrato nella villetta, di avere attraversato alcuni ambienti e di essere arrivato fino alla scala del seminterrato, dove vide il corpo di Chiara. Eppure, secondo la ricostruzione accolta nella sentenza definitiva, quel percorso non lasciò le tracce che ci si sarebbe aspettati. Per Bruzzone, proprio questa assenza rende incompatibile il racconto dello scopritore innocente con ciò che emerse dagli accertamenti scientifici.

«Non vedo nulla che possa cambiare il finale»

La criminologa non considera le nuove indagini sufficienti a riaprire il processo. Le verifiche avviate su Andrea Sempio, le analisi dei suoi scritti e le conversazioni finite sotto esame non avrebbero, a suo giudizio, la forza necessaria per scalfire una sentenza passata in giudicato.

«Obiettivamente, ad oggi non vedo nulla in grado di cambiare questo tipo di finale», dichiara.

La posizione di Bruzzone si colloca all’opposto rispetto alla narrazione che negli ultimi mesi ha alimentato l’ipotesi di una possibile revisione. Per la criminologa, non basta la riapertura di un fascicolo né l’emersione di nuovi elementi investigativi per cancellare automaticamente il materiale probatorio che portò alla condanna di Stasi. Servirebbe una prova nuova, concreta e incompatibile con la sentenza definitiva. Una prova che, secondo lei, al momento non esiste.

Andrea Sempio, gli scritti non hanno valore confessorio

Bruzzone affronta anche il capitolo Andrea Sempio, tornato al centro dell’inchiesta dopo anni di archiviazioni e nuovi accertamenti. La criminologa non nega che dagli scritti e dalle conversazioni del nuovo indagato possa emergere un quadro personale complesso. Parla di una personalità disfunzionale e di una forte angoscia provocata dalla sensazione di essere diventato il bersaglio di accuse pesantissime.

Ma respinge l’idea che quei materiali possano assumere un valore confessorio. Secondo Bruzzone, le parole di Sempio raccontano il disagio di una persona sottoposta a una pressione enorme, non l’ammissione di un omicidio. Non avrebbero quindi rilevanza penale sufficiente né potrebbero, da sole, ribaltare le conclusioni raggiunte nei processi precedenti.

La nuova inchiesta non cancella la sentenza

Il caso Garlasco continua così a dividersi tra due piani. Da una parte, la procura porta avanti gli accertamenti su Andrea Sempio e verifica ogni elemento ritenuto meritevole di approfondimento. Dall’altra, resta una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi. Bruzzone invita a non confondere i due livelli. Indagare su un altro soggetto non significa automaticamente dimostrare l’innocenza del condannato. E neppure ogni anomalia, indiscrezione o ricostruzione televisiva può diventare la base di una revisione.

La sua conclusione resta senza sfumature: gli elementi che portarono alla condanna di Stasi conservano intatto il proprio peso. Le nuove indagini potranno aggiungere dettagli, chiarire passaggi oscuri o aprire altri scenari. Ma, allo stato attuale, non spostano il verdetto. Per Roberta Bruzzone, Alberto Stasi resta l’unico colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi.