Attimi di tensione nello studio di Bruno Vespa sul caso Garlasco. Al centro del confronto, gli esiti negativi dei test sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e la mancata presenza di quei risultati nel fascicolo arrivato ai magistrati che disposero l’arresto del fidanzato di Chiara Poggi. A scontrarsi sono stati l’ex comandante dei Ris di Parma Luciano Garofano e il genetista Pasquale Linarello, consulente della difesa di Stasi. Le spiegazioni del generale non hanno convinto gli interlocutori e il dibattito si è acceso, tanto da costringere il conduttore a intervenire per riportare la calma.
Garlasco, il Dna sui pedali della bici riaccende la polemica
Il confronto è andato in scena a Porta a Porta, dove Garofano è tornato sugli accertamenti effettuati sulla bicicletta Umberto Dei riconducibile ad Alberto Stasi. L’ex generale aveva già affrontato parte della questione a Cinque Minuti, il programma condotto da Bruno Vespa.
Al centro della discussione ci sono i test che, secondo quanto emerso nelle ultime settimane, avrebbero dato esito negativo nella seconda verifica sulla presenza di sangue di Chiara Poggi sui pedali. Risultati che, stando alle ricostruzioni circolate, non sarebbero stati inseriti nel fascicolo poi arrivato ai pubblici ministeri che hanno disposto l’arresto di Stasi.
Una circostanza che ha riacceso le domande sul lavoro investigativo e sulla gestione degli accertamenti. Garofano ha difeso l’operato del capitano Marino, spiegando le ragioni per cui non si sarebbe proceduto a ulteriori analisi e perché gli esiti non sarebbero stati comunicati in quella fase.
Garofano difende il capitano Marino
Durante la trasmissione, l’ex comandante dei Ris ha ricostruito il passaggio relativo all’Optitest, sostenendo che il capitano Marino avrebbe deciso di “non sprecare ulteriore materiale per un test che non avrebbe fatto la differenza”.
Garofano ha quindi respinto l’ipotesi che le informazioni siano state occultate, affermando: “Lo doveva scrivere, lo poteva scrivere probabilmente, ma non è stato nascosto niente e la prova è che si ritrova tutto in quel fascicolo e quindi nulla è stato nascosto”.
La spiegazione, però, non ha chiuso la questione. In studio sono arrivate nuove obiezioni, mentre il confronto si è progressivamente spostato dal valore scientifico degli esami alla mancata comunicazione dei risultati.
Flaminia Bolzan incalza Garofano
A intervenire è stata la criminologa e psicologa Flaminia Bolzan, che ha contestato la ricostruzione dell’ex generale e ha chiesto chiarimenti sulla mancata comunicazione degli esiti.
“Come mai non è stato comunicato l’esito del test?” ha domandato Bolzan. Garofano ha risposto sostenendo che “il test non aveva nessun valore”.
Una replica che ha contribuito ad alzare la tensione in studio. Il punto controverso resta il peso da attribuire agli accertamenti negativi e il motivo per cui quei risultati non sarebbero comparsi nel fascicolo utilizzato nella fase investigativa che portò all’arresto di Alberto Stasi.
Linarello alza la voce e Garofano replica
A quel punto è intervenuto Pasquale Linarello, genetista e consulente della difesa di Stasi, che ha contestato il modo in cui veniva affrontata la questione. I toni si sono accesi e Garofano lo ha richiamato: “Non alzi la voce dottor Linarello, io sono stato gentile”.
Il consulente ha quindi spostato l’attenzione sul materiale recuperato dai carabinieri di Moscova a Parma, sottolineando che gli atti potrebbero contenere ulteriori elementi da esaminare.
“Quel fascicolo recuperato dai carabinieri di Moscova a Parma, il fascicolo cartaceo, è ricco di elementi, quindi non è finita ancora. Recuperiamo tantissime informazioni, portiamo evidenza e poi sarà la procura ad accertare. Forse qualcuno non ha notato determinate cose, mi fa piacere che le sia tornata la memoria. Non ha però il fascicolo sottomano, quindi la invito alla prudenza”.
Parole che hanno alimentato ulteriormente il botta e risposta tra i due. Linarello ha insistito sulla necessità di approfondire il contenuto della documentazione, mentre Garofano ha reagito alle sue dichiarazioni, giudicandole come “minacce”.
Il caso Garlasco e i dati mai consegnati alla difesa Stasi
La discussione è tornata infine sulla disponibilità dei risultati degli esami. Linarello ha sostenuto che, nel corso degli anni, alla difesa di Alberto Stasi non sarebbero stati forniti i dati relativi ai test, sollevando nuovi interrogativi sulle autorizzazioni necessarie per accedere alla documentazione.
Garofano ha replicato chiamando in causa le decisioni successive alla sua gestione: “Evidentemente non c’è stata l’autorizzazione, chi mi ha succeduto non ha voluto dare questi dati. Non c’è stata l’autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria e lei lo sa bene perché lo scrive”.
Il confronto televisivo si è così chiuso senza spegnere le polemiche sul Dna e sui pedali della bicicletta. Il nodo resta la ricostruzione degli accertamenti, la gestione dei risultati e il contenuto degli atti recuperati, sui quali saranno le autorità competenti a svolgere le verifiche del caso.







