Il caso Garlasco continua a generare polemiche ben oltre le indagini giudiziarie. Stavolta, però, il centro della scena non sono Andrea Sempio, Alberto Stasi o le nuove attività della Procura di Pavia. A infiammare il dibattito è una guerra tutta interna al mondo dell’informazione, scoppiata attorno a una fotografia falsa realizzata con l’Intelligenza artificiale e diventata virale nelle ore successive all’annuncio dell’intervista esclusiva di Marco Poggi a Quarto Grado.

La foto falsa che ha acceso la polemica
Tutto nasce da un’immagine che mostrava la giornalista Martina Maltagliati accanto a un uomo incappucciato, presentato da molti utenti come Marco Poggi. Lo scatto ha iniziato rapidamente a circolare sui social, accompagnato da commenti ironici e critiche rivolte alla trasmissione di Rete 4.
Tra coloro che hanno commentato la fotografia c’è stata anche Albina Perri, direttrice del settimanale Giallo, che aveva criticato quella che riteneva una scelta editoriale discutibile. Il problema è emerso poco dopo: la fotografia non era autentica. Era stata generata artificialmente e non aveva alcun collegamento con il servizio che sarebbe andato in onda.
L’affondo di Selvaggia Lucarelli
A quel punto è intervenuta Selvaggia Lucarelli, che ha trasformato la vicenda in un caso mediatico. La giornalista ha pubblicato la fotografia sul proprio profilo social evidenziando come si trattasse di un’immagine falsa e attaccando chi l’aveva considerata autentica.
«La foto è commentata con sarcasmo dalla generatrice di bufale Perri ed altre fragoline che hanno abboccato. Ebbene, la foto è falsa», ha scritto Lucarelli.
Un affondo che ha immediatamente attirato l’attenzione del pubblico e che ha aperto un duro confronto sul tema delle verifiche giornalistiche nell’era dell’Intelligenza artificiale.
«Manco mezza verifica»
Il passaggio più duro è arrivato poco dopo. Sempre sui social, Selvaggia Lucarelli ha rincarato la dose prendendo di mira direttamente la collega.
«Io non ho capito perché Cairo ha deciso di sobbarcarsi tutte le cause di questa tizia che ignora le regole base del giornalismo. Manco mezza verifica».
Parole che hanno trasformato un errore legato a una fotografia artificiale in uno scontro aperto tra professioniste dell’informazione, con il caso Garlasco utilizzato come sfondo di una polemica molto più ampia.
La replica di Albina Perri
Albina Perri non è rimasta in silenzio. La direttrice di Giallo ha ammesso di essere caduta nell’equivoco, spiegando di essere stata tratta in inganno dalla presenza del logo di Quarto Grado e dall’apparente credibilità dell’immagine.
Ha però accusato Lucarelli e altri commentatori di attendere ogni suo passo falso per attaccarla pubblicamente. Secondo Perri, il dibattito si sarebbe rapidamente spostato dall’errore commesso alla volontà di colpire personalmente chi lo aveva commesso.
Il nuovo fronte del caso Garlasco
La vicenda dimostra ancora una volta quanto il delitto di Chiara Poggi sia diventato anche una gigantesca battaglia mediatica. Attorno all’inchiesta si muovono giornalisti, opinionisti, consulenti, influencer e protagonisti televisivi, spesso impegnati in scontri che finiscono per oscurare persino gli sviluppi investigativi.
In questo caso il tema non riguarda impronte, DNA o intercettazioni, ma una questione sempre più attuale: la capacità di distinguere ciò che è reale da ciò che viene creato artificialmente. E proprio una fotografia generata dall’IA è bastata per accendere uno dei confronti più feroci degli ultimi giorni nel racconto mediatico di Garlasco.







