Global Sumud Flotilla, accuse di violenze dopo lo sbarco a Creta: “40 ore di crudeltà sulla nave militare”. L’Italia indaga per tortura

Global Sumud Flotilla, gli attivisti parlano di “40 ore di crudeltà premeditata” dopo l’intercettazione in mare e lo sbarco a Creta. Il racconto arriva direttamente dai protagonisti, attraverso un post pubblicato sull’account ufficiale del movimento, e descrive una sequenza di abusi, privazioni e violenze che, se confermate, aprirebbero un caso internazionale.

Secondo quanto riferito, i partecipanti sarebbero stati trattenuti a bordo di una nave della marina israeliana senza cibo e acqua sufficienti, costretti a dormire su pavimenti deliberatamente allagati più volte. Una condizione definita “disumana”, aggravata da un trattamento che sarebbe degenerato nel momento in cui due attivisti sono stati individuati per essere trasferiti.

Global Sumud Flotilla, le accuse: “Pugni, calci e mani legate”

Quando i militari hanno tentato di portare via due membri della Flotilla, il gruppo avrebbe opposto una resistenza pacifica. A quel punto, raccontano, la situazione sarebbe precipitata: “La risposta è stata di pura violenza: i partecipanti sono stati presi a pugni, calci e trascinati sul ponte con le mani legate dietro la schiena”.

Le testimonianze parlano di feriti, con “fratture al naso, costole incrinate e percosse diffuse”. Alcuni attivisti sarebbero stati trasferiti in ospedale una volta arrivati a Creta, mentre la maggior parte del gruppo si troverebbe ancora sull’isola.

Indagine per tortura aperta dalla magistratura italiana

Il caso ha ora superato il piano delle denunce politiche e mediatiche. La magistratura italiana ha infatti aperto un’indagine per tortura, ipotizzando che i fatti denunciati possano configurare reati gravi anche alla luce del coinvolgimento di cittadini e interessi italiani.

Un passaggio che cambia il peso della vicenda: da racconto di attivisti a possibile dossier giudiziario con implicazioni internazionali.

I due attivisti trattenuti e il nodo giuridico

Al centro della mobilitazione resta la sorte di Thiago Avila, attivista brasiliano, e Saif Abukeshek, palestinese con doppia cittadinanza spagnola e svedese, che risultano ancora trattenuti.

A rilanciare l’allarme è Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Italia: “I due erano a bordo di una nave italiana: questo significa, per il diritto del mare, averli prelevati illegalmente da Roma”.

Secondo la ricostruzione, le imbarcazioni si trovavano a circa 20 miglia da Creta, in acque internazionali ma sotto competenza greca.

Violazione del diritto internazionale e caso politico

La questione, secondo gli attivisti, non riguarda solo i singoli coinvolti ma investe direttamente il diritto internazionale. “È grave non per gli attivisti ma per l’Europa. Se si consente di rapirli in acque internazionali da una barca battente bandiera italiana è una ulteriore escalation di una sistematica violazione del diritto internazionale”.

Parole che alzano il livello dello scontro e trasformano l’episodio in un caso politico e giuridico di ampia portata.

Mobilitazione e richiesta di liberazione

Dal presidio davanti al ministero degli Esteri a Roma arriva una richiesta precisa: la liberazione immediata dei due attivisti ancora trattenuti.

“Chiediamo che vengano liberati: è una questione giuridica”, ha ribadito Delia, invitando alla mobilitazione e alla creazione di presidi permanenti.

Global Sumud Flotilla

Nel racconto degli attivisti, Thiago e Saif diventano anche simbolo di una questione più ampia, legata ai prigionieri palestinesi e al contesto geopolitico internazionale.

Resta ora da capire quale sarà la risposta delle autorità coinvolte e se alle accuse seguiranno riscontri ufficiali. Per il momento, il caso Global Sumud Flotilla si muove su un terreno estremamente delicato, dove testimonianze, diritto internazionale e indagini giudiziarie iniziano a incrociarsi.