Dopo un lungo corso di oltre quarant’anni, la scomparsa di Emanuela Orlandi, si riapre con un colpo di scena che scuote le fondamenta dell’inchiesta. Marco Fassoni Accetti, il fotografo romano già noto alle cronache per le sue autoaccuse spesso bollate come “sceneggiature fantasiose”, è nuovamente nel mirino della Procura di Roma. Ma questa volta, come riporta La Repubblica, l’ipotesi degli inquirenti è molto più inquietante di un semplice delirio di protagonismo.
La rete di adescamento
Per anni le parole di Accetti sono state archiviate come i racconti di un mitomane. Oggi, però, il baricentro dell’indagine coordinata dal pm Stefano D’Arma si è spostato. Gli inquirenti non stanno più solo valutando se le sue versioni siano vere o false, ma ipotizzano che il settantenne possa aver fatto parte di una struttura organizzata: una rete di adulti dedita all’adescamento di minorenni da “introdurre” a terzi. Un’accusa pesantissima che collegherebbe tra loro i buchi neri della Roma degli anni ’80.
I pezzi del puzzle si uniscono
L’indagine non riguarda “solo” Emanuela Orlandi perché, sotto la lente della Procura, sono finiti altri casi irrisolti che sembrano convergere verso un’unica, terribile direzione. Si scava sulla scomparsa di Mirella Gregori (maggio 1983) e sulla tragica fine del tredicenne José Garramon, trovato morto a Castel Porziano nel dicembre dello stesso anno. Fu proprio Accetti a investirlo, venendo condannato per omicidio colposo. Tuttavia, oggi ci si chiede: come fece un bambino di 13 anni ad arrivare da solo a 20 chilometri da casa? Fu Accetti ad accompagnarlo? L’ipotesi è che non si trattò di un banale incidente stradale.
Nuovi testimoni dopo 40 anni
A dare nuova linfa alle indagini sono alcune testimonianze raccolte recentemente dai carabinieri. Persone che all’epoca erano adolescenti hanno riferito di essere state approcciate da Accetti con la promessa di servizi fotografici. Secondo il sospetto degli inquirenti, i set fotografici sarebbero stati l’esca per introdurre le giovani vittime in ambienti privati o a contatti misteriosi. Sotto esame anche le storiche telefonate dell’«Amerikano» dell’estate 1983: nuove analisi mirano a verificare se dietro quella voce potesse nascondersi proprio il fotografo romano.
Accetti querela Pietro Orlandi per diffamazione
Mentre la Procura lavora nel massimo riserbo, esplode lo scontro frontale tra le parti. Il legale di Accetti, Giancarlo Germani, ha dichiarato all’Ansa di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale riguardo alla nuova indagine. Nel frattempo, la difesa del fotografo è passata al contrattacco: è stata depositata una querela contro Pietro Orlandi per diffamazione aggravata e calunnia. Al centro della disputa, le dichiarazioni rese dal fratello di Emanuela davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, dove definiva Accetti un “mitomane”. «Fassoni Accetti ha il diritto di tutelare il proprio onore», ribadiscono i legali, in un clima di tensione che rende ancora più incandescente la ricerca della verità.







