Ricina a Pietracatella, venti ore per copiare computer e cellulari di Gianni Di Vita: gli investigatori cercano risposte nei file sequestrati

Gli investigatori cercano nuove risposte nei computer, negli hard disk e nel cellulare di Gianni Di Vita, il commercialista di Pietracatella che nel dicembre 2025 ha perso la moglie Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita, entrambe morte per avvelenamento da ricina. Per circa venti ore, gli specialisti della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo (Sco) hanno lavorato sui dispositivi elettronici che gli agenti avevano sequestrato il 29 settembre nell’attuale abitazione dell’uomo e nei suoi studi professionali di Pietracatella e Campobasso.

Ricina a Pietracatella, sotto esame sette dispositivi elettronici

Il materiale comprende un computer portatile, tre hard disk, due chiavette USB e un telefono cellulare. Gli investigatori hanno estratto i dati, acquisito i contenuti e realizzato le copie forensi degli apparecchi, attraverso procedure che consentono di conservare le informazioni digitali per i successivi accertamenti.

Le operazioni hanno impegnato gli specialisti per due giorni, alla presenza di Giovanni Alfonso, consulente informatico di Gianni e Alice Di Vita. Gli agenti dovrebbero completare lunedì le attività tecniche con la redazione del verbale, mentre gli inquirenti non hanno ancora comunicato quando inizieranno l’analisi dei dati estratti.

La distinzione è importante: gli specialisti hanno finora concentrato il lavoro sull’acquisizione del materiale informatico, mentre la successiva fase investigativa dovrà esaminarne il contenuto alla ricerca di eventuali elementi utili all’inchiesta.

I dispositivi consegnati spontaneamente da Gianni Di Vita

Un particolare riguarda il comportamento del commercialista durante le operazioni del 29 settembre. Quel giorno Gianni Di Vita si presentò tre volte in Questura, consegnando spontaneamente ulteriori dispositivi elettronici rispetto a quelli che gli agenti avevano già individuato durante le perquisizioni.

Gli investigatori hanno quindi raccolto materiale proveniente sia dall’abitazione sia dagli uffici professionali dell’uomo, ampliando la quantità di informazioni digitali a disposizione degli inquirenti.

L’esame dei dispositivi rappresenta un nuovo passaggio dell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, una vicenda che continua a interrogare gli investigatori sulle circostanze dell’avvelenamento e sulla provenienza della ricina.

Ascoltato anche l’operatore ecologico che raccoglieva i rifiuti

L’inchiesta non si limita agli accertamenti informatici. Nei giorni scorsi gli investigatori hanno convocato in Questura anche l’operatore ecologico che nel dicembre 2025 si occupava della raccolta dei rifiuti a Pietracatella, proprio nel periodo in cui morirono Antonella e Sara.

L’audizione introduce un ulteriore filone di approfondimento sulle circostanze che precedettero la tragedia. Gli inquirenti non hanno reso noto il contenuto della testimonianza né quali informazioni abbiano chiesto all’operatore.

Intanto l’attenzione si concentra sui dati informatici acquisiti. Dopo le venti ore necessarie per completare le copie forensi, gli specialisti dovranno passare all’esame dei contenuti, una fase che potrebbe richiedere ulteriori accertamenti tecnici e investigativi.