Stretta dell’Ue sull’e-commerce cinese: scatta la nuova tariffa sui pacchi per arginare l’invasione dei prodotti a basso costo

Stretta dell’Ue sull’e-commerce cinese: scatta la nuova tariffa sui pacchi per arginare l’invasione dei prodotti a basso costo. Dal oggi l’Unione europea applicherà una tassa di 2 euro su tutte le spedizioni provenienti da Paesi al di fuori dell’area Ue. Il contributo è stato introdotto quale spesa di disbrigo delle formalità doganali. Si somma al dazio da 3 euro sulle diverse categorie di articoli messi in vendita, introdotto a luglio, per gli acquisti di valore inferiore a 150 euro.

La riscossione è affidata ai 27 Stati membri e le spese saranno a carico delle piattaforme, dei venditori o dei corrieri. Attualmente, il 75% delle entrate confluirà nel bilancio comunitario, mentre il restante 25% rimarrà ai singoli Paesi. Tuttavia, nel quadro delle negoziazioni per il bilancio 2028-2034, la Commissione stima che la quota per le casse dell’Ue potrebbe salire al 90%, lasciando il 10% agli Stati membri.

Crollano le spedizioni dall’Asia

I primi effetti del pacchetto di misure restrittive si sono già fatti sentire.

Tra luglio e settembre, Bruxells ha registrato una riduzione media superiore al 60% dei pacchi dichiarati nelle dogane dell’Unione rispetto ai volumi precedenti. Ciò nonostante, il fenomeno mantiene dimensioni imponenti: ogni giorno continuano a varcare i confini europei circa 5 milioni di spedizioni.

I dati ufficiali dicono che nel corso del 2024, ben il 93% di queste spedizioni proveniva dalla Cina. Nel 2023, l’Ue ha registrato l’ingresso di circa 5,8 miliardi di pacchi con valore dichiarato sotto i 150 euro (+26% rispetto all’anno precedente), la maggior parte dei quali registrati con dati di fatturazione sottostimati ad arte per eludere i dazi doganali e i relativi costi di ingresso.

Secondo un documento interno della Commissione visionato da Reuters, la stretta tariffaria potrebbe garantire al bilancio europeo risorse per 6 miliardi di euro all’anno nel periodo tra il 2028 e il 2034. L’eurodeputato Dirk Gotink, incaricato di guidare la riforma doganale nell’Ue, ha definito l’attuale modello delle spedizioni asiatiche a basso valore come “altamente tossico” e ha sottolineato l’esigenza di risorse adeguate per invertire decenni di mancati investimenti nelle dogane.

Non solo dazi: la battaglia su sicurezza e conformità dei prodotti

Oltre all’impatto economico sui prezzi, le autorità europee puntano il dito sulle frequenti violazioni delle normative di sicurezza dell’Ue. A settembre, l’esecutivo europeo ha proposto un nuovo quadro legislativo per imporre che nei marketplace sia sempre individuabile un operatore economico legalmente responsabile nel territorio dell’Ue.

Nel mirino ci sono le grandi piattaforme di vendita online cinesi. L’azione sanzionatoria è già iniziata. A maggio, la Commissione ha comminato a Temu una multa di 200 milioni di euro a causa della vendita di merci pericolose, tra cui giocattoli per bambini e caricabatterie difettosi. Shein è sotto indagine da parte delle autorità di Bruxelles per la commercializzazione di prodotti considerati illegali.

La reazione dei colossi dell’e-commerce : magazzini locali, sconti sui dazi e strategie di mercato

I giganti del commercio elettronico hanno avviato diverse strategie di adattamento per ammortizzare lo shock sui prezzi.

AliExpress ha intensificato la capacità dei propri magazzini locali in Europa, pur avvertendo che l’aggravio sui costi rischia di penalizzare le famiglie a basso reddito e aggravare la crisi del costo della vita.

Temu ha iniziato a proporre sconti sui dazi ad alcuni clienti per limitare l’impatto su articoli ultra-economici (come abiti da 5 euro o gioielli da 3 euro), ammettendo che le norme europee avranno un impatto considerevole su alcune aree del business.

Shein, che ha circa un terzo del proprio fatturato realizzato in Europa, ha accelerato il potenziamento delle infrastrutture logistiche espandendo i magazzini in Polonia per garantire consegne più rapide e mantenere i prezzi competitivi.

Sul fronte opposto, Amazon ha segnalato alle autorità europee che il 97% dei prodotti venduti nell’Ue proviene già da magazzini situati all’interno del blocco, riducendo al minimo l’incidenza delle nuove tariffe doganali.

Il riflesso sull’Italia: cancellata la nuova tassa sui pacchi

L’entrata in vigore del quadro europeo ha prodotto effetti diretti anche sulla legislazione italiana. Con la nuova manovra finanziaria, il governo ha stabilito l’abrogazione del contributo nazionale di 2 euro sulle spedizioni extra-Ue per i pacchi di valore inferiore a 150 euro, originariamente previsto a partire dal 1° gennaio 2027.

La tassa, introdotta lo scorso anno e più volte rinviata è stata definitivamente cancellata per coordinare la normativa nazionale con le regole dell’Unione.

La revisione della norma ha portato a una ricalibrazione dei conti pubblici: la stima di mancato gettito per l’Italia è di 91,3 milioni di euro, conteggiata tenendo conto dei dati doganali di luglio e agosto che risentono già del calo del traffico provocato dalla tassa Ue. Nella relazione tecnica si calcolano in circa 61,7 milioni le spedizioni annue potenzialmente soggette al contributo, ipotizzando un’ulteriore riduzione del 7,6% a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti.