Pasolini, il delitto che non vuole morire: dopo 51 anni la Procura riapre il caso, nuove prove scientifiche contro la verità su Pelosi

Pasolini

La morte di Pier Paolo Pasolini torna nelle mani della magistratura proprio nel giorno del suo cinquantunesimo anniversario. La Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine sull’omicidio dello scrittore, poeta e regista, massacrato nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia. A riaccendere i riflettori su uno dei delitti più controversi della storia italiana sono un nuovo esposto e gli elementi scientifici che, secondo il legale che ha sollecitato gli accertamenti, mettono in discussione la ricostruzione giudiziaria che attribuiva a Giuseppe Pelosi la responsabilità esclusiva dell’assassinio.

Pasolini, il nuovo fascicolo della Procura di Roma

La Procura ha affidato il procedimento alla sostituta procuratrice Silvia Santucci, che dovrà esaminare il materiale presentato dall’avvocato Stefano Maccioni, in passato difensore di Guido Mazzon, cugino di Pasolini. Il legale ha depositato una nuova istanza nel novembre 2025 e l’ha integrata nel maggio 2026, raccogliendo ulteriori elementi che potrebbero offrire agli investigatori nuovi spunti per ricostruire quanto accadde quella notte.

«Non nascondo la mia emozione e soddisfazione per la decisione assunta dalla Procura della Repubblica di Roma di svolgere nuove indagini in merito all’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto all’Idroscalo di Ostia nella notte tra il primo e due novembre del 1975», ha dichiarato Maccioni, che da quasi diciotto anni contesta la ricostruzione del delitto fondata sulla responsabilità di un unico assassino.

Le prove scientifiche e i dubbi sulla responsabilità di Pelosi

Il passaggio più significativo delle sue dichiarazioni riguarda proprio le analisi scientifiche che hanno accompagnato le successive iniziative investigative. «Come evidenziato oramai da quasi 18 anni la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via nel corso di questi anni in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste», sostiene l’avvocato.

Parole che riportano al centro dell’attenzione la figura di Pino Pelosi, il giovane che all’epoca confessò l’omicidio e che per decenni rimase il protagonista della versione giudiziaria dei fatti. La sua ricostruzione, tuttavia, ha alimentato dubbi e contestazioni, soprattutto attorno alla possibilità che all’aggressione avessero partecipato altre persone.

Il nuovo fascicolo nasce proprio dalla volontà di approfondire gli elementi raccolti negli anni e verificare se possano contribuire a chiarire le circostanze dell’omicidio. L’apertura del procedimento non equivale all’individuazione di nuovi responsabili, ma segna il ritorno della vicenda all’attenzione degli inquirenti dopo oltre mezzo secolo.

L’appello dell’avvocato Maccioni: «Chi sa qualcosa parli»

Maccioni insiste sulla portata del materiale consegnato ai magistrati e sulle aspettative che accompagnano questa nuova iniziativa. «La nuova istanza presentata nel mese di novembre 2025 e poi integrata nel mese di maggio 2026 si basa su nuovi elementi raccolti da questa difesa. Confidiamo che la Procura della Repubblica di Roma riesca finalmente, attraverso il sostituto procuratore della Repubblica Silvia Santucci, a fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando e nel contempo invitiamo tutte quelle persone che fino ad oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare».

È soprattutto quest’ultimo appello a riaprire uno degli interrogativi più inquietanti della vicenda: esiste ancora qualcuno che conosce particolari decisivi sulla notte dell’Idroscalo e non li ha mai raccontati? Il legale si rivolge direttamente a chi potrebbe custodire informazioni utili, nella speranza che il trascorrere del tempo e le nuove possibilità offerte dalle indagini scientifiche contribuiscano a superare silenzi durati decenni.

Il nuovo intervento della Procura arriva in una data dal valore simbolico particolarmente forte. Il 2 novembre 1975 il corpo di Pasolini venne trovato all’Idroscalo di Ostia, al termine di una notte che avrebbe segnato per sempre la storia culturale e giudiziaria italiana. Cinquantuno anni dopo, mentre il Paese ricorda lo scrittore, la magistratura torna a interrogarsi su quella morte e sugli elementi che potrebbero modificare la conoscenza dei fatti.