Il conto economico dello sciopero: stimata una perdita fino a un miliardo di euro tra costi diretti e indiretti

Scioperare ha un costo. Sia per chi si astiene dal lavoro sia per chi si trova invischiato nelle proteste. Un’analisi condotta dall’ufficio studi della Cgia esamina l’impatto economico di uno sciopero nazionale in Italia stimando una perdita complessiva vicina al miliardo di euro, considerando sia i costi diretti che quelli indiretti. Ipotizzando un tasso di adesione del 20% tra i lavoratori dipendenti, la contrazione diretta del valore aggiunto giornaliero sfiora gli 817 milioni di euro. Il blocco totale o parziale dei servizi pubblici ha un costo aggiuntivo.

Dunque, sostiene l’associazione degli artigiani, l’insieme dei costi indiretti e delle disfunzioni collaterali, la “perdita” complessiva per il sistema Paese può raggiungere circa un miliardo di euro. Il calcolo si inserisce nel quadro macroeconomico del 2026, anno in cui il Pil italiano giornaliero è stimato in 6,361 miliardi (pari a 2.321,769 miliardi su base annua), mentre il valore aggiunto giornaliero ammonta a 5,676 miliardi. L’impatto oscilla sensibilmente al variare dell’affluenza alla protesta: con una partecipazione del 10%, la perdita diretta si fermerebbe a 409 milioni, mentre una partecipazione del 30% porterebbe il costo diretto a 1,226 miliardi.

La geografia delle perdite economiche

L’impatto economico dell’astensione si distribuisce in modo disomogeneo sul territorio nazionale, concentrandosi nelle aree a più elevata industrializzazione e con la maggiore incidenza di lavoro subordinato. Modellando uno scenario di adesione uniforme al 20% tra i lavoratori dipendenti (che rappresentano il 72% degli occupati totali a livello nazionale), l’analisi evidenzia rilevanti divari territoriali.

Il Nord-Ovest guida la classifica con 277,2 milioni di perdita (su un valore aggiunto giornaliero di 1.883,3 milioni e un’incidenza di dipendenti del 73,3%). Segue il Nord-Est con 189,8 milioni (su 1.296,9 milioni di valore aggiunto giornaliero e 73,0% di dipendenti). Il Mezzogiorno perde 175,8 milioni (su 1.260,6 milioni di valore aggiunto giornaliero e 69,5% di dipendenti). Ed il Centro paga 174,6 milioni (su 1.201,8 milioni di valore aggiunto giornaliero e 72,3% di dipendenti).

Lombardia al primo posto

A livello regionale, la graduatoria dei costi attribuisce la quota più consistente della perdita alle regioni trainanti del Paese. La Lombardia guida la classifica con 193,6 milioni di euro di valore aggiunto perso in un giorno (valore aggiunto giornaliero di 1.297,1 milioni e incidenza dei dipendenti al 74,4%). Il Lazio è al secondo posto con 94,3 milioni di euro (valore aggiunto giornaliero di 634,2 milioni e 74,2% di dipendenti). Al terzo posto c’è il Veneto con  75,3 milioni di euro (valore aggiunto di 516,0 milioni e 72,8% di dipendenti). Al quarto c’è l’Emilia-Romagna con 74,6 milioni di euro (valore aggiunto di 510,0 milioni e 72,9% di dipendenti). A seguire il Piemonte con 60,2 milioni di euro (valore aggiunto di 420,4 milioni e 71,4% di dipendenti).

La classifica vede poi Toscana (52,1 milioni), Campania (49,9 milioni), Sicilia (40,2 milioni) e Puglia (33,6 milioni), fino ad arrivare alle perdite contenute delle regioni geograficamente più piccole, come il Molise (2,7 milioni) e la Valle d’Aosta (2,1 milioni).

Diritto allo sciopero e taglio dello stipendio

Lo sciopero costituisce un diritto fondamentale garantito dall’articolo 40 della Costituzione, rappresentando uno strumento essenziale di rivendicazione democratica e sociale dei lavoratori. A chi aderisce all’astensione viene infatti trattenuto circa 1/20 della retribuzione mensile, oltre alla mancata maturazione della tredicesima per quel periodo nella maggior parte dei contratti collettivi nazionali. Si tratta di un sacrificio finanziario concreto e di una rinuncia diretta, scrive la Cgia, particolarmente avvertito dai redditi meno elevati.

Disagi collaterali: sanità, logistica, trasporti e famiglie

Lo studio della Cgia evidenzia che oltre alla perdita diretta di ore lavorate, la giornata di sciopero genera una serie di costi indiretti che ricadono su cittadini e imprese. Spesso il solo “effetto annuncio” condiziona i comportamenti degli utenti, spingendoli a rinunciare agli spostamenti anche quando i servizi pubblici risultano poi regolari.

Il Servizio sanitario nazionale eroga ogni giorno 2,5 milioni di prestazioni. L’astensione provoca la cancellazione e la riprogrammazione di visite ed esami, allungando le liste d’attesa e gravando sui pazienti più fragili. Il funzionamento a singhiozzo dei treni merci e la chiusura parziale o totale di porti e interporti provocano il blocco dei container e lo slittamento degli approvvigionamenti per l’industria.

L’eventuale stop alle lezioni negli istituti materni e dell’obbligo costringe molti genitori a richiedere permessi dal lavoro. La carenza di mezzi pubblici spinge molti lavoratori del settore privato ad utilizzare il proprio veicolo, facendosi carico di costi straordinari per carburante, parcheggi e pedaggi autostradali.