Ricina, la mossa a sorpresa di Gianni Di Vita: va dal suocero e gli dice «Credete in me». Poi la convocazione urgente in Questura

Gianni Di Vita

Una visita che nessuno si aspettava e che adesso aggiunge un nuovo elemento al giallo della ricina di Pietracatella. Gianni Di Vita avrebbe deciso di presentarsi personalmente dal suocero Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella, una delle due donne morte dopo l’avvelenamento insieme alla figlia Sara Di Vita, proprio pochi giorni dopo le parole durissime pronunciate dall’uomo nei suoi confronti: «Di lui non mi fido».

Di Vita avrebbe cercato un chiarimento con la famiglia della moglie e avrebbe pronunciato una frase destinata inevitabilmente a pesare nel racconto di queste ore: «Credete in me, si è trattato di un brutto incidente».

Un incontro che assume ancora più importanza perché poco dopo Di Vita è stato convocato d’urgenza in Questura, mentre gli investigatori continuano a cercare una spiegazione per la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Nel frattempo la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha convocato un nuovo vertice investigativo a una settimana da quello precedente.

Nessuno, allo stato degli elementi riportati, può attribuire alla visita di Di Vita un significato diverso da quello che emerge dal suo stesso messaggio alla famiglia: l’uomo continua a sostenere la tesi del tragico incidente. Ma proprio la successione degli eventi, insieme ai dubbi che continuano ad accompagnare la ricostruzione dell’avvelenamento, riporta ancora una volta Gianni Di Vita al centro dell’attenzione investigativa e mediatica.

La mossa inattesa di Di Vita: «Credete in me»

Tutto parte dalle parole di Salvatore Di Ielsi. Il padre di Antonella aveva espresso pubblicamente la propria diffidenza verso il genero senza lasciare spazio a interpretazioni: «Di lui non mi fido».

Di Vita, dopo essere rientrato a Pietracatella da un viaggio in Piemonte compiuto per accompagnare e sostenere la figlia maggiore Alice nella sua nuova esperienza universitaria, avrebbe scelto una strada sorprendente: invece di ignorare quelle parole, sarebbe andato direttamente dal suocero.

Non conosciamo tutti i contenuti del colloquio. Secondo quanto emerso, però, Di Vita avrebbe cercato di convincere i familiari della moglie della propria ricostruzione: «Credete in me, si è trattato di un brutto incidente». Una frase importante perché ribadisce la posizione che l’uomo avrebbe assunto sulla tragedia: nessuna azione volontaria dietro la morte della moglie e della figlia, ma una fatalità.

I familiari di Antonella, tuttavia, continuerebbero a nutrire dubbi proprio sulla natura accidentale dell’avvelenamento. Sullo sfondo restano inoltre le indiscrezioni relative alla vita privata di Di Vita e a un possibile tradimento, ma non sappiamo se Salvatore Di Ielsi abbia affrontato anche questo argomento durante l’incontro con il genero.

Dopo il colloquio arriva la convocazione urgente in Questura

Ed è qui che la vicenda diventa ancora più delicata. Dopo l’incontro con il suocero, Di Vita ha ricevuto una convocazione urgente in Questura. Non sono stati resi noti i contenuti dell’audizione né gli eventuali elementi raccolti dagli investigatori, ma durante la trasmissione è stata avanzata l’ipotesi che gli inquirenti volessero approfondire proprio quanto accaduto durante quel colloquio.

Gianluigi Nuzzi ha sottolineato la sequenza temporale: dopo i dubbi manifestati dal nonno e il successivo incontro con Di Vita, qualcosa potrebbe essere arrivato all’attenzione degli investigatori e aver determinato la nuova convocazione.

Si tratta, però, di una lettura formulata nel corso della trasmissione e non della conferma ufficiale delle ragioni per cui gli investigatori abbiano voluto nuovamente sentire Di Vita.

Intanto da Campobasso è arrivata un’altra notizia: la procuratrice di Larino Elvira Antonelli era attesa in Questura per un nuovo vertice sull’inchiesta, a circa una settimana dall’ultima riunione alla quale avevano partecipato anche il questore di Campobasso e il capo della Squadra Mobile. Gli investigatori stanno dunque continuando a mettere insieme i risultati delle ultime audizioni e gli elementi raccolti durante mesi di indagini.

«La sua posizione può cambiare»: cosa potrebbe accadere a Di Vita

A spiegare quale potrebbe diventare lo scenario investigativo è stata l’ex magistrato Carmen Pugliese, che ha invitato innanzitutto a non trasformare i dubbi in una condanna anticipata. «Lui è il perno, non perché lo si voglia colpevolizzare indiscriminatamente», ha spiegato, sottolineando però che nell’inchiesta rimangono «tante cose che lasciano dubbi».

Tra queste cita le informazioni ancora poco chiare sul malessere che avrebbe colpito lo stesso Di Vita e soprattutto la questione dell’ingestione accidentale della ricina, ipotesi sulla quale continuano a concentrarsi gli accertamenti. Pugliese indica quindi il possibile passaggio successivo: «Se i sospetti si intensificano devono per forza indagarlo».

L’eventuale iscrizione nel registro degli indagati non equivarrebbe naturalmente a una dichiarazione di colpevolezza. Come ricorda la stessa ex magistrata, consentirebbe anzi a Di Vita di esercitare pienamente i propri diritti di difesa e di nominare propri consulenti in occasione di eventuali accertamenti irripetibili. La questione centrale resta quindi capire se gli elementi raccolti finora possano determinare un cambiamento formale della sua posizione.

Il parroco conosceva anche «l’amica di Gianni»

Nel racconto entra anche don Mauro, ex parroco di Pietracatella, che conosceva la famiglia e molti dei protagonisti della vicenda. Il sacerdote ricorda un nucleo familiare molto presente nella vita della parrocchia: «Tutta la famiglia frequentava assiduamente la Chiesa, erano tutti quasi sempre allo stesso banco in Chiesa, anche al di là delle liturgie».

Poi arriva un particolare destinato inevitabilmente ad attirare l’attenzione: «Sì, conoscevo anche l’amica di Gianni, era stretta collaboratrice delle attività parrocchiali». Don Mauro non trasforma però quella conoscenza in un’accusa e anzi insiste su un elemento completamente diverso: Pietracatella è un paese nel quale le persone coinvolte nella storia apparivano, ai suoi occhi, assolutamente normali.

«Tutto il paese per me è formato da persone insospettabili, ho un bel ricordo di tutti». Quando gli chiedono se metterebbe la mano sul fuoco per qualcuno, tuttavia, la risposta cambia tono: «Diciamo di no, ho provato l’esperienza del fuoco sulla mano».

L’appello al paese: «Collaborate con gli inquirenti»

Ed è proprio l’ex parroco a pronunciare uno degli appelli più significativi emersi nelle ultime ore. «Superiamo la mentalità provinciale e campanilistica, collaborate con gli inquirenti», dice rivolgendosi alla comunità. Una frase che racconta anche la difficoltà di un’indagine condotta dentro un piccolo centro, dove tutti si conoscono, i rapporti personali si intrecciano e ogni voce può trasformarsi rapidamente in sospetto.

Gli investigatori devono invece separare le indiscrezioni dagli elementi concreti e ricostruire esattamente come Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita siano entrate in contatto con la ricina. È questo il punto dal quale continua a dipendere l’intero caso.

La domanda decisiva resta la stessa: incidente o qualcosa di diverso?

Gianni Di Vita continua a sostenere la propria versione e la frase che avrebbe pronunciato davanti alla famiglia della moglie non potrebbe essere più chiara: «Credete in me, si è trattato di un brutto incidente». Proprio la possibilità dell’incidente, però, rappresenta uno dei nodi sui quali continuano a concentrarsi dubbi e verifiche.

Ora la sua visita al suocero aggiunge un nuovo tassello. Di Vita avrebbe cercato personalmente l’uomo che pochi giorni prima aveva dichiarato pubblicamente di non fidarsi di lui. Poco dopo è arrivata la convocazione urgente in Questura, mentre la procuratrice Antonelli ha riunito nuovamente gli investigatori per fare il punto dopo l’ultima serie di audizioni. Non basta per trarre conclusioni e, soprattutto, non basta per attribuire responsabilità che l’inchiesta non ha accertato. Ma nel giallo di Pietracatella qualcosa continua a muoversi. E stavolta a compiere la mossa più inattesa è stato proprio Gianni Di Vita.