Premio Strega 2026, trionfa Michele Mari con «I convitati di pietra»

Michele Mari

Nella cornice monumentale del Campidoglio, all’ombra del genio di Michelangelo, si è consumato l’atto finale dell’80° edizione del Premio Strega 2026. A sollevare l’iconica bottiglia gialla è Michele Mari con il suo «I convitati di pietra». Una vittoria netta nei numeri, ma accompagnata da un retrogusto dolceamaro che lo stesso autore non ha cercato di nascondere, trasformando la serata in una riflessione senza filtri sul senso del successo letterario oggi.

«Avrei preferito vincere con un altro»

Il momento più sorprendente della serata non è stato lo spoglio delle schede, ma la reazione del vincitore. Interrogato sulla portata del suo trionfo, Mari ha spiazzato i presenti con una sincerità d’altri tempi. Alla domanda se fosse proprio questo il libro con cui avrebbe voluto vincere lo Strega, lo scrittore ha risposto con un secco e gelido: «No».

Secondo Mari, che avrebbe preferito vedere sul podio il suo precedente «Leggenda privata», la vittoria odierna somiglia più a un riconoscimento alla carriera che al valore intrinseco della singola opera. «Spesso non sono i libri migliori di uno scrittore a vincere», ha dichiarato, paragonando i suoi testi a figli da consolare: «Il mio compito ora sarà stare vicino ai “figli minori”, perché si sentano tutti amati allo stesso modo dal padre».

Di cosa parla il libro vincitore

«I convitati di pietra» è un romanzo che l’autore stesso definisce «cinico» e «sadico». La trama segue una classe di liceali impegnata in una scommessa macabra: indovinare chi saranno gli ultimi tre del gruppo a restare in vita.

Scritto in meno di un mese, il libro ricalca il meccanismo narrativo di Agatha Christie, deformando la parabola esistenziale dei protagonisti attraverso una lente ossessiva e mortuaria. Nonostante la vittoria con 190 voti, la critica si divide: è davvero questo il vertice della produzione di Mari o siamo di fronte a un tributo tardivo a un maestro della nostra letteratura contemporanea?

80° Edizione del Premio Strega 2026

Il caso “Lo Sbilico”

Se Mari vince per la storia, c’è chi mastica amaro per l’esito di un’altra opera che ha profondamente scosso i lettori. Parliamo de «Lo Sbilico» (Einaudi) di Alcide Pierantozzi, arrivato quarto con 74 voti.

Il romanzo di Pierantozzi è stato il grande escluso dal podio nonostante la sua straordinaria capacità di raccontare, con una crudezza quasi insostenibile, l’esistenza di una persona neurodivergente. Un testo necessario, che citando il Joker di Todd Phillips in esergo, sbatte in faccia al lettore la realtà dei disturbi psichici: «La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi».

Verdetto dello Strega

Il distacco tra Michele Mari e il secondo classificato, Matteo Nucci (fermo a 152 voti con Platone. Una storia d’amore), conferma un dato politico e culturale: il mondo letterario italiano sembra ancora preferire le firme consolidate e i meccanismi di genere rispetto alle istanze più sperimentali o inclusive.

Nonostante il dibattito sempre più acceso su un linguaggio non discriminatorio e sulla necessità di dare voce alle minoranze, le urne del Premio Strega raccontano una realtà diversa. C’è ancora uno scarto profondo tra la percezione social della letteratura e la realtà dei votanti, che preferiscono rifugiarsi nel porto sicuro dei “maestri”, anche quando questi ultimi, con estrema umiltà, ammettono di aver scritto pagine migliori altrove.