Il governo prova a mettere ordine nella guerra infinita delle concessioni balneari, ma da Bruxelles arriva una risposta che lascia l’Italia ancora in mezzo al guado: la procedura d’infrazione resta aperta. Non basta dunque la bozza del bando-tipo nazionale preparata dal ministero delle Infrastrutture, né basta avere fissato il percorso verso le gare. La Commissione europea vuole vedere come le nuove regole verranno applicate e soltanto allora potrà valutare se il lungo contenzioso sulle spiagge italiane potrà considerarsi davvero chiuso.
La posizione europea è stata ribadita senza troppe ambiguità: «La nostra procedura d’infrazione contro l’Italia sulle concessioni balneari è tuttora in corso». Bruxelles ha ricordato di essere in costante dialogo con le autorità italiane e di seguire da vicino l’attuazione delle norme approvate. I Comuni, nel frattempo, possono già preparare le procedure per riassegnare le concessioni.
Il nuovo tentativo italiano di uscire dall’impasse passa dalla bozza del bando-tipo nazionale, presentata dal Mit alla Conferenza unificata. Non si tratta ancora del testo definitivo, ma del modello destinato a guidare gli enti locali nelle gare. La novità più vistosa riguarda la durata delle future concessioni: da un minimo di cinque a un massimo di vent’anni.
Balneari: gare entro giugno 2027, poi concessioni fino a vent’anni
Il calendario fissato nella bozza lascia poco spazio alle interpretazioni. I bandi dovranno essere pubblicati almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli e, comunque, entro il 30 giugno 2027. Durante il passaggio da un gestore all’altro dovrà essere garantita la continuità del servizio e le concessioni esistenti continueranno a produrre effetti fino all’effettivo subentro dei vincitori delle gare.
La durata non sarà necessariamente uguale per tutti. Potrà essere stabilita direttamente nel bando oppure determinata in funzione degli investimenti presentati dall’operatore, del tempo necessario ad ammortizzarli e delle caratteristiche della concessione.
Il principio, insomma, è che chi propone investimenti più importanti possa avere bisogno di un periodo sufficientemente lungo per recuperarli. Ma proprio la possibilità di arrivare fino a vent’anni rende il nuovo sistema molto diverso dall’immagine di una continua rotazione degli stabilimenti che per anni ha accompagnato il dibattito sulla direttiva Bolkestein.
La bozza introduce anche limiti destinati a evitare che le concessioni finiscano concentrate nelle mani di pochi operatori. Il criterio di assegnazione sarà quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, valutata sulla base del rapporto tra qualità e prezzo, con la possibilità di introdurre elementi premiali per le piccole e medie imprese e per chi garantisce maggiore stabilità occupazionale.
Chi perde lo stabilimento potrà ricevere un indennizzo
Uno dei nodi politicamente ed economicamente più delicati riguarda i concessionari uscenti. La bozza prevede infatti che chi subentrerà possa dover corrispondere un indennizzo al precedente gestore, calcolato sul valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati e su quanto necessario a garantire un’equa remunerazione degli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni.
Non sarà quindi necessariamente un addio senza compensazioni per chi gestisce da anni uno stabilimento e dovesse perdere la gara.
Il bando dovrà inoltre disciplinare il passaggio delle strutture da un concessionario all’altro, favorendo quando possibile il riutilizzo delle attrezzature e delle opere amovibili già presenti sulla spiaggia.
Ci sono poi le indicazioni sull’accessibilità: servizi igienici adattati, docce utilizzabili con le carrozzine da mare e passerelle sufficientemente larghe per consentire di raggiungere la battigia. Sono requisiti indicati nel modello, anche se alcuni hanno natura orientativa e dovranno essere tradotti nei singoli bandi dagli enti competenti.
Balneari, Bruxelles non chiude il dossier italiano
È proprio qui che il piano italiano incontra nuovamente l’Europa. La presentazione del bando-tipo non significa infatti che Bruxelles consideri risolta la questione.
La disputa nasce dalla direttiva europea sui servizi del 2006 e dal principio secondo il quale, quando una risorsa naturale è scarsa, le autorizzazioni devono essere assegnate attraverso procedure imparziali e trasparenti, senza trasformare i rinnovi automatici in una sorta di diritto perpetuo.
La procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia risale al dicembre 2020 e nel novembre 2023 la Commissione aveva già inviato un parere motivato contestando il mancato adeguamento delle regole italiane.
Adesso Roma ha messo sul tavolo il nuovo percorso, ma Bruxelles vuole vedere i fatti. In sostanza, non basta scrivere le gare: bisogna farle.
E torna il dato sui redditi: 27.800 euro l’anno
Sul fondo rimane poi una delle questioni che da anni alimentano lo scontro politico sulle concessioni: quanto vale realmente il business delle spiagge italiane e quanto guadagnano coloro che le gestiscono?
Nel materiale alla base della ricostruzione viene riportato il dato dell’osservatorio sulle dichiarazioni Irpef di Itinerari Previdenziali, secondo cui un balneare dichiarerebbe mediamente circa 27.800 euro di reddito all’anno.
Un numero destinato inevitabilmente a far discutere, soprattutto se confrontato con l’immagine di stabilimenti affollati durante l’estate e con il valore economico che possono raggiungere alcune attività nelle località turistiche più prestigiose. Ma il dato fiscale medio, da solo, non misura né il fatturato né il valore delle singole concessioni e comprende realtà molto diverse tra loro.
In Italia le concessioni marittime destinate agli stabilimenti balneari sono circa 12 mila, alle quali si aggiungono quelle utilizzate da circoli sportivi, campeggi e altre strutture turistiche.
Dopo anni di proroghe, sentenze, ricorsi, scontri con Bruxelles e promesse di riforma, questa volta sul tavolo c’è almeno una data: 30 giugno 2027. Entro allora le procedure dovranno partire. Ma il messaggio arrivato dall’Europa è altrettanto netto: fino a quando il nuovo sistema non sarà tradotto concretamente nelle gare, per Bruxelles il caso italiano delle spiagge non è affatto chiuso.







