La tregua è temporanea ma stoppa i licenziamenti. Procedure congelate per 2.500 lavoratori dell’indotto. Un risultato raggiunto al termine di una giornata segnata da tre incontri ad alta tensione a Palazzo Chigi tra Governo, enti locali, sindacati e associazioni datoriali. La complessa vertenza dell’ex Ilva di Taranto resta strettamente condizionato dalle decisioni della magistratura.
La Corte d’Appello di Milano è infatti chiamata a esprimersi sull’istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva contro il decreto che impone la fermata dell’area a caldo entro fine ottobre, con l’ultima colata fissata per la fine del mese. In caso di mancato accoglimento della sospensiva, la chiusura rischia di innescare la “bomba sociale” denunciata dai sindacati, mettendo in bilico circa 10.000 dipendenti complessivi, di cui 8.000 concentrati in Puglia. L’esecutivo ha già escluso l’adozione di provvedimenti normativi per salvare lo stabilimento.
Il piano di Palazzo Chigi: partecipazione pubblica e tavolo permanente
Nell’illustrare il progetto dell’esecutivo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, ha sottolineato come la prospettiva del Governo sia quella del rilancio e non della rassegnazione, definendo la fase attuale come una vera e propria tempesta da trasformare in un’opportunità. Il piano d’azione governativo si articola su tre capitoli principali: la gestione delle gare in corso per l’individuazione di un nuovo acquirente, l’attivazione di misure sociali di sostegno e l’avvio di progetti di reindustrializzazione per il riassorbimento della manodopera in esubero.
Per affrontare le ricadute occupazionali della transizione, si prevede un massiccio ricorso alla cassa integrazione straordinaria, affiancata da esodi incentivati e prepensionamenti. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche lo “scivolamento pensionistico” proposto dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, destinato, appunto, ai lavoratori diretti, indiretti e dell’indotto legati al ciclo integrale dell’area a caldo.
Un elemento centrale emerso dal confronto riguarda l’apertura del Governo a una possibile partecipazione pubblica nell’ex Ilva (con riferimento a un eventuale ruolo di Invitalia), opzione richiesta da Fim Cisl e Uilm che potrà concretizzarsi a condizione, ha avvertito Palazzo Chigi, che venga presentato un piano industriale “solido e credibile”.
Per coordinare le differenti fasi dell’intervento, il Governo ha annunciato la creazione di un tavolo permanente e interministeriale per Taranto, modellato sulle esperienze già avviate per la Terra dei Fuochi e per il Giubileo 2025.
Decarbonizzazione e lo stato delle offerte industriali
Sul piano industriale, la strategia del Governo conferma la centralità del polo siderurgico tarantino, impostando la produzione futura su modelli sostenibili. Il progetto prevede la transizione verso la decarbonizzazione e il green tramite forni elettrici alimentati ad impianti Dri per il cosiddetto preridotto, con la riassegnazione di 800 milioni di euro destinati a tale scopo.
Per quanto riguarda il processo di vendita dello stabilimento dall’amministrazione straordinaria, sono diverse le manifestazioni d’interesse in campo. Tra i soggetti interessati figurano una cordata italiana promossa da Federacciai (focalizzata sui comparti di laminazione e zincatura), il gruppo indiano Jindal e gli investitori americani di Flacks Group, oltre ad altri operatori che potrebbero aggiungersi. Il termine corrente per la presentazione delle offerte finali è fissato al 15 ottobre, ma è al vaglio una proroga dei tempi. Successivamente alla scadenza, la fase di valutazione delle proposte richiederà circa due mesi prima di avviare la trattativa finale.
Le posizioni di Confindustria e degli enti locali
Dalla parte del mondo imprenditoriale, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha promosso il progetto della cordata italiana definendola una “seria” iniziativa industriale. Orsini ritiene che si debba fare il possibile per scongiurare la chiusura dello stabilimento.
Dalle istituzioni locali giungono richieste stringenti di garanzie per un territorio che vive una situazione critica da oltre quindici anni. Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, pur considerando parziali le risposte del Governo, ha sollecitato l’approvazione di una “legge speciale per Taranto”. Contemporaneamente, il sindaco di Taranto Piero Bitetti chiede la tutela occupazionale dei lavoratori, un progetto che assicuri il futuro della fabbrica o la realizzazione di investimenti alternativi.







