Compensi più elevati al Nord. Lombardia regina indiscussa delle retribuzioni. Con la città di Milano al top. Nonostante un incremento nominale degli stipendi vi è però una diffusa perdita del potere d’acquisto a causa di un’inflazione superiore alla crescita salariale. Negli ultimi 10 anni soltanto le province di Reggio Calabria, Campobasso e Potenza sono riuscite a mantenere stabile la capacità di spesa dei lavoratori.
Lo dice JP Geography Index, report annuale dell’Osservatorio JobPricing. I dati mostrano come fattori quali il costo della vita e la specializzazione industriale influenzino profondamente il valore di mercato delle professioni nei diversi territori.
Nel 2024, la retribuzione globale annua media nazionale si è attestata a 32.402 euro, con una crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente. Questo incremento prosegue la ripresa salariale avviata nel 2022 (+3,3%) e nel 2023 (+2%), dopo oltre sei anni di stagnazione. Dal 2015 la rga media è cresciuta complessivamente del 9,5% (e la ral dell’11%). La capacità di spesa delle famiglie è stata dunque intaccata fortemente dall’inflazione, cresciuta in dieci anni del 20,8%.
Il bilancio reale per i lavoratori italiani si traduce in una perdita media di potere d’acquisto pari all’11,3%. L’anno 2024 rappresenta l’unica eccezione dell’intero periodo in cui la crescita retributiva (+3,1%) ha superato il tasso di inflazione (+1%). Tale inversione di tendenza è stata favorita dal rinnovo della quasi totalità dei principali contratti collettivi nazionali di lavoro.
La spaccatura geografica: Nord e Sud a confronto
La distribuzione del reddito da lavoro lungo la penisola rimane fortemente squilibrata: soltanto 7 regioni su 20 (di cui 6 al Nord) e 23 province su 107 presentano stipendi medi superiori alla media nazionale. Il divario medio tra il Nord e il Mezzogiorno supera i 3.500 euro per la retribuzione annua lorda e i 4.300 euro per la retribuzione globale annua. Le retribuzioni medie rga sono pari a 33.740 euro al Nord, 32.638 euro al Centro e 29.424 euro nel Sud e nelle Isole.
Tuttavia, i dati evidenziano un progressivo fenomeno di riavvicinamento: la forbice retributiva tra Nord e Sud si è ridotta dal 18,6% del 2015 al 14,7% del 2024, spinta da un incremento decennale della rga più marcato nelle regioni meridionali e insulari (+12,8%) rispetto al Centro (+11,7%) e al Nord (+9%).
I fattori alla base di tali differenziali territoriali, dice lo studio, includono la diversa struttura imprenditoriale e la presenza di distretti ad alta tecnologia. Tra questi emergono i tassi di partecipazione al mercato del lavoro e l’occupazione femminile, la differente diffusione del lavoro irregolare o di contratti “pirata”, oltre alle marcate divergenze nel costo della vita e dei servizi.
La classifica delle Regioni: Lombardia e Lazio al vertice
Nella graduatoria regionale stilata dall’Osservatorio JobPricing, la Lombardia si riconferma prima con una rga media di 34.614 euro. Al secondo posto c’è il Lazio con 34.246 euro, spinto dalle retribuzioni della Capitale. Il podio è completato dalla Liguria con 34.130 euro. Seguono il Trentino-Alto Adige (33.930 euro), il Piemonte (32.960 euro) e l’Emilia-Romagna (32.953 euro).
Nelle posizioni di coda figurano esclusivamente regioni del Mezzogiorno: Puglia (29.067 euro), Sicilia (28.906 euro), Molise (28.814 euro) e Calabria (28.400 euro). La Basilicata chiude la classifica in ventesima posizione con 27.604 euro. L’Abruzzo risulta la regione più virtuosa del Sud, posizionandosi al 12° posto con una rga di 29.952 euro.
L’impatto dell’inflazione sul potere d’acquisto
Analizzando l’impatto dell’inflazione regionale nel decennio 2015-2024, il Veneto subisce la contrazione di potere d’acquisto più severa d’Italia (-16,5%), a causa di stipendi cresciuti del solo +4,5% a fronte di un’inflazione al +21,0%. Perdite pesanti si registrano anche in Umbria (-14,9%), Sicilia (-13,6%), Friuli-Venezia Giulia (-13,6%), Emilia-Romagna (-13,4%) e Lombardia (-12,6%). Al contrario, Molise (-0,2%), Basilicata (-2,8%), Marche (-2,9%) e Calabria (-3,5%) mostrano la tenuta migliore rispetto all’inflazione.
Il ranking delle 107 province: Milano regina, l’Emilia corre, il Sud rincorre
Nella graduatoria provinciale delle 107 piazze retributive italiane, Milano domina in prima posizione con una rga media di 38.544 euro. Il podio è completato da Bolzano (36.167 euro) e Trieste (35.365 euro), seguite da Roma (35.073 euro) al 4° posto e Genova (34.698 euro) al 5°. Notevole la presenza delle province emiliane e lombarde nella top 20, con Bologna (6ª), Piacenza (8ª), Parma (9ª), Modena (11ª), Monza Brianza (12ª), Reggio Emilia (13ª), Brescia (15ª), Bergamo (16ª) e Como (17ª).
Per trovare la prima provincia del Mezzogiorno occorre scendere fino al 39° posto occupato da Cagliari (31.437 euro). I principali capoluoghi del Sud seguono a distanza: L’Aquila (47ª), Palermo (51ª), Campobasso (59ª) e Napoli (64ª). In fondo al ranking figurano Cosenza (105ª con 26.902 euro), Crotone (106ª con 26.011 euro) e Ragusa (107ª con 25.867 euro). La differenza tra la busta paga media di Milano e quella di Ragusa ammonta a ben 12.700 euro lordi all’anno.
Potere d’acquisto, al Sud le province che reggono la spinta dei prezzi
Un’analisi dettagliata condotta su un campione di 40 province (selezionate tra capoluoghi di regione e bacini ad alta occupazione) rivela che soltanto tre province non hanno subito una perdita reale di potere d’acquisto nel decennio 2015-2024. Si tratta di Reggio Calabria (+1,1%), Campobasso (+0,4%) e Potenza (-0,9%).
A partire da Como (4ª), la differenza tra crescita salariale e inflazione diventa sistematicamente negativa. I cali più drammatici della capacità di spesa si riscontrano in importanti centri economici e turistici: Bolzano registra la contrazione peggiore d’Italia con un -20,4%, dovuto a un’inflazione record del +29,4% a fronte di aumenti salariali del 9%. Seguono Verona (-17,2%), Genova (-17,0%), Palermo (-16,2%), Catania (-16,1%) e Milano (-12,5%).







