Un nuovo fronte giudiziario si apre per Valter Lavitola, detenuto dal 10 agosto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. La sua ex compagna, Natalia Potenza, ha presentato nei giorni scorsi un esposto alla Procura di Roma nel quale viene ipotizzato il reato di maltrattamenti. L’atto è finito sul tavolo dei magistrati del pool antiviolenza, che dovranno adesso verificare quanto denunciato dalla donna.
La vicenda si intreccia inevitabilmente con l’inchiesta sull’attentato dell’ottobre 2025, nella quale Potenza è già diventata una figura importante. Sabato scorso la donna è stata ascoltata per quasi dieci ore dai magistrati che indagano sull’azione dinamitarda. Ora, però, la sua posizione assume una dimensione diversa: non soltanto persona informata sui fatti relativi all’indagine che coinvolge l’ex compagno, ma autrice di una denuncia che chiama direttamente in causa Lavitola per quanto sarebbe accaduto all’interno della loro relazione.
Natalia Potenza denuncia Lavitola: indaga il pool antiviolenza
Gli accertamenti sono ancora nella fase iniziale e sarà compito degli inquirenti stabilire la consistenza degli episodi descritti nell’esposto. Proprio per questo è necessario distinguere la denuncia dalle eventuali conclusioni giudiziarie: le accuse formulate da Potenza dovranno essere verificate e, allo stato, non equivalgono a un accertamento di responsabilità.
Il dato certo è che il fascicolo è arrivato all’attenzione del pool specializzato della Procura di Roma. Nelle ultime ore è circolata anche l’ipotesi dell’attivazione della procedura prevista dal Codice rosso, destinata a garantire una corsia accelerata alle denunce relative a determinati reati di violenza domestica e di genere. Su questo punto, tuttavia, non risultano al momento conferme definitive.
La questione è stata sollevata anche da Massimo Giletti durante Lo Stato delle Cose, mentre emergono nuovi particolari sul rapporto tra Potenza e Lavitola e sulle dichiarazioni rese dalla donna agli investigatori.
L’avvertimento a Ranucci: «Non nomini più mio figlio»
Potenza ha contemporaneamente rivolto parole molto nette a Sigfrido Ranucci, chiamando in causa il proprio figlio. «I figli non si toccano, non nomini più mio figlio che è anche un minore», ha dichiarato.
Un messaggio che introduce un ulteriore elemento di tensione in una vicenda già estremamente complessa. Ranucci è la vittima dell’attentato per il quale Lavitola si trova in carcere, mentre l’ex compagna dell’imprenditore è stata ascoltata a lungo dagli investigatori proprio nell’ambito di quell’inchiesta.
La posizione della donna diventa così particolarmente delicata: da una parte le domande dei magistrati sull’attentato, dall’altra l’esposto presentato contro l’ex compagno e infine la richiesta pubblica rivolta allo stesso Ranucci affinché il figlio minorenne venga lasciato fuori dalla vicenda.
Lavitola in carcere e l’inchiesta sull’attentato
Sul fronte principale dell’indagine, gli investigatori continuano intanto a ricostruire movimenti, rapporti personali e disponibilità economiche di Lavitola nel periodo precedente all’attentato. Tra gli elementi sottoposti ad attenzione ci sarebbe anche un prelievo effettuato nei giorni precedenti l’azione dinamitarda e collegato all’attività di una società operante nel settore dei carbon credit.
Si tratta di elementi che gli inquirenti dovranno collocare all’interno di una ricostruzione complessiva, stabilendo se e quale rapporto possano avere con l’attentato. Lavitola resta detenuto dal 10 agosto sulla base dell’accusa che lo indica come mandante, contestazione che dovrà naturalmente essere verificata nel percorso giudiziario.
L’esposto di Natalia Potenza apre adesso una vicenda distinta, sebbene inevitabilmente collegata sul piano personale alla precedente. Saranno i magistrati del pool antiviolenza a valutare il racconto della donna e gli eventuali elementi a sostegno delle accuse.
Dieci ore davanti ai magistrati e ora un nuovo fronte
Resta soprattutto da capire quale quadro sia emerso dal lungo interrogatorio di Potenza. Quasi dieci ore davanti agli inquirenti rappresentano un passaggio significativo nell’indagine sull’attentato e mostrano quanto gli investigatori ritengano importante ricostruire tutto ciò che ruotava attorno a Lavitola nel periodo precedente e successivo all’esplosione.
Adesso, alla vicenda giudiziaria che riguarda l’attentato a Ranucci se ne aggiunge dunque un’altra. Natalia Potenza accusa l’ex compagno di maltrattamenti, la Procura verifica il contenuto dell’esposto e resta da chiarire se sia stata effettivamente attivata la procedura del Codice rosso. Nel frattempo la donna traccia pubblicamente una linea che considera invalicabile. E lo fa rivolgendosi direttamente a Ranucci: «I figli non si toccano».







