di Franco Gemoli
Basta spostare un partito da una coalizione e il Parlamento cambia colore. Non serve modificare di un decimale le intenzioni di voto di Fratelli d’Italia, Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia o Lega: nella simulazione elaborata da YouTrend per Sky TG24 sulla base dell’ultima Supermedia dei sondaggi e applicata alla riforma elettorale approvata dal Senato, è la collocazione di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci a determinare chi conquista il premio di governabilità. Con FN nel centrodestra, la coalizione guidata da Giorgia Meloni raggiunge il 48,7% e ottiene 226 deputati e 117 senatori; con Vannacci in corsa autonoma, il centrodestra scende al 41,1% e il campo largo, pur rimanendo esattamente al 43,2%, conquista 221 deputati e 110 senatori. È il paradosso politico prodotto dalla simulazione: gli stessi voti disegnano due maggioranze opposte.
Un simulazione, non una previsione
La premessa è indispensabile. Quella realizzata da YouTrend è una simulazione e non una previsione del risultato delle prossime elezioni: prende le attuali intenzioni di voto, costruisce due diverse configurazioni delle coalizioni e ne calcola la traduzione in seggi secondo il sistema previsto dalla riforma. Inoltre, il testo approvato dal Senato deve ancora completare il proprio iter parlamentare. Ma proprio per questo l’esercizio è politicamente significativo: consente di misurare oggi non soltanto quanto valgono i partiti, ma quanto può valere la scelta di allearsi in un sistema nel quale il premio amplifica enormemente il vantaggio della coalizione vincente.
Il punto di snodo è la soglia del 42% prevista dalla riforma: per ottenere il premio, la lista o coalizione che arriva prima deve raggiungere almeno quella percentuale dei voti validi in entrambe le Camere. Con FN il centrodestra la supera arrivando al 48,7%; senza FN scende al 41,1%, mentre il campo largo, al 43,2%, resta sopra la soglia.
Per il Senato, YouTrend rappresenta una composizione complessiva di 205 membri: ai 200 senatori elettivi aggiunge i cinque senatori a vita, portando a 103 la soglia della maggioranza assoluta considerata nella simulazione.
Con Vannacci il centrodestra arriva al 48,7% e conquista 226 deputati
Il primo scenario inserisce Futuro Nazionale nel centrodestra. Secondo la Supermedia utilizzata da YouTrend, Fratelli d’Italia è al 26,9%, Forza Italia e Futuro Nazionale sono appaiati al 7,6%, la Lega è al 5,6% e Noi Moderati all’1%. Sommando queste forze, la coalizione raggiunge il 48,7%.
Dall’altra parte, il campo largo costruito nella simulazione comprende il Partito democratico al 21%, il Movimento 5 Stelle al 12,1%, Alleanza Verdi e Sinistra al 6,3%, Italia Viva al 2,4% e +Europa all’1,4%, per un totale del 43,2%. Azione di Carlo Calenda resta invece fuori dai due schieramenti principali ed è stimata al 3,7%, mentre le altre formazioni raccolgono complessivamente il 4,4%.
La traduzione in seggi produce una maggioranza molto ampia per il centrodestra: 226 deputati contro i 157 del centrosinistra, mentre Azione ne eleggerebbe 14 e gli altri partiti tre. Il risultato si replica al Senato, dove il centrodestra raggiungerebbe 117 seggi, contro i 74 del campo largo, i sei di Azione e i tre attribuiti alle altre formazioni.
Non si tratta dunque di una maggioranza appesa a pochi parlamentari: nello scenario che comprende Vannacci, Meloni avrebbe numeri sufficientemente larghi sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama.
Vannacci corre da solo e il Parlamento si capovolge
È il secondo scenario a mostrare fino in fondo la forza del nuovo meccanismo. YouTrend lascia inalterate tutte le percentuali dei partiti ma colloca Futuro Nazionale fuori dal centrodestra. Il 7,6% di FN resta 7,6%, ma diventa una forza autonoma.
A quel punto il centrodestra formato da FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati scende dal 48,7 al 41,1%. Il campo largo non guadagna nulla e resta al 43,2%, ma passa davanti alla coalizione di Meloni e, superando la soglia del 42%, conquista il premio previsto dal modello.
Il risultato alla Camera viene completamente ribaltato: il centrosinistra passa da 157 a 221 deputati, mentre il centrodestra precipita da 226 a 139. Futuro Nazionale, correndo autonomamente, eleggerebbe 25 deputati, Azione 12 e le altre formazioni tre.
Lo stesso accade al Senato: il campo largo passa da 74 a 110 senatori, il centrodestra da 117 a 69, Futuro Nazionale ne elegge 12, Azione sei e le altre formazioni tre.
Il confronto è impressionante: tra i due scenari il centrodestra perde 87 deputati e 48 senatori. Ma sarebbe sbagliato sostenere che Vannacci “porta” personalmente 87 deputati e 48 senatori. La spiegazione è diversa e politicamente più importante: la sua presenza nella coalizione determina, nella simulazione, quale schieramento supera la soglia decisiva e quindi chi beneficia del meccanismo premiale.
Il centrosinistra conquista 64 deputati in più senza guadagnare un voto
È probabilmente il dato che meglio racconta gli effetti della riforma elettorale. Nei due scenari costruiti da YouTrend il centrosinistra vale sempre il 43,2%. Non prende un voto in più e non cambia composizione. Eppure passa da 157 a 221 deputati, guadagnandone 64, e da 74 a 110 senatori, con un incremento di 36 seggi.
Anche la distribuzione interna mostra la portata dell’effetto. Quando il premio va al centrodestra, il Partito democratico con il 21% eleggerebbe 79 deputati e 37 senatori; il Movimento 5 Stelle con il 12,1% ne avrebbe 45 e 21; AVS con il 6,3% 25 e 12; Italia Viva 8 e 4, mentre +Europa non otterrebbe seggi.
Quando invece Vannacci corre autonomamente e il campo largo diventa lo schieramento vincente, le percentuali rimangono identiche ma il PD sale a 110 deputati e 55 senatori, il M5S a 62 e 30, AVS a 34 e 17, Italia Viva a 12 e 6, mentre +Europa ottiene 3 deputati e 2 senatori.
Il PD, dunque, guadagna 31 deputati senza spostare il proprio 21%; il Movimento 5 Stelle ne guadagna 17 mantenendo il 12,1%; AVS nove restando al 6,3%. Non è un sondaggio che cambia: è il sistema elettorale previsto dalla riforma che moltiplica le conseguenze politiche dello stesso sondaggio.
Meloni può vincere con Vannacci, ma dovrebbe governare con 35 deputati di FN
La simulazione contiene però un secondo problema per Giorgia Meloni. Vannacci non sarebbe soltanto l’alleato necessario per raggiungere il 48,7%: una volta entrato nella coalizione, Futuro Nazionale diventerebbe una delle sue componenti parlamentari più forti.
Con FN nel centrodestra, Fratelli d’Italia avrebbe 125 deputati e 63 senatori, Forza Italia 35 deputati e 19 senatori, Futuro Nazionale esattamente 35 e 19, la Lega 26 e 13, Noi Moderati 5 e 3.
Il dato modifica radicalmente gli equilibri interni. Con il 7,6%, Vannacci avrebbe la stessa rappresentanza parlamentare di Forza Italia e supererebbe nettamente la Lega di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e leader del Carroccio, che con il 5,6% si fermerebbe a 26 deputati e 13 senatori.
Futuro Nazionale non entrerebbe quindi nell’eventuale maggioranza come forza marginale chiamata semplicemente a completare la coalizione. Avrebbe un gruppo parlamentare numericamente consistente e sufficiente per pesare sulla formazione del governo, sui rapporti tra gli alleati e sulle scelte politiche dell’esecutivo.
È qui che emerge il vero dilemma per Meloni: senza Vannacci, nella simulazione perde; con Vannacci vince, ma rende Vannacci molto più forte.
Senza FN anche Fratelli d’Italia scende da 125 a 91 deputati
L’effetto del mancato premio colpisce tutti i partiti del centrodestra. Fratelli d’Italia resta al 26,9%, ma passa dai 125 deputati e 63 senatori dello scenario vincente a 91 deputati e 44 senatori. Forza Italia, pur restando al 7,6%, scende da 35 a 26 deputati e da 19 a 13 senatori. La Lega passa da 26 a 19 deputati e da 13 a 10 senatori; Noi Moderati da cinque a tre deputati e da tre a due senatori.
È quindi la stessa Giorgia Meloni a pagare il prezzo parlamentare più elevato dell’eventuale corsa solitaria di Vannacci: FdI perderebbe 34 deputati e 19 senatori rispetto allo scenario nel quale FN partecipa alla coalizione.
La conseguenza politica va oltre la semplice aritmetica. Se queste intenzioni di voto si consolidassero, il confronto tra Meloni e Vannacci non riguarderebbe più soltanto la concorrenza elettorale nell’area di destra. Riguarderebbe direttamente la possibilità stessa per il centrodestra di superare la soglia necessaria per il premio e governare.
Il paradosso Salvini: Futuro Nazionale diventerebbe più grande della Lega
Dentro quei numeri c’è poi una partita particolare, quella tra Roberto Vannacci e Matteo Salvini. Futuro Nazionale viene stimato al 7,6%, due punti sopra la Lega al 5,6%. Se entrambi partecipassero alla stessa coalizione vincente, FN eleggerebbe 35 deputati e 19 senatori, contro 26 deputati e 13 senatori del Carroccio.
Il partito nato attorno all’ex generale, dunque, diventerebbe parlamentariamente più forte della Lega con cui Vannacci ha consumato la propria separazione politica. Un rapporto di forza destinato inevitabilmente a pesare sugli equilibri del centrodestra e, soprattutto, sul ruolo di Salvini in una futura maggioranza.
La questione non sarebbe più soltanto se Meloni possa accettare Vannacci nella coalizione, ma a quali condizioni politiche Vannacci accetterebbe di entrarvi.
E fuori dai due blocchi rimane il 3,7% di Calenda
C’è infine un’altra variabile che la simulazione lascia aperta. Azione di Carlo Calenda, leader del partito, viene accreditata del 3,7% e tenuta fuori sia dal centrodestra sia dal campo largo. Nello scenario con Vannacci alleato di Meloni otterrebbe 14 deputati e sei senatori; con FN autonomo, 12 deputati e sei senatori.
È un elemento tutt’altro che marginale perché il campo largo che YouTrend porta al 43,2% comprende PD, M5S, AVS, Italia Viva e +Europa, ma non Azione. Ciò significa che la geografia delle alleanze non è necessariamente esaurita dai due scenari proposti.
Non sarebbe corretto, però, sommare semplicemente il 3,7% di Azione al 43,2% e conservare invariata la distribuzione dei seggi: cambiando la composizione delle coalizioni dovrebbe essere ricalcolata l’intera simulazione. Politicamente il dato rimane: in un sistema nel quale pochi punti possono determinare l’accesso al premio, anche Calenda conserva una capacità negoziale superiore al semplice peso percentuale del suo partito.
La riforma trasforma le alleanze nella vera partita
La simulazione YouTrend per Sky TG24 racconta dunque qualcosa che va oltre il sondaggio della settimana. FdI può essere al 26,9%, il PD al 21%, il M5S al 12,1%, Forza Italia e Futuro Nazionale al 7,6%, AVS al 6,3% e la Lega al 5,6%, ma la domanda decisiva diventa un’altra: chi si presenta insieme a chi?
Con Vannacci nel centrodestra, Meloni dispone secondo il modello di 226 deputati e 117 senatori. Senza Vannacci, gli stessi rapporti di forza elettorali consegnano al centrosinistra 221 deputati e 110 senatori. In mezzo ci sono 25 deputati e 12 senatori di Futuro Nazionale autonomo e il 3,7% di Azione ancora fuori dai blocchi.
È soltanto una simulazione costruita sui sondaggi di oggi, con una riforma elettorale che deve ancora completare il proprio iter parlamentare e alleanze che dovranno essere definite prima delle elezioni. Ma proprio per questo offre un’indicazione politica difficilmente ignorabile: il sistema previsto dalla riforma non rende decisivo soltanto chi prende più voti. Rende decisivo chi riesce a tenere insieme i voti necessari per superare la soglia che apre l’accesso al premio.
E nella fotografia scattata da YouTrend quel ruolo ha oggi un nome preciso: Roberto Vannacci.







