Salvini apre alla Russia, Mosca applaude ma lo gela sul gas: «Tornerà in Italia solo se ne avremo ancora e ci converrà»

Puntata di Porta a porta in onda su Raiuno. Pictured Matteo Salvini Ministro Infrastrutture- foto IPA @lacapitalenews.it

Prima l’applauso dell’ambasciatore russo, che vede in Matteo Salvini l’avanguardia di un possibile cambio di rotta dell’Italia nei confronti di Mosca. Poi la doccia fredda del Cremlino: il gas russo potrà anche tornare un giorno verso l’Europa occidentale e quindi verso l’Italia, ma soltanto se a Mosca converrà e, soprattutto, se ce ne sarà ancora abbastanza da vendere dopo che buona parte delle forniture è stata dirottata verso altri mercati.

È il singolare botta e risposta a distanza seguito all’incontro di Milano tra il vicepremier e ministro dei Trasporti e una rappresentanza di imprenditori italiani che continuano a lavorare in Russia. Un appuntamento che Salvini ha utilizzato per ribadire una posizione ormai consolidata: mantenere aperti i canali con Mosca e prepararsi alla ricostruzione dei rapporti economici quando la guerra in Ucraina sarà terminata. Una linea accolta con entusiasmo dall’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov, molto meno, almeno sul gas, dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Mosca applaude Salvini: «Ritorno al realismo e al buon senso»

Paramonov non usa mezzi termini. L’incontro organizzato a Milano dal presidente di Gim Unimpresa Vittorio Torrembini rappresenterebbe «l’incipit di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso». Un’investitura politica significativa, accompagnata dall’auspicio che le posizioni emerse durante il confronto possano arrivare direttamente sul tavolo di Giorgia Meloni e degli altri esponenti dell’esecutivo.

«Auspico che le valutazioni espresse in questa sede vengano portate all’attenzione degli altri vertici del governo italiano e dei ministri competenti», afferma infatti l’ambasciatore. Secondo Paramonov, qualcosa starebbe cambiando anche nell’opinione pubblica occidentale. Una parte crescente dei cittadini, sostiene il diplomatico, comincerebbe a interrogarsi sull’effettiva convenienza della politica adottata nei confronti della Russia e sulle conseguenze economiche delle sanzioni.

Il ragionamento riguarda soprattutto le imprese. Paramonov sostiene che gli imprenditori italiani abbiano sperimentato direttamente la riduzione delle opportunità commerciali provocata dalla rottura dei rapporti con Mosca e accusa l’Unione europea di aver dichiarato «de facto» alla Russia «una guerra ibrida», della quale le sanzioni rappresenterebbero uno degli strumenti principali.

È naturalmente la lettura politica di Mosca. Ma i numeri utilizzati dall’ambasciatore servono a rafforzarne il messaggio: secondo Paramonov, gli scambi commerciali tra Italia e Russia si sarebbero ridotti di quasi dieci volte e la cooperazione energetica sarebbe stata quasi completamente azzerata.

Salvini: «Sciocco chiudere i canali con Mosca»

Salvini non nasconde da tempo la propria convinzione che l’Europa debba tornare prima o poi a dialogare con la Russia. E durante l’incontro milanese ha insistito sulla necessità di non interrompere definitivamente i rapporti economici e diplomatici. Il vicepremier ha parlato anche con l’agenzia ufficiale russa Tass, offrendo così a Mosca un ulteriore segnale politico. Per il leader della Lega sarebbe «sciocco» chiudere i canali e, una volta concluso il conflitto ucraino, l’Italia potrebbe tornare anche ad acquistare gas russo. Alla domanda sulla possibilità di ripristinare quelle forniture, Salvini ha risposto «assolutamente». Ed è proprio su questo punto che da Mosca è arrivata una risposta decisamente meno calorosa.

Peskov gela Salvini: il gas russo? «Se ci converrà»

Il Cremlino non chiude la porta, ma mette immediatamente in chiaro che il mondo energetico nel frattempo è cambiato. La Russia potrà tornare a esportare gas verso l’Europa occidentale «se queste forniture saranno vantaggiose, innanzitutto, e se sarà possibile riservare i volumi di gas necessari», ha spiegato Peskov. Il motivo è semplice: «Molti volumi sono già stati dirottati verso destinazioni alternative».

In altre parole, se Salvini immagina un ritorno alla situazione precedente alla guerra una volta raggiunta la pace, Mosca avverte che non basterà semplicemente riaprire i rubinetti. Negli anni della rottura con l’Europa, la Russia ha cercato nuovi mercati per le proprie risorse energetiche e quelle forniture potrebbero non essere più immediatamente disponibili per i vecchi clienti europei. E soprattutto dovrà esserci una convenienza economica per Mosca.

L’ambasciatore russo attacca la linea del governo italiano

Il sostegno a Salvini diventa ancora più politicamente delicato quando Paramonov contrappone apertamente la posizione del leader della Lega alla politica seguita finora dall’Italia.

Secondo l’ambasciatore, «fino a pochissimo tempo fa» nel nostro Paese sarebbe mancato un vero dibattito pubblico sulle conseguenze economiche della rottura con la Russia «a causa della rigida linea proscrittiva adottata dal governo italiano». Ora, sostiene, la situazione starebbe cambiando. Il tema dei rapporti con Mosca e il costo economico delle sanzioni sarebbero entrati nel confronto politico tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione.

Paramonov arriva quindi a una conclusione ancora più esplicita: «Sembra che l’Italia stia cominciando a riprendersi e a rendersi conto di aver pagato un prezzo smisuratamente alto per partecipare alla politica antirussa di Bruxelles». E sostiene che stia crescendo la consapevolezza che quella scelta sia stata «un errore» e che sia arrivato il momento di riflettere su come «ripristinare e rilanciare i rapporti economici con la Russia».

Salvini diventa così una sponda per Mosca nella maggioranza

È qui che la vicenda assume un peso che va oltre il gas. Paramonov individua esplicitamente nell’iniziativa di Salvini un possibile punto di partenza per modificare la politica italiana verso la Russia e invita gli altri componenti del governo a prenderne atto.

Il leader leghista si ritrova così ancora una volta nella posizione più distante rispetto alla linea seguita dall’esecutivo sulla Russia e sull’Ucraina. Mosca osserva con evidente interesse questa differenza e prova a valorizzarla. Ma proprio mentre l’ambasciatore russo indica Salvini come esempio di «realismo, pragmatismo e buon senso», dal Cremlino arriva il promemoria più concreto.

Anche se domani l’Italia decidesse di ricucire completamente i rapporti con Mosca, non è affatto detto che si possa tornare semplicemente al mondo precedente alla guerra. La Russia ha cambiato mercati, clienti e rotte energetiche. Salvini tende la mano. Mosca la stringe sul piano politico. Sul gas, invece, presenta già il conto delle condizioni.