Giallo della ricina, raffica di interrogatori a Pietracatella: quattro ore alla prof amica di Gianni Di Vita, «svolta vicina»

Pietracatella, il giallo della ricina

Il giallo della ricina di Pietracatella potrebbe essere arrivato a uno snodo decisivo. Tre nuove convocazioni in Questura nel giro di appena tre giorni, interrogatori durati ore e investigatori al lavoro persino di domenica. Al centro degli approfondimenti ci sarebbero alcune incongruenze emerse dalle testimonianze raccolte nei mesi scorsi.

L’indagine riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate dalla ricina nel dicembre 2025. Un caso che per mesi ha lasciato aperta soprattutto una domanda: come è arrivata quella sostanza nella casa della famiglia e perché soltanto madre e figlia ne sono rimaste vittime?

Quattro ore in Questura per Monia, l’amica di Gianni Di Vita

Domenica 13 settembre negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso è tornata Monia, professoressa di matematica e amica di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. La donna è arrivata intorno alle 8 ed è uscita quattro ore dopo. È stata ascoltata come persona informata sui fatti e non si tratta della sua prima convocazione: gli investigatori l’avevano già sentita in agosto e il 20 agosto si era svolto anche un lungo confronto con Gianni Di Vita.

Proprio in quella circostanza sarebbero emerse divergenze nelle dichiarazioni rese agli inquirenti. Il nuovo interrogatorio assume quindi un peso particolare, soprattutto perché inserito in una raffica di convocazioni concentrate nell’arco di poche ore.

Riascoltate anche due cugine di Gianni Di Vita

Sabato pomeriggio gli investigatori hanno ascoltato a lungo un’altra cugina dell’ex sindaco di Pietracatella. Venerdì, invece, era tornata in Questura per circa tre ore Laura Di Vita, anche lei cugina di Gianni. Il punto sul quale starebbe lavorando la Squadra Mobile riguarda versioni contrastanti fornite da alcuni testimoni su circostanze finite sotto la lente degli investigatori.

Non è stato reso noto quali siano esattamente queste circostanze. E proprio il riserbo che circonda questa nuova fase dell’inchiesta impone cautela: al momento le persone convocate vengono ascoltate come persone informate sui fatti e non risultano contestazioni nei loro confronti. La concentrazione degli interrogatori, tuttavia, lascia intravedere un’accelerazione dell’indagine.

Il mistero della ricina e gli esami su Gianni Di Vita

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo essersi sentite male nei giorni successivi a una cena consumata in famiglia il 23 dicembre. Inizialmente si pensò a una gastroenterite o a un’intossicazione alimentare. Gli esami tossicologici portarono invece alla scoperta della ricina, una tossina estremamente potente.

Gianni Di Vita aveva riferito di aver accusato disturbi gastrointestinali negli stessi giorni. Nel suo sangue, però, non vennero trovate tracce della sostanza. Successivi accertamenti effettuati in Germania hanno escluso anche un’esposizione precedente alla ricina. Da allora l’inchiesta è diventata un’indagine per duplice omicidio premeditato.

Gli investigatori cercano la crepa nelle testimonianze

Sono stati ricostruiti pasti, alimenti presenti nell’abitazione, regali ricevuti dalla famiglia, rapporti personali e movimenti dei giorni precedenti al Natale. Sono stati acquisiti dispositivi elettronici e ascoltate decine di persone. Adesso gli investigatori sembrano essere tornati sulle parole dei testimoni.

Tre convocazioni ravvicinate e quattro ore di domande alla professoressa amica di Gianni Di Vita suggeriscono che la Squadra Mobile stia cercando di verificare punto per punto dichiarazioni che non coincidono.E l’impressione che filtra dall’ultima accelerazione investigativa è che una svolta possa essere vicina. Dopo quasi nove mesi, resta però intatto il cuore del mistero di Pietracatella: chi ha portato la ricina nella casa dei Di Vita e perché Antonella e Sara sono morte mentre Gianni è sopravvissuto?