Pietracatella, Antonella e Sara uccise con la ricina: attesa per gli esami dalla Germania, fari sui rapporti di Gianni Di Vita

Il giallo della ricina di Pietracatella

Il silenzio degli investigatori, le audizioni degli ultimi giorni e soprattutto l’attesa per i risultati delle analisi effettuate in Germania. A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, il giallo di Pietracatella potrebbe avvicinarsi a un passaggio decisivo. Le due donne morirono dopo essere state avvelenate con la ricina e gli inquirenti stanno cercando di ricostruire non soltanto attraverso quale alimento sia stata somministrata la sostanza, ma anche chi possa averla procurata e utilizzata.

Nella giornata di giovedì 3 settembre non erano previste nuove audizioni in Questura a Campobasso, dopo quelle di due persone legate ad Antonella e al marito Gianni Di Vita. L’attenzione rimane concentrata anche sulla rete di rapporti che circondava la famiglia, mentre vengono attesi gli esiti degli accertamenti scientifici sui reperti sequestrati.

A fare il punto è stata Vita in Diretta Estate, che da settimane segue gli sviluppi dell’inchiesta.

L’attesa per gli esami del Robert Koch Institute

Una parte importante delle risposte potrebbe arrivare dalla Germania. Gli investigatori attendono infatti i risultati degli accertamenti effettuati dal Robert Koch Institute di Berlino, che potrebbero fornire nuovi elementi sulla presenza della ricina e soprattutto sul possibile vettore utilizzato per avvelenare Antonella e Sara.

Secondo quanto riferito durante la trasmissione Rai, intorno al 7 settembre potrebbero arrivare novità importanti. Tra gli elementi ancora in attesa di conferma ufficiale ci sarebbe anche la negatività alla ricina di Gianni Di Vita e dell’altra figlia Alice.

Una circostanza significativa nella ricostruzione di quanto avvenne durante le festività natalizie. Al centro degli accertamenti resta infatti la cena del 23 dicembre, alla quale parteciparono Antonella, Sara e Gianni. Alice, invece, quella sera si trovava fuori casa con alcune amiche.

Individuare con certezza l’alimento attraverso il quale sarebbe stata somministrata la ricina potrebbe restringere sensibilmente il campo investigativo e aiutare a ricostruire tempi e modalità dell’avvelenamento.

Le audizioni e l’attenzione sui rapporti di Gianni Di Vita

Parallelamente agli accertamenti scientifici continuano le audizioni delle persone che conoscevano la famiglia. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il tessuto di relazioni personali intorno alle due vittime e a Gianni Di Vita.

Nelle ore precedenti erano state ascoltate due persone indicate come amici di Antonella e Gianni. Una delle audizioni sarebbe durata diverse ore.

Durante Vita in Diretta Estate, la giornalista Antonella Delprino, che ha seguito a lungo il caso direttamente da Pietracatella, ha proposto una propria lettura dell’attività investigativa. Secondo Delprino, il fatto che da mesi gli accertamenti insistano sui rapporti personali di Gianni indicherebbe che proprio quella rete di relazioni rappresenta uno dei terreni sui quali gli inquirenti stanno cercando risposte.

Si tratta, è bene precisarlo, di una valutazione giornalistica e non dell’indicazione di una responsabilità attribuita dagli investigatori.

Il colloquio di Gianni con i parenti di Antonella

Delprino ha inoltre riferito un particolare finora poco conosciuto. Dopo il lungo confronto con una persona ascoltata dagli investigatori, Gianni Di Vita avrebbe parlato con i familiari di Antonella.

«Anche loro sono pieni di dubbi», ha raccontato la giornalista, aggiungendo poi una frase destinata inevitabilmente ad attirare l’attenzione: «Lui ha ammesso alcune cose, non posso dire cosa».

Non è stato specificato a che cosa si riferiscano queste presunte ammissioni né quale eventuale rilevanza possano avere per l’inchiesta. Delprino ha anzi sottolineato di non riuscire ancora a comprendere quale collegamento possa esistere tra alcune abitudini dell’uomo e la morte della moglie e della figlia.

Un elemento che impone quindi particolare cautela: allo stato delle informazioni disponibili, il contenuto del colloquio non è noto e non è possibile attribuirgli un significato investigativo preciso.

La pista passionale e il mistero della ricina

Tra le ipotesi prese in considerazione nel racconto televisivo compare anche quella passionale, senza che al momento sia indicata come unica pista seguita.

Resta soprattutto una domanda: come si è arrivati alla ricina?

La sostanza è una tossina estremamente pericolosa ricavabile dai semi della pianta di ricino. Nel territorio molisano la pianta può crescere spontaneamente e la sua presenza non rappresenta quindi, da sola, un elemento in grado di indicare chi abbia materialmente preparato o somministrato il veleno.

Per gli investigatori diventa invece fondamentale comprendere chi potesse conoscerne le caratteristiche, chi potesse procurarsela e attraverso quale alimento sia arrivata alle due vittime.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che gli accertamenti tedeschi potrebbero rivelarsi determinanti.

Il giallo di Pietracatella verso un passaggio decisivo

A distanza di mesi, dunque, l’inchiesta continua a muoversi su due piani: quello scientifico, attraverso le analisi dei reperti, e quello investigativo, con la ricostruzione delle relazioni e delle ultime settimane di vita di Antonella e Sara.

L’assenza di nuove audizioni nella giornata del 3 settembre non significa necessariamente che l’indagine sia ferma. Al contrario, gli investigatori sembrano attendere elementi capaci di confermare o smentire le ipotesi costruite nei mesi scorsi.

Le risposte più importanti potrebbero arrivare proprio da Berlino. Se gli esami riuscissero a individuare con maggiore precisione il vettore attraverso il quale la ricina è stata somministrata, il mistero della cena del 23 dicembre potrebbe finalmente restringersi attorno a una sequenza di fatti più precisa.

Perché dopo nove mesi il punto centrale resta immutato: Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono state avvelenate. Ora bisogna stabilire chi abbia messo la ricina nel loro cibo e perché.