Più viaggi, meno giorni di permanenza: la rivoluzione delle ferie “spezzettate” degli italiani

Estate Turismo 1

Più viaggi, meno giorni di permanenza nelle località turistiche. Gli italiani scelgono la formula delle microvacanze pur di non rinunciare alla possibilità di trascorrere qualche giorno lontano da casa. Confturismo-Confcommercio e Federalberghi stimano infatti 36,2 milioni di italiani in partenza tra giugno e settembre. Questo flusso genera un giro d’affari imponente, calcolato in circa 43 miliardi di euro.

Il volume di affari sarà di 43 miliardi di euro. La distribuzione economica evidenzia come agosto rimanga il fulcro della spesa con 16,5 miliardi, seguito da luglio con 12,9 miliardi e giugno con 11,5 miliardi. Settembre, pur essendo in crescita, contribuisce per 2,1 miliardi di euro. Analizzando la spesa media pro capite, i dati mostrano una forbice tra i 917 euro rilevati da Federalberghi (circa 94 euro al giorno) e i 1.165 euro stimati da Confturismo, segno di come la gestione del budget vari sensibilmente in base alla tipologia di viaggio scelta. Per un secondo viaggio le associazioni di categoria stimano una spesa di 527 euro a persona, circa 127 euro al giorno.

La distribuzione della spesa

La spesa per le vacanze si spalma su tutte le componenti della filiera turistica. Il 28,7% del budget di chi va in vacanza è destinato ai pasti (colazioni, pranzi e cene), il 23,4% al pernottamento, il 21,8% alle spese di viaggio, l’11,3% allo shopping e il 14,8% per tutte le altre spese (divertimenti, escursioni e gite).

Tra le tipologie di alloggio scelte dagli italiani per trascorrere le vacanze, la preferenza va all’albergo e al villaggio turistico (30,6%). Seguono la casa di parenti e amici (28,6%), la seconda casa di proprietà (11,9%), il B&B (7,8%), il campeggio (6,8%), l’affitto breve (5,1%), il residence (4,7%) e l’agriturismo (2,6%).

Il 41,4% ha prenotato il proprio soggiorno contattando direttamente la struttura o utilizzando il suo sito internet: 3 italiani su 4 (74,4%) hanno confermato le partenze con un anticipo da uno a due mesi.

Più viaggi, meno giorni di permanenza

La vera novità dell’anno è la scelta del 58% degli italiani di distribuire le proprie vacanze in più periodi separati. Solo un quarto della popolazione ha programmato un’unica vacanza estiva, tendenzialmente di breve durata. Questo cambio di paradigma è confermato dal fatto che il 69% dei viaggiatori prevede uno o più brevi soggiorni, superando la quota di chi effettuerà la classica vacanza di almeno una settimana (52%).

Dettagliando la durata, la vacanza principale dura in media 9,8 giorni, mentre i soggiorni aggiuntivi si accorciano drasticamente a una media di 4,2 giorni. Circa il 28,9% dei vacanzieri farà più di un periodo di svago oltre a quello principale: tra questi, il 15,1% arriverà a compiere ben tre interruzioni lavorative durante l’estate.

Destinazione Italia: sicurezza e prossimità

Le incertezze dello scenario internazionale giocano un ruolo cruciale nella scelta delle mete. Si registra una drastica contrazione dei viaggi verso l’estero, con la quota di italiani che varca i confini nazionali che scende dal 44% al 37% secondo Confturismo, mentre Federalberghi stima che addirittura l’87,6% dei vacanzieri resterà nel Belpaese.

Le preferenze per chi resta in Italia sono così suddivise: mare 75,1%, montagna 13,7%, città d’arte 4,8%, laghi 3,4%. Per quel ridotto 12,4% che sceglierà l’estero, la preferenza cade su mete facilmente raggiungibili o paesi limitrofi come Croazia, Grecia e Spagna (53,0%), seguite dalle grandi capitali europee (19%). I viaggi verso paesi extraeuropei sono più che dimezzati rispetto all’anno precedente.

L’auto privata rimane il mezzo di trasporto egemone, scelta dal 64,4% dei viaggiatori, seguita dall’aereo (25,1%) e dal treno (3,3%). La scelta della località è guidata principalmente dalle bellezze naturali (65,2%), ma anche dall’abitudine (32,7%) e dalla facilità di raggiungimento (28,2%).

Chi parte e chi resta

Nonostante il boom di partenze (circa tre milioni in più rispetto al 2025), persiste una significativa fetta di popolazione che non potrà permettersi vacanze. Il 48,5% della popolazione resterà a casa, e per oltre la metà di questi (52,8%) la motivazione è la mancanza di liquidità. Il divario reddituale è netto: tra le famiglie con reddito inferiore ai 18.000 euro, il 31% non partirà affatto. Al contrario, oltre il 60% delle famiglie con reddito superiore ai 54.000 euro programmerà più periodi di vacanza includendo soggiorni lunghi. Le prospettive strategiche: borghi e destagionalizzazione

Manfred Pinzger, presidente di Confturismo-Confcommercio, sottolinea come la tendenza alla frammentazione rappresenti un’opportunità per la valorizzazione delle aree interne e dei borghi, ma richieda una strategia condivisa per governare i flussi nelle aree a maggiore pressione. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, evidenzia invece con ottimismo come la vacanza si stia spalmando in modo più strutturato su tutti i quattro mesi estivi, permettendo una migliore attivazione delle filiere territoriali e confermando il valore aggiunto dei servizi alberghieri.

L’estate 2026 racconta un’Italia che, pur tra mille difficoltà economiche, non rinuncia al viaggio, ma lo reinventa attraverso la prossimità, la brevità e la frequenza, trasformando la vacanza da evento isolato a stile di vita stagionale.