Parte dalla Sicilia l’onda lunga della protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti che dovrebbe culminare con uno stop di 5 giorni e sit-in in 100 piazze italiane. Il fermo del settore è stato annunciato da Unatrans, il coordinamento unitario delle associazioni di categoria, ed è previsto dal 20 al 25 aprile. La Commissione di garanzia sugli scioperi ha chiesto la revoca del blocco. Per le imprese la situazione è diventata insostenibile. Già a febbraio, ben prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente, la Cgia aveva avvertito che l’aumento dei pedaggi autostradali, pari a circa l’1,5%, e quello del gasolio per autotrazione, cresciuto del 3,6%, avevano determinato un deciso incremento dei costi fissi per le imprese. Le ultime stime dicono che con il gasolio oltre i 2,04 euro al litro sulla rete ordinaria e con punte superiori in autostrada, per ogni veicolo pesante si spenderanno 9mila euro in più all’anno.
In Sicilia è già tutto fermo
A Catania e Palermo è già in atto un blocco che rischia di paralizzare il traffico merci da e verso l’isola. Decine i tir fermi nelle aree di sosta e di scarico dei porti delle due città, dove pure sono segnalate lunghe code ai distributori di carburante e prime avvisaglie di corsa all’accaparramento di generi alimentari e di generi prima necessità per paura di uno stop prolungato delle consegne a negozi, supermercati e centri commerciali. Gli autotrasportatori intermodali, quelli che imbarcano tir e autoarticolati da e per la Sicilia, protestano contro l’aumento dei noli navali e contro le tasse ambientali europee. Il blocco della logistica avviato nell’isola punta anche a contestare le misure messe in campo per contrastare gli aumenti del carburante causati dalla guerra in Medio Oriente.
Gli autotrasportatori chiedono lo stop dei rincari e ristori
A giudizio di Unatrans, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali di settore, le misure messe in campo finora «contro i rincari fuori controllo dei carburanti», «si sono rivelate insufficienti e, nei fatti, non stanno offrendo risposte adeguate alla gravità dell’emergenza in corso». Le associazioni dei trasportatori chiedono «lo stanziamento di risorse adeguate per compensare le perdite subite dalle imprese», «la sospensione e il differimento dei versamenti fiscali e contributivi, per garantire alle imprese liquidità immediata» ed «interventi contro le violazioni delle norme sui costi della sicurezza» legati, questi ultimi, alla diffusione del lavoro sommerso che sfrutta l’impiego di mezzi e personale non in regola.
L’intervento del Governo
Con il Decreto carburanti del 18 marzo scorso il Governo ha stanziato 100 milioni di euro a favore degli autotrasportatori. Ne potranno beneficiare in termini di credito d’imposta per coprire le spese per l’acquisto del carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio nella misura del 20%. Per Unatrans il provvedimento attuato dal Governo è insufficiente.
Per i trasportatori la riduzione delle accise è un’arma a doppio taglio
A preoccupare le imprese è anche il taglio delle accise sul gasolio che potrebbe avere effetti negativi per il settore. La riduzione, pur determinando un contenimento del prezzo ai distributori, comporta al tempo stesso la diminuzione della base di calcolo dei rimborsi riconosciuti agli autotrasportatori, con un conseguente ridimensionamento del beneficio complessivo.
Bruxelles prepara nuove contromisure
Un aiuto potrebbe arrivare presto dall’Ue. Le associazioni degli autotrasportatori contano infatti su un nuovo “Temporary Framework”, il quadro di sostegno temporaneo che Bruxelles ha già messo in campo durante la pandemia per consentire agli Stati membri di sostenere l’economia. Un provvedimento che nel caso di crisi gravi consente di derogare alle normali regole sugli aiuti di Stato. Ne discuterà il Consiglio europeo informale del 23 e 24 aprile a Cipro. Al centro del confronto tra i leader dei 27 c’è la crisi economica determinata dalla guerra in Medio Oriente.







