Il destino dello scacchiere mediorientale e della sicurezza marittima mondiale si decide all’Eliseo. È in corso a Parigi il vertice dei leader convocato dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer, un summit cruciale a cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni partecipa in presenza. Sul tavolo, una missione ad altissimo rischio: garantire il ritorno alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il commercio globale oggi sotto scacco.
L’Iran alza il muro
La partita diplomatica si preannuncia durissima. Per la prima volta, Teheran ha espresso una contrarietà netta al piano dei “Volenterosi” (la coalizione a guida europea). Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha lanciato un avvertimento che sa di sfida: “Qualsiasi mossa o interferenza a Hormuz non farebbe altro che complicare la situazione”.
Secondo la visione iraniana, la stabilità dell’area non ha bisogno di interventi esterni: “La sicurezza dello Stretto è garantita da decenni e, con l’aiuto degli Stati regionali, l’Iran è in grado di assicurare la navigabilità della via, a condizione che cessino le interferenze e l’attuale guerra”.
La minaccia dei Pasdaran
Oltre allo scontro diplomatico, preoccupano le minacce concrete. Teheran ha già ventilato l’ipotesi di “chiudere” il Mar Rosso con l’appoggio dei ribelli Houthi. Ma l’allarme rosso riguarda il “pedaggio” per le navi in transito avanzato dai Pasdaran, una misura che l’Europa bolla come illegale.
In questo clima incandescente, spunta l’ipotesi di una missione di sminamento. Al vertice militare di Parigi ha partecipato anche lo staff della Marina italiana, pronta a fare la sua parte qualora le condizioni lo permettano. La ministra francese della Difesa, Catherine Vautrin, è stata categorica: ”Non vogliamo un pedaggio” a Hormuz, aggiungendo che ”nessuno sa al momento in cui ci parliamo se lo Stretto è minato o meno”.
Macron e Starmer, difesa diplomatica
Il fronte europeo cerca di muoversi con cautela per evitare l’escalation. Emmanuel Macron ha chiarito che la forza multinazionale sarà “strettamente difensiva e distinta dai belligeranti” e che “punterà a un dispiegamento appena la situazione lo consentirà”. L’obiettivo resta la pace: “Non deve essere risparmiato alcuno sforzo per giungere rapidamente a una soluzione solida e duratura del conflitto in Medio Oriente attraverso le vie diplomatiche”.
Sullo sfondo emerge però una frattura profonda con Washington. Il premier britannico Keir Starmer sembra sempre più lontano dalla linea dura di Donald Trump, escludendo la partecipazione del Regno Unito al “blocco navale” americano. “Questo è il momento di mostrare una leadership chiara e calma, e – a dispetto delle difficoltà – la Gran Bretagna è pronta a fare la sua parte”, ha dichiarato Starmer, ribadendo che l’impegno è volto ad “assicurare la libertà di navigazione una volta finito il conflitto”.
Intanto, la coalizione si allarga: anche l’India ha confermato di partecipare al vertice dei volenterosi, dichiarando: “Siamo stati invitati da Francia e Gb alla missione per Hormuz”.







