Il presunto sistema di spionaggio al servizio della Russia avrebbe cercato di infiltrarsi perfino in Vaticano. È quanto emerge dalle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma che ha portato agli arresti domiciliari degli ex appartenenti ai servizi segreti italiani Raoul Gavino Piras e Vincenzo Di Pasquale. Tra i dialoghi acquisiti dagli investigatori compare infatti il riferimento a una presunta fonte interna alla Santa Sede che avrebbe potuto fornire informazioni considerate di interesse per interlocutori russi. Un elemento che, allo stato, resta tutto da verificare.
Le intercettazioni e la presunta fonte in Vaticano
Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, Piras avrebbe raccontato di essersi attivato per costruire contatti all’interno della Segreteria di Stato vaticana, sostenendo di essere riuscito ad accedere a informazioni riservate grazie a una rete di relazioni sviluppata negli anni.
Nelle conversazioni intercettate, l’ex 007 fa anche riferimento a somme di denaro che, a suo dire, sarebbero state versate come contributi collegati all’Obolo di San Pietro durante il pontificato di Papa Francesco. Secondo il suo racconto, questi rapporti gli avrebbero consentito di ottenere notizie di particolare interesse.
Gli inquirenti, tuttavia, sottolineano che tali affermazioni non risultano al momento riscontrate e potrebbero configurarsi come semplici millanterie. Proprio per questo motivo la Procura sta verificando l’effettiva attendibilità delle dichiarazioni contenute nelle intercettazioni.
Il racconto sulla cartella clinica del Pontefice
Tra i passaggi più delicati dell’inchiesta compare anche un episodio che Piras definisce un “precedente storico”. Nel dialogo con Di Pasquale racconta che alcuni soggetti legati alla Cina avrebbero cercato di ottenere la cartella clinica del Pontefice durante un ricovero ospedaliero.
Secondo il racconto dell’indagato, l’operazione sarebbe stata gestita attraverso intermediari e avrebbe fruttato circa 250 mila euro. Anche su questo episodio, però, gli investigatori precisano che non esistono al momento elementi di riscontro e che la vicenda resta oggetto di approfondimento.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, prosegue quindi su più fronti per accertare se dietro i racconti degli ex appartenenti ai servizi segreti si nascondesse una reale rete di acquisizione di informazioni riservate oppure una serie di dichiarazioni prive di fondamento.







