Mondiali 2026, le quattro regine si giocano la Coppa: Francia favorita, Spagna da applausi, Inghilterra e Argentina non muoiono mai

Le sorprese sono finite. Il Mondiale a 48 squadre porta in semifinale Francia, Argentina, Spagna e Inghilterra, le prime quattro nazionali del ranking Fifa: mai prima d’ora le grandi favorite avevano occupato tutte insieme gli ultimi quattro posti disponibili. Martedì 14 luglio Francia e Spagna si affronteranno a Dallas, mentre mercoledì 15 Inghilterra e Argentina si sfideranno ad Atlanta. Le vincitrici giocheranno la finale del 19 luglio nel New Jersey.

La Francia arriva alla resa dei conti con più talento, più soluzioni e una sensazione di superiorità che cresce partita dopo partita. La Spagna conserva il calcio più riconoscibile, ma alcuni uomini chiave accusano stanchezza. L’Inghilterra ha imparato a soffrire e a ribaltare le partite. L’Argentina, invece, continua a vivere sul filo e a salvarsi grazie alla forza di un gruppo costruito attorno all’ultimo Mondiale di Lionel Messi.

Francia-Spagna, il talento contro il possesso

La Francia parte davanti a tutte. Didier Deschamps dispone della rosa più profonda, dell’attacco più esplosivo e di un Kylian Mbappé che ha già segnato 20 gol in 20 partite mondiali. I Bleus attaccano con velocità, cambiano ritmo senza perdere equilibrio e trovano gol anche lontano dal loro capitano.

Il punto fragile resta la fascia sinistra, dove Lamine Yamal proverà a mettere in difficoltà Lucas Digne e Désiré Doué. Anche i centrali William Saliba e Dayot Upamecano non attraversano il momento migliore, perciò Adrien Rabiot, Manu Koné e Aurélien Tchouaméni dovranno proteggerli dal palleggio spagnolo.

La Spagna ha subito un solo gol nel torneo e continua a difendersi tenendo il pallone lontano dalla propria area. Yamal, Nico Williams e Pedri, però, non sembrano al massimo. Dani Olmo offre qualità tra le linee, mentre Mikel Merino e Mikel Oyarzabal garantiscono gol e profondità dalla panchina. Per battere la Francia servirà la Spagna brillante dell’Europeo, non quella più lenta e intermittente vista negli Stati Uniti.

L’Inghilterra ha Bellingham, ma aspetta Kane

L’Inghilterra raggiunge la seconda semifinale mondiale nelle ultime tre edizioni dopo il successo per 2-1 ai supplementari contro la Norvegia. Jude Bellingham ha segnato entrambi i gol e continua a risolvere le partite nei momenti decisivi. Insieme a Harry Kane ha firmato 12 delle 13 reti inglesi nel torneo.

Thomas Tuchel ha costruito una squadra potente, profonda e capace di reagire agli svantaggi, ma non ha ancora risolto tutti i problemi. La difesa concede occasioni, Jordan Pickford ha commesso qualche errore e la fatica accumulata all’Azteca pesa sulle gambe. Kane deve ritrovare la migliore condizione: con lui al centro dell’attacco, Bellingham può scegliere tempi e spazi; senza il capitano al massimo, l’Inghilterra perde il suo riferimento principale.

La forza dei Tre Leoni nasce però dalla resilienza. Hanno già rimontato due volte nella fase a eliminazione diretta e non smettono di credere nella partita neppure quando il gioco si inceppa.

L’Argentina cammina, soffre e continua a vincere

L’Argentina non domina, ma resiste. Ha superato tre turni a eliminazione diretta soffrendo e nei quarti ha battuto la Svizzera 3-1 soltanto ai supplementari. Messi, a 39 anni, non può più decidere ogni gara da solo, ma continua a orientare il gioco: contro gli svizzeri non ha segnato, però ha servito un assist decisivo.

Lionel Scaloni ha costruito una squadra che protegge il proprio capitano e trova ogni volta un nuovo protagonista. Julián Álvarez crea e segna, Lautaro Martínez si sacrifica, Alexis Mac Allister dà ordine e il gruppo non perde mai compattezza. L’Argentina possiede meno velocità dell’Inghilterra, ma ha più esperienza nei momenti in cui la partita diventa sporca e nervosa.

Francia e Spagna offrono il calcio migliore. Inghilterra e Argentina sembrano invece le più difficili da eliminare. Per qualità complessiva i Bleus partono favoriti; per gioco, la Spagna può batterli. Ma in una semifinale mondiale contano anche i nervi, la memoria e la capacità di restare vivi. Ed è proprio lì che Messi, Bellingham e le loro squadre diventano pericolosi.