Giuseppe Conte alza il muro sul riarmo e avverte direttamente il Partito democratico. Il leader del Movimento 5 Stelle considera la politica della difesa il vero banco di prova del Campo largo e rifiuta qualsiasi compromesso con la linea seguita dal governo Meloni. «I progressisti non possono proporre sul riarmo la stessa linea di Fratelli d’Italia», afferma, fissando un confine politico che rischia di approfondire le divisioni nel centrosinistra.
Le tensioni sono esplose dopo la manifestazione della coalizione a Napoli, dove Conte aveva accusato i governi europei di costruire una minaccia russa per giustificare nuove spese militari. Quelle parole hanno provocato reazioni anche tra gli alleati e hanno riaperto il confronto con Elly Schlein sulla politica estera, sull’Ucraina e sul futuro della difesa europea.
Conte respinge l’accusa di filorussismo
Il presidente del M5S nega qualsiasi sintonia con Mosca e ricorda che il Movimento ha sempre condannato l’aggressione russa all’Ucraina. Contesta però la narrazione di una Russia pronta a invadere l’Europa e accusa la «propaganda bellicista» di usare quella paura per alimentare una corsa agli armamenti utile a industrie e gruppi di pressione.
«Siamo sotto attacco perché ci opponiamo a questo folle riarmo», sostiene Conte. Il leader pentastellato respinge anche gli accostamenti alla Lega e a Roberto Vannacci: «Chi ci associa a quelle forze vuole gettare fango su un Movimento che dice ciò che pensa ed è coerente nei voti in Italia e in Europa».
Il M5S prova così a tenere insieme due posizioni: la condanna dell’invasione russa e il rifiuto dell’aumento delle spese militari. Una distinzione che Conte considera essenziale, ma che una parte del centrosinistra giudica insufficiente davanti alla nuova situazione internazionale.
Il messaggio a Schlein e al Campo largo
Dal Movimento assicurano che il rapporto con Pd e Alleanza Verdi e Sinistra non rischia una rottura immediata. Dopo l’iniziativa comune dell’8 luglio, i leader avrebbero discusso i prossimi passi senza contestare direttamente l’intervento di Conte. Dal Nazareno, però, non è arrivata una vera smentita delle tensioni.
La questione resta politica. Per i Cinque Stelle, un’alleanza alternativa alla destra deve cambiare le scelte del governo sul riarmo. Non basta costruire un fronte elettorale contro Giorgia Meloni: serve una piattaforma comune che rompa con l’aumento delle spese per la difesa e con quella che Conte definisce «economia di guerra».
Il richiamo riguarda soprattutto il Pd, che mantiene al proprio interno sensibilità molto diverse. Schlein dovrà trovare un equilibrio tra l’ala più vicina alle posizioni pacifiste e quella che sostiene gli impegni europei e atlantici assunti dall’Italia.
Difesa europea sì, ma per spendere meno
Conte non rifiuta l’idea di una difesa comune europea. La immagina però come uno strumento per ridurre i costi, evitare duplicazioni e liberare risorse per sanità, scuola, welfare e sostegno alle imprese.
«Vogliamo una difesa comune europea per ottenere risparmi», chiarisce. Secondo il leader del M5S, l’attuale corsa alle armi produce soprattutto «macelleria sociale» e impoverisce famiglie e aziende italiane.
Il nodo del riarmo diventa così molto più di una divergenza sulla politica estera. Riguarda l’identità stessa del Campo largo e la sua capacità di presentarsi agli elettori con una linea comune. Conte ha già indicato il limite oltre il quale non intende andare. Ora tocca al Pd decidere quanto spazio concedergli senza aprire una frattura definitiva nella coalizione.







