Roberto Vannacci sceglie Genova per alzare il prezzo di un’eventuale alleanza con il centrodestra. Davanti a una piazza Leopardi gremita, nel quartiere di Albaro, il leader di Futuro nazionale detta le sue condizioni: «Se il centrodestra ci vuole, deve condividere le nostre linee rosse». Nessuna mediazione al ribasso, assicura, su remigrazione, sicurezza, cittadinanza e preferenze nella legge elettorale.
Tra cori, bandiere e ripetute esecuzioni dell’Inno di Mameli, Vannacci parla a una platea di 600-700 persone, con una forte presenza di giovani. Il pubblico lo accoglie gridando «ge-ne-ra-le», mentre dal palco lui rivendica la propria autonomia politica: «Non negoziamo per le poltrone e per i posti di potere».
«In Italia devono vivere gli italiani»
Il passaggio che incendia la piazza riguarda l’immigrazione. «In Italia devono vivere gli italiani, come in Marocco vivono i marocchini», scandisce Vannacci, provocando l’esplosione dei sostenitori. Il leader di Futuro nazionale attacca l’idea di una società multiculturale e usa una delle immagini che più ricorrono nei suoi comizi: «Vogliono una società meticcia, anzi liquida, perché i liquidi prendono la forma dei contenitori. Noi invece siamo solidi».
Poi rilancia la «remigrazione», parola diventata centrale nella sua proposta politica. Secondo Vannacci, la cittadinanza non può dipendere soltanto dagli anni trascorsi in Italia e il lavoro non deve trasformarsi automaticamente in un diritto a restare. «Quando hai finito, torni nel tuo Paese, altrimenti erodi lo Stato sociale per cui hanno dato il sangue i nostri padri». Non manca l’attacco all’islam: «Non vogliamo sentire il canto del muezzin la mattina. Lo facciano a casa loro».
Preferenze e attacco ai partiti
Vannacci interviene anche sulla legge elettorale e chiede il ritorno delle preferenze. Respinge l’obiezione secondo cui quel sistema favorirebbe il voto di scambio e ribalta l’accusa contro gli apparati di partito.
«Il vero voto di scambio è quello di chi va dal segretario con due milioni di euro e ottiene una candidatura blindata», afferma. «Non vogliamo gli unti del Signore, vogliamo scegliere chi ci rappresenta». Il messaggio al centrodestra resta netto: Futuro nazionale non entrerà in coalizione accettando programmi scritti da altri. Saranno gli eventuali alleati, sostiene, a dover assumere le sue priorità.
Sicurezza, Salis e «tolleranza zero»
Sul tema della sicurezza, il generale attacca la sindaca di Genova Silvia Salis, accusandola di chiedere aiuto allo Stato senza adottare misure concrete. La risposta di Vannacci coincide con una formula già nota: «tolleranza zero».
Il comizio si chiude ancora con l’Inno di Mameli e con una dichiarazione che riassume lo spirito della giornata: «Non possiamo fallire. Siamo la feccia della terra, possiamo soltanto fare meglio degli altri. Non siamo in vendita, anche se proveranno a dividerci».
Genova diventa così il palcoscenico sul quale Vannacci prova a trasformare Futuro nazionale da movimento identitario a forza capace di condizionare l’intero centrodestra. Non chiede spazio: pretende che gli altri si spostino sulle sue posizioni.







