Post su Facebook contro Maometto: 24enne condannato a morte per blasfemia

Anojan Sivarasa

Una discussione nata online si è trasformata in una condanna capitale per Anojan Sivarasa, 24enne originario dello Sri Lanka impiegato in Arabia Saudita. Il caso, che la Bbc ha ricostruito, ha preso il via nel mese di giugno dopo che qualcuno ha pubblicato sui social network un’immagine che ritraeva un cane preso a calci durante un pellegrinaggio hindu. Nel corso del serrato confronto a sfondo religioso che si è sviluppato su Facebook, il giovane ha pubblicato in lingua Tamil un messaggio con un insulto al profeta Maometto. Nonostante l’immediata cancellazione del testo e la diffusione di un video di scuse, qualcuno ha inviato lo screenshot del commento al datore di lavoro e alle autorità locali, che nel mese di luglio hanno arrestato il ragazzo e sequestrato i suoi dispositivi informatici.

L’insulto a Maometto è considerato un reato gravissimo

Dopo l’intervento delle autorità saudite, che hanno eliminato i profili digitali del giovane, il tribunale aveva inizialmente inflitto una pena di cinque anni di reclusione sulla base delle normative contro i reati informatici. Tuttavia, il 17 settembre la pubblica accusa ha presentato ricorso per chiedere che i giudici valutassero il caso secondo i dettami della Sharia e non tramite la legge ordinaria sui cybercrimini. I giudici hanno accolto l’istanza e hanno modificato la sentenza precedente, condannando il ventiquattrenne alla pena di morte per il reato di blasfemia.

Secondo la giurisprudenza islamica tradizionale (Sharia), l’insulto o la blasfemia contro il profeta Maometto (Sabb al-Rasul) è considerato un reato gravissimo, punito in molte interpretazioni classiche con pene severissime che possono arrivare alla pena di morte.

Il silenzio delle autorità e il dramma della famiglia

Dal 28 settembre la famiglia di Anojan Sivarasa non riceve più alcuna notizia dal giovane e le autorità non hanno reso nota la data dell’esecuzione. La madre del ragazzo, Rasamanickam Yogalakshmi, ha rivolto un accorato appello per chiedere clemenza e il rimpatrio del figlio per gli errori commessi. Il governo dello Sri Lanka ha avviato un delicato intervento diplomatico per tentare di fermare l’esecuzione e ha suggerito ai familiari di evitare ulteriori uscite pubbliche per non compromettere le trattative in corso con le autorità di Riad.