Antonio Conte manda un messaggio alla Juventus? «Voglio un club che ha perso la sua storia». E l’ombra dell’ex torna ad allungarsi su Spalletti

Juventus

Antonio Conte è fermo, guarda le partite, studia e aspetta. Ma chi pensa che l’ex allenatore del Napoli abbia intenzione di godersi troppo a lungo la vita lontano dalla panchina potrebbe sbagliarsi. In una lunga intervista a The Athletic, il tecnico salentino ha raccontato quale dovrebbe essere il progetto capace di convincerlo a rimettersi immediatamente la tuta. E l’identikit tracciato da Conte ha inevitabilmente fatto drizzare le antenne a Torino, perché assomiglia parecchio alla Juventus.

Conte non ha pronunciato il nome del club bianconero e sarebbe quindi azzardato parlare di una vera candidatura. Ma le sue parole sembrano costruite intorno a una grande decaduta del calcio europeo: «Ci sono molti club che hanno in qualche modo perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in uno di questi club per rispolverare quella storia e farla risplendere ancora una volta». Poi aggiunge un particolare ancora più significativo: cerca società nelle quali esista pressione e dove un allenatore sappia di non essere arrivato «solo per partecipare, ma per competere».

Conte cerca una grande decaduta: l’identikit porta anche a Torino

Il profilo può adattarsi a diverse società. In Inghilterra c’è soprattutto il Manchester United, ma nella lista delle possibili destinazioni possono entrare Chelsea e, in Italia, Milan e Juventus. Proprio il legame con i bianconeri rende però ogni dichiarazione di Conte particolarmente esplosiva. A Torino ha trascorso tredici stagioni da calciatore, ne è stato capitano e ha poi aperto da allenatore il ciclo dei nove scudetti consecutivi, conquistando i primi tre prima dell’addio del 2014.

Quando parla di storia, pressione, trofei e obbligo di vincere, Conte descrive quindi anche il mondo nel quale è cresciuto calcisticamente. Il suo concetto è chiarissimo: se si arriva in una società abituata agli scudetti e alle vittorie, quella tradizione può essere rispettata soltanto provando a riportarla ai livelli del passato.

Il tecnico non esclude neppure di tornare al lavoro a stagione già iniziata. Alla domanda sulla possibilità di accettare una squadra in corsa risponde che potrebbe farlo «se ne valesse la pena». Una precisazione che inevitabilmente alimenta le suggestioni intorno alle grandi panchine europee che potrebbero diventare disponibili nei prossimi mesi.

E a Spalletti potrebbero fischiare le orecchie

A Torino, naturalmente, c’è Luciano Spalletti e la Juventus continua ufficialmente a sostenerlo. Ma nel calcio basta pochissimo perché un’ombra cominci ad allungarsi sopra una panchina, soprattutto quando quell’ombra appartiene a un allenatore che conosce perfettamente ambiente, proprietà e ossessione bianconera per la vittoria.

Conte non sta bussando esplicitamente alla porta della Continassa. Tuttavia ha appena spiegato pubblicamente di essere disposto a tornare in corsa e di desiderare una squadra gloriosa che abbia smarrito parte della propria identità vincente. Una descrizione nella quale la Juventus degli ultimi anni può riconoscersi senza troppa fantasia.

E c’è un’altra frase che racconta perfettamente perché Conte continui a essere un nome ingombrante per qualunque allenatore sieda sulla panchina di una grande in difficoltà: secondo lui, chi guida una squadra deve stare al centro del progetto, indicarne direzione e visione, con società e tecnico obbligati a procedere dalla stessa parte. Se questa sintonia non esiste, il meccanismo prima o poi si rompe.

«Napoli meraviglioso, ma ho consumato molte energie»

Conte è tornato anche sui due anni trascorsi a Napoli, chiusi dopo uno scudetto e un’esperienza che definisce «meravigliosa». Ammette però di avere speso moltissimo, perché competere contro le grandi potenze del Nord con Napoli, Roma o Lazio richiede, secondo lui, uno sforzo enorme.

Adesso sfrutta la pausa per osservare il calcio con maggiore lucidità, studiare nuove soluzioni e adattare le proprie idee all’evoluzione del gioco. Non sembra però il racconto di un allenatore intenzionato a restare fermo ancora a lungo. Sembra piuttosto quello di un uomo che aspetta la telefonata giusta.

Da Manchester a Milano fino a Torino, le candidate non mancano. E se davvero Conte vuole riportare alla vittoria una grande che «ha perso di vista la propria storia», la domanda diventa inevitabile: stava parlando anche della sua Juventus?