Witkoff imbarazza gli Usa, l’inviato di Trump si inchina a Putin: «Quando sarò in pensione, i ricordi con lei saranno in cima alla lista»

Steve Witkoff

C’è la diplomazia, che impone rispetto istituzionale anche quando dall’altra parte del tavolo siede il proprio avversario. E poi c’è Steve Witkoff, inviato speciale di Donald Trump, che davanti a Vladimir Putin sembra essersi spinto parecchio oltre. La frase pronunciata al Cremlino durante l’incontro con il presidente russo è talmente sorprendente da sembrare una caricatura. E invece è tutto vero. Compare nella trascrizione ufficiale pubblicata dalla stessa presidenza russa.

«Presidente Putin, grazie mille per averci ospitato. Eravamo seduti fuori poco fa, io, Jared e Kirill, poi si è unito Yuri, e stavamo parlando di quando andremo in pensione. Avremo tutte queste storie incredibili e ricordi incredibili, e i suoi saranno proprio in cima a tutto». Putin ringrazia. Witkoff prosegue portandogli i saluti di Trump.

Una scena che sta facendo discutere soprattutto perché l’uomo che pronuncia quelle parole non è un imprenditore americano in visita privata a Mosca. È uno degli uomini incaricati dal presidente degli Stati Uniti di negoziare la fine della guerra in Ucraina.

Witkoff e Kushner al Cremlino per trattare con Putin

Witkoff è arrivato a Mosca insieme a Jared Kushner, genero di Donald Trump e altro protagonista della nuova offensiva diplomatica americana. L’incontro con Putin è durato oltre tre ore e aveva un obiettivo tutt’altro che cerimoniale: provare a riaprire un negoziato sulla guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Al tavolo c’erano anche Kirill Dmitriev e Yuri Ushakov. Mosca ha definito i colloqui utili e costruttivi, mentre dalla parte americana si è parlato di discussioni sostanziali sui possibili prossimi passi. Nessuna svolta, però.

Le distanze restano enormi. La Russia continua a pretendere concessioni territoriali che Kiev considera inaccettabili, mentre l’Ucraina chiede garanzie sulla propria sicurezza e rifiuta un accordo che trasformi le conquiste militari russe in un premio politico per Mosca. Ed è proprio in questo contesto che le parole di Witkoff assumono un peso diverso.

L’omaggio personale a Putin che fa infuriare gli ucraini

Un mediatore non è necessariamente neutrale: Witkoff rappresenta gli Stati Uniti e quindi l’amministrazione Trump. Ma chi cerca di portare al tavolo due Paesi impegnati in una guerra deve almeno preservare la credibilità della propria posizione agli occhi di entrambe le parti. Dire a Putin che gli incontri con lui saranno tra i ricordi più incredibili della propria vita dopo il pensionamento rischia di trasmettere un messaggio completamente differente.

Tanto più che Putin non è semplicemente «una delle due parti» di una controversia internazionale. È il presidente che nel febbraio 2022 ha ordinato l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. E mentre Witkoff e Kushner tentano di riaprire il negoziato, la guerra continua, così come gli attacchi russi e ucraini. I due inviati americani, dopo Mosca, hanno raggiunto Kiev per incontrare Volodymyr Zelensky e la leadership ucraina.

Kira Rudik: «Spero che alla fine ci sia un tribunale»

La reazione più dura è arrivata dalla parlamentare ucraina Kira Rudik. La deputata ha rovesciato contro Witkoff proprio l’immagine dei ricordi evocata davanti a Putin: «Spero solo che un giorno, quando Witkoff sarà in pensione e racconterà queste storie, finiscano tutte allo stesso modo: “…e poi c’è stato un tribunale. E quella è stata la fine di Putin”». Una risposta che fotografa il livello di irritazione esistente a Kiev nei confronti dell’approccio scelto da una parte dell’amministrazione americana. Perché il problema non riguarda soltanto una frase.

Il rapporto tra Witkoff e Putin solleva dubbi sulla mediazione americana

Witkoff ha incontrato Putin numerose volte nell’ambito dei tentativi di Trump di arrivare a un accordo. Il suo approccio personale al presidente russo è stato più volte osservato con diffidenza in Ucraina e in parte dell’Europa. Adesso quelle perplessità sono destinate ad aumentare.

La stessa visita a Kiev successiva all’incontro di Mosca è stata accompagnata da domande sulla capacità dei due emissari americani di essere interlocutori credibili per gli ucraini. Witkoff ha difeso la necessità di mantenere rapporti rispettosi con entrambe le parti, ma l’accoglienza ricevuta non ha cancellato le diffidenze. C’è inoltre un dato politicamente rilevante: Putin, aprendo l’incontro, ha detto esplicitamente ai due emissari che Mosca considera «confortevole» lavorare con loro e che nel rapporto esiste «un livello molto alto di fiducia».

Un complimento che, per un negoziatore americano, può avere due letture. Può significare che è riuscito ad aprire un canale con il Cremlino. Oppure che il Cremlino considera quel canale particolarmente favorevole ai propri interessi.

Trump cerca l’accordo, ma Putin non arretra

È questo il nodo che va molto oltre l’incidente diplomatico. Trump vuole intestarsi la conclusione della guerra e Witkoff è diventato uno degli strumenti principali della sua diplomazia personale. Ma mentre Washington cerca un compromesso, Putin continua a non mostrare segnali sostanziali di rinuncia alle proprie richieste fondamentali.

Anche l’ultimo incontro al Cremlino si è concluso senza una svolta pubblicamente annunciata. E così rimane quella frase. Un inviato degli Stati Uniti siede davanti al presidente russo che da oltre quattro anni conduce una guerra nel cuore dell’Europa e gli racconta quanto sarà bello, un giorno, ricordare gli incontri trascorsi insieme.

È legittimo usare cordialità e persino adulazione quando possono servire a ottenere qualcosa al tavolo delle trattative. Il problema arriva quando, finita la cordialità, bisogna capire che cosa si è ottenuto in cambio. Perché per adesso la guerra continua. E Putin, probabilmente, avrà apprezzato moltissimo il ricordo.