Andiamo dritti verso l’estinzione? L’estate 2026 verrà ricordata come una delle più torride e devastanti mai vissute dall’Europa. Per un mese, tra la fine di giugno e agosto, fino a 150 milioni di persone sono rimaste intrappolate in temperature superiori ai 35 gradi durante il giorno e ai 25 nelle ore notturne. Una cappa senza tregua che gli scienziati chiamano “anomalia positiva” e che, in alcune zone, ha spinto i termometri cinque o sei gradi oltre la media.
Definirla ondata di calore è quasi riduttivo. Un’onda arriva, raggiunge il culmine e si ritira. Questa è rimasta immobile sul continente, arroventando città, campagne, fiumi e mari. Secondo il sistema di monitoraggio EuroMomo, soltanto nell’ultima settimana di giugno le temperature estreme avrebbero provocato diecimila morti in Europa.
Il 2026 si avvia così a diventare l’anno più caldo dall’inizio delle misurazioni moderne, che il programma europeo Copernicus fa risalire al 1850. Sarebbe l’ennesimo primato di una classifica ormai occupata interamente dal presente: gli undici anni più caldi mai registrati sono gli ultimi undici.
Da Londra a Bordeaux, l’Europa soffoca
A giugno e luglio l’Europa occidentale ha superato di 2,8 gradi la media del periodo 1991-2020. Durante i momenti più estremi, l’anomalia ha raggiunto i sei o sette gradi.
A Londra il termometro è salito fino a 38,1 gradi. La Francia aveva già infranto il proprio record il 23 giugno, appena due giorni dopo l’inizio ufficiale dell’estate, con 44,3 gradi a Pissos, vicino a Bordeaux. Tre giorni più tardi la Germania aveva toccato i 41,3 gradi.
Il caldo non concede sollievo neppure durante la notte. Il terreno, l’asfalto e gli edifici restituiscono lentamente l’energia accumulata durante il giorno, mentre i mari surriscaldati impediscono alle temperature di scendere. Le città diventano enormi camere termiche dalle quali anziani, malati e persone fragili non riescono a fuggire.
Il riscaldamento globale, intanto, sta accelerando. Uno studio del Cnr e dell’Università dell’Aquila ha rilevato che dal 2013-2014 l’aumento medio della temperatura è passato da 0,17 a 0,4 gradi per decennio. Non si tratta più soltanto di una lenta progressione, ma di una corsa.
Il Mediterraneo ha la febbre: superati i 33 gradi
Il dato più impressionante arriva dal mare. Il 7 agosto una boa oceanografica al largo di Sa Dragonera, vicino a Maiorca, ha rilevato una temperatura di 33,02 gradi: un record per il Mediterraneo, che in questo periodo dovrebbe essere più freddo di cinque o sei gradi.
Anomalie particolarmente elevate sono state registrate anche nel Tirreno e nel Canale di Sicilia. A luglio Copernicus ha inoltre misurato la temperatura media più alta mai osservata nello stesso mese nei mari del pianeta: 20,96 gradi.
Gli oceani assorbono circa il 90 per cento del calore in eccesso prodotto dall’effetto serra e lo restituiscono molto lentamente. Sono un gigantesco accumulatore termico che impedisce al pianeta di raffreddarsi durante la notte e nei mesi invernali, ipotecando anche le stagioni future.
Tra il 1982 e il 2024 la temperatura degli oceani è aumentata di mezzo grado. In appena un quarto di secolo il loro livello si è alzato di dieci centimetri, per l’espansione dell’acqua riscaldata e per lo scioglimento dei ghiacci.
L’Europa brucia: 568mila ettari divorati dalle fiamme
Dove il calore prosciuga il terreno, arrivano gli incendi. Dall’inizio dell’anno in Europa sono andati in fumo 568mila ettari, secondo il Joint Research Centre della Commissione europea. Una superficie immensa, sebbene ancora inferiore ai 775mila ettari bruciati nello stesso periodo del 2025.
In Spagna i roghi hanno causato dodici vittime nel solo mese di luglio. Un vigile del fuoco è morto nelle ultime ore mentre combatteva contro le fiamme. In Francia la superficie distrutta è quadruplicata rispetto allo scorso anno, mentre in Svezia è triplicata.
Anche il Belgio, un Paese storicamente poco abituato a emergenze di questa portata, sta affrontando il più grande incendio della propria storia. Il fronte del fuoco ha raddoppiato la sua estensione in ventiquattr’ore e minaccia ora di avanzare verso la Germania.
Il caldo non provoca automaticamente gli incendi, ma prepara il terreno: secca la vegetazione, sottrae umidità al suolo e trasforma boschi e campagne in una riserva di combustibile pronta a esplodere alla prima scintilla.
Fiumi prosciugati, campi senz’acqua e risaie abbandonate
La siccità sta mettendo in ginocchio anche l’agricoltura. Il Po ha raggiunto condizioni di siccità estrema in diversi tratti e la riduzione della portata favorisce la risalita dell’acqua salata dall’Adriatico. Il razionamento dell’irrigazione è iniziato già a giugno.
Tra le colture più colpite c’è il riso. Nell’ultimo anno i produttori hanno abbandonato 18mila ettari di risaie, quasi il dieci per cento della superficie complessiva. La mancanza d’acqua costringe gli agricoltori a scegliere quali campi salvare e quali lasciare morire.
La crisi dei fiumi non riguarda soltanto i raccolti. L’acqua serve per produrre energia, raffreddare gli impianti e sostenere una rete elettrica sottoposta a una domanda eccezionale dall’uso continuo dei condizionatori.
Dighe vuote e centrali nucleari ferme per il caldo
In Italia, a luglio, la richiesta di energia ha raggiunto il record mensile di 32,5 terawattora, l’8,3 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2025. Proprio mentre i consumi salivano, caldo e siccità riducevano la produzione idroelettrica europea al livello più basso degli ultimi dieci anni.
Anche le centrali nucleari hanno dovuto rallentare o fermarsi. Gli impianti utilizzano l’acqua dei fiumi per il raffreddamento, ma quando la portata è insufficiente o la temperatura troppo alta non possono funzionare in sicurezza.
Il 12 luglio in Francia risultavano indisponibili 29 gigawatt di energia nucleare, pari al 43 per cento della capacità del Paese. La secca del Danubio ha imposto interruzioni temporanee anche a una centrale ungherese e a una romena.
E il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Il 2026 è pronto a strappare al 2024 il titolo di anno più caldo mai registrato, ma il Niño potrebbe spingere il 2027 ancora più in alto. Non è più una successione di record eccezionali: sta diventando la nuova normalità di un pianeta che continua ad accumulare calore più velocemente di quanto riesca a disperderlo.







