Nel nuovo capitolo del delitto di Garlasco torna a comparire un nome legato tanto alla cerchia degli amici di Marco Poggi e Andrea Sempio quanto alla difesa dell’attuale indagato. È quello di fra Alessandro Biasibetti, ex fidanzato dell’avvocata Angela Taccia e oggi diacono dell’Ordine domenicano.
Biasibetti è tornato sabato 16 agosto in Lomellina per partecipare a una celebrazione eucaristica a Tromello insieme ad alcuni sacerdoti. Non ha celebrato la messa, funzione riservata ai presbiteri, ma ha assistito i celebranti e svolto i compiti previsti dal suo ministero.
Una presenza che non è passata inosservata a causa del suo coinvolgimento nelle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Biasibetti non è indagato ed è entrato nell’inchiesta esclusivamente come testimone. La diocesi di Vigevano ha comunque precisato che non è previsto l’affidamento al religioso di incarichi pastorali in Lomellina.
Biasibetti, il legame con Sempio e Angela Taccia
All’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, Alessandro Biasibetti faceva parte della comitiva frequentata da Marco Poggi, fratello della vittima, e da Andrea Sempio, oggi indagato dalla Procura di Pavia.
In quegli anni Biasibetti era inoltre fidanzato con Angela Taccia, diventata successivamente avvocata e oggi componente del collegio difensivo di Sempio. Una rete di relazioni personali che ha portato gli investigatori a convocarlo nell’ambito dei nuovi accertamenti, senza che nei suoi confronti sia mai emersa alcuna ipotesi di responsabilità.
Biasibetti è stato ascoltato come persona informata sui fatti nel marzo 2025. Agli inquirenti ha riferito che il giorno dell’omicidio si trovava in montagna insieme a Marco Poggi e ad altri amici.
Il fratello di Chiara non era infatti a Garlasco quando la ventiseienne venne uccisa nella villetta di via Pascoli. Trascorreva alcuni giorni di vacanza con gli amici e rientrò dopo avere ricevuto la notizia della morte della sorella.
Il Dna acquisito per le nuove comparazioni
Il nome di Biasibetti è tornato negli atti anche per gli accertamenti genetici disposti nell’incidente probatorio. Il suo profilo del Dna è stato acquisito insieme a quello di altre persone non indagate che, per rapporti personali o frequentazioni, facevano parte della cerchia vicina alla famiglia Poggi e ad Andrea Sempio.
L’acquisizione non implica alcun sospetto nei suoi confronti. Serve a escludere contaminazioni e attribuzioni errate durante il confronto tra i profili genetici raccolti e le tracce recuperate sui reperti del delitto.
È uno dei passaggi tecnici più delicati della nuova indagine. La Procura vuole ricostruire con precisione la provenienza di ogni profilo, distinguendo le tracce eventualmente legate al crimine da quelle lasciate in circostanze estranee all’omicidio.
Biasibetti rimane quindi una figura di contesto: un testimone che conosceva alcuni dei protagonisti della vicenda e la cui posizione è stata esaminata per completare il quadro delle frequentazioni risalenti all’estate del 2007.
Da Garlasco all’Ordine domenicano
Nato nel 1988 e originario di Garlasco, Biasibetti aveva diciannove anni quando Chiara Poggi venne assassinata. Prima di intraprendere il percorso religioso aveva svolto attività educativa nella diocesi di Vigevano e nella sua parrocchia di provenienza.
Successivamente è entrato nell’Ordine dei frati predicatori, i domenicani. Il 7 dicembre 2024 è stato ordinato diacono nella basilica di San Domenico a Bologna.
Attualmente risulta impegnato nella pastorale universitaria a Roma. Il ritorno a Tromello sarebbe stato quindi legato alla partecipazione alla celebrazione religiosa e non al conferimento di un nuovo incarico sul territorio.
A diciannove anni dal delitto, tuttavia, ogni apparizione pubblica di una persona appartenuta alla cerchia frequentata da Marco Poggi e Andrea Sempio finisce inevitabilmente per richiamare l’attenzione. Nel caso di fra Alessandro Biasibetti, il legame con Angela Taccia e la testimonianza resa alla Procura hanno riportato sotto i riflettori una figura rimasta finora ai margini del nuovo caso Garlasco.







