Delitto di Garlasco: spunta l’ipotesi dello scambio di campioni nelle analisi tra il cucchiaino di Chiara Poggi e i pedali della bici di Alberto Stasi

Alberto Stasi e la bici

Gli inquirenti che indagano sul delitto di Garlasco lavorano sulla pista di uno scambio di campioni che potrebbe essere avvenuto in laboratorio tra il materiale prelevato dal cucchiaino utilizzato per la colazione da Chiara Poggi la mattina in cui è stata uccisa e il reperto estratto dalla bici dell’ex fidanzato. I magistrati della procura di Pavia e i carabinieri del nucleo investigativo di Milano vogliono capire come sia stato possibile registrare un dato positivo con una presenza enorme di materiale genetico di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, per poi riscontrare esiti negativi nelle verifiche effettuate il giorno successivo.

Le anomalie nei dati e la sovrapposizione dei campioni

A insospettire gli investigatori alcune coincidenze numeriche e temporali emerse dal riesame dei tracciati di laboratorio. I due reperti mostrano una concentrazione di DNA identica al decimale, pari a 2,78 nanogrammi, oltre a risultare ispezionati nello stesso giorno e inviati alle fasi di estrazione a sole ventiquattro ore di distanza l’uno dall’altro.

A queste discrepanze si aggiunge un’ulteriore anomalia legata all’attribuzione manuale del profilo genetico del cucchiaino da parte dell’operatore. Secondo i consulenti della difesa, i dati indicano che qualcuno ha compreso l’errore ma non lo ha corretto, alterando così in modo decisivo gli elementi di prova che condussero alla condanna a sedici anni per l’imputato.

Gli accertamenti della procura e le indagini tradizionali

Le valutazioni dei periti nominati dalla procura si erano inizialmente fermate di fronte alla diversità delle metodiche impiegate nei test, circostanza che rendeva complesso il confronto diretto dei grafici. Gli inquirenti battono la strada degli accertamenti tradizionali spinti dall’esame dei dati grezzi e dall’esistenza di riscontri negativi che nessuno avrebbe inserito negli atti ufficiali.

Le testimonianze raccolte finora non chiariscono del tutto la dinamica delle operazioni svolte nel settembre del 2007 dal capitano dei Ris Alberto Marino, ma la procura non esclude la convocazione di nuovi testimoni per ricostruire la catena di custodia dei Reperti.

La posizione dei consulenti della famiglia Poggi

Mentre la difesa punta sulla tesi dello scambio per chiedere nuovi approfondimenti, la parte civile difende la regolarità delle procedure svolte in laboratorio. Il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, conferma che le operazioni si svolsero alla presenza dei tecnici di tutte le parti coinvolte e che non sussistono ombre sull’operato degli esperti.

Gli approfondimenti investigativi stabiliranno se i dubbi sollevati siano frutto di un abbaglio interpretativo o se le incongruenze nei dati possano configurare un quadro del tutto inedito per le sorti processuali dell’inchiesta.