Matteo Renzi chiude la Leopolda 2026 mettendo Giorgia Meloni davanti a un bivio che, nella sua lettura, riguarda il governo e il futuro delle istituzioni: «O lei va al Quirinale e prende tutto, o lei va a casa». Dal palco di Firenze, il leader di Italia Viva ed ex presidente del Consiglio cerca di ricondurre a questa sfida le tensioni con Giuseppe Conte, la discussione sulla leadership del centrosinistra e la costruzione di una proposta riformista capace di allargare il centrosinistra. Offre un contratto di programma, chiede impegni politici agli alleati e invita i riformisti di Forza Italia a lasciare il partito, mentre il presidente del Pd Stefano Bonaccini sollecita l’opposizione a concentrarsi su salari, sanità e sicurezza prima delle primarie. La scommessa è tenere insieme unità e identità, evitando che il confronto fra i leader comprometta la possibilità di costruire un’alternativa.
Renzi alla Leopolda: Meloni e la partita del Quirinale
«Meloni è al bivio: o prende tutto e va al Quirinale o va a casa. E se va al Quirinale andiamo verso un presidenzialismo de facto», sostiene Renzi, attribuendo alla prossima sfida elettorale conseguenze che andrebbero oltre la conferma della maggioranza. Il riferimento al Colle esprime la previsione politica dell’ex premier, senza rappresentare l’annuncio di una candidatura della presidente del Consiglio, e rafforza l’avvertimento rivolto agli alleati: una nuova vittoria del centrodestra potrebbe pesare anche sulla futura elezione del capo dello Stato.
«Noi non possiamo continuare a litigare», insiste il leader di Italia Viva, accompagnando il richiamo con un’apertura al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra: «Con M5S e Avs sono più le cose che ci uniscono da quelle che ci dividono». L’obiettivo è riportare le differenze dentro una discussione che renda possibile la collaborazione, mentre sulla partita istituzionale l’indicazione è esplicita: «Al Quirinale deve andare un europeista non la Meloni». È uno dei punti con cui Renzi prova a definire il perimetro dell’alleanza, chiedendo di valutare le conseguenze delle divisioni prima di contendersi la guida della coalizione. La chiusura completa il percorso della Leopolda aperta da Renzi e De Luca, fra ricerca di un nuovo spazio e rilancio della proposta politica.
Conte, le tre garanzie e il contratto alla tedesca
Il confronto con Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, nasce dai dubbi sull’intesa con Renzi e dalla richiesta rivolta a Elly Schlein, segretaria del Pd, di farsi garante del suo ingresso nel campo largo. Alla Leopolda Renzi risponde spostando la discussione sugli impegni politici: «Anche io chiedo delle garanzie a Conte. Chiediamo tre garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump».
La replica richiama i rapporti dei Cinque Stelle con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti durante il primo governo Conte, aggiungendo un confine sulla politica internazionale e chiedendo che le condizioni dell’intesa valgano per tutti. Per renderle verificabili, Renzi propone un accordo scritto: «Chi è che garantisce per noi? Un programma serio, contenutisticamente perfetto, un contratto alla tedesca, decidiamo cosa si fa». Poi utilizza un precedente familiare ai suoi interlocutori: «Il contratto alla tedesca l’hanno lanciato i Cinque Stelle nel 2018. Io sono d’accordo con loro».
La proposta mette al centro la definizione delle scelte da sostenere insieme, con un programma che dovrebbe precisare priorità e confini della collaborazione. La sua tenuta dipenderebbe dalla capacità di affrontare le divergenze prima delle elezioni e dalla disponibilità degli alleati a rispettare gli impegni anche quando governare imponesse decisioni difficili.
Ucraina e primarie: gli impegni del centrosinistra
La politica estera resta uno dei terreni sui quali l’accordo dovrà trovare una sintesi, a partire dalla guerra in Ucraina, sulla quale Renzi ribadisce la propria posizione: «Dal palco della Leopolda è arrivato un messaggio chiaro: l’Ucraina non si svende, l’Ucraina si difende. Chiaro?». L’affermazione rende concreto il problema del programma comune, perché costruire l’alternativa al governo richiede di affrontare anche le questioni sulle quali le opposizioni hanno sensibilità differenti, chiarendo quali decisioni possano sostenere insieme.
Sulla leadership l’ex premier dichiara una disponibilità reciproca: «Così come chiediamo garanzie, siamo disponibili a dare garanzie», e indica il percorso della componente riformista: «Poi naturalmente facciamo un nome e chiamiamo alle primarie la persona più vicina a noi. Ma se si accetta la logica delle primarie, si va fino in fondo con la logica delle primarie». È l’impegno a partecipare alla competizione accettandone l’esito, dentro regole che dovranno essere condivise e che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbero consentire alla coalizione di ritrovarsi dopo il confronto.
Renzi alla Leopolda: l’appello ai riformisti di Forza Italia
La ricerca dell’intesa con il centrosinistra si accompagna all’apertura verso una parte del mondo moderato oggi nella maggioranza: «Lanciamo un appello a tutti i centristi, il mio grande appello va ai riformisti, in particolare di Forza Italia: lasciate il partito e venite con noi, non potete stare con chi nega l’Europa e coi sovranisti». Renzi aggiunge che «le porte sono aperte» e si dice convinto che qualche segnale arriverà a breve, anche se l’invito dovrà essere misurato nelle risposte effettive, senza dare per acquisiti trasferimenti o adesioni.
L’apertura coinvolge anche altre realtà centriste, fra le quali Più Europa e i socialisti, nel tentativo di costruire una proposta comune: «Ai leader del centro dico non vogliamo annettere nessuno, parliamo in condizioni di parità. Tutti ci mettiamo in discussione». Il valore politico dell’operazione dipenderà dalla capacità di raggiungere elettori esterni al bacino abituale delle opposizioni, portando alla coalizione consensi aggiuntivi e rendendo riconoscibile la funzione della componente riformista. Su questo terreno si muove anche il progetto di Ruffini e Gabrielli nel campo largo, che tiene aperto il dialogo con Renzi e Calenda.
Renzi alla Leopolda: Casa Riformista e il posto sicuro
Il lavoro sulle liste prevede una ripartizione prospettata del 50% dei posti a Italia Viva e del restante 50% a Casa Riformista, con l’obiettivo di superare la soglia del 3%. Renzi lega la proposta alla disponibilità a esporsi personalmente al risultato elettorale: «La parità per me significa rinunciare al posto sicuro, entriamo solo se facciamo 3%», e precisa: «Io non sarò nel premio di maggioranza con il posto sicuro e blindato».
È un impegno che cerca di rendere credibile l’offerta agli interlocutori, dichiarando la volontà di condividere il rischio della lista e chiedendo agli altri di misurarsi nella stessa competizione: «Se siete convinti di avere preferenze correte. Ma basta dividersi e perdere tempo». La costruzione del progetto richiederà quindi candidature, presenza nei territori e una proposta riconoscibile, capace di trasformare l’apertura politica in consenso.
Bonaccini: prima salari, sanità e sicurezza
Prima di Renzi, Stefano Bonaccini, presidente del Pd, richiama la necessità di costruire un’alternativa: «Cosa deve ancora accadere per unirci e mandare a casa le destre? Servono due cose: unità e un progetto per l’alternativa». La priorità, sostiene, deve essere il merito delle scelte, prima della scelta del candidato premier: «Aboliamo per qualche settimana la parola primarie perché le persone non ci chiedono primarie ma salari e sanità», un invito a cambiare l’ordine del confronto concentrandosi sulle domande degli elettori.
Bonaccini indica inoltre il rilancio di Industria 4.0 e la sicurezza, invitando il proprio partito «a non aver paura della parola repressione, come dice il mio amico Franco Gabrielli». Nei tre giorni della manifestazione sono emerse anche la proposta di una quattordicesima per gli insegnanti e nuove garanzie per partite Iva e specializzandi, temi sui quali un eventuale programma comune dovrà precisare strumenti e risorse.
La Leopolda lascia così un’apertura politica e una serie di impegni da verificare nelle risposte degli interlocutori e nel lavoro della coalizione. Renzi ha indicato il bivio di Meloni; il centrosinistra dovrà dimostrare che il contratto, le proposte e la ricerca di nuovi elettori possono diventare una strada condivisa.







