Salvini e i parlamentari morosi della Lega: “Pagate o siete fuori”. Chi sono? da Claudio Durigon ad Angelucci

Salvini e i parlamentari morosi della Lega

Salvini e i parlamentari morosi della Lega. Altro che pace interna. Nella Lega è partita la caccia ai parlamentari morosi. E Matteo Salvini, stavolta, avrebbe deciso di usare il pugno duro: o pagano le quote dovute al partito oppure rischiano di essere messi fuori dal gruppo parlamentare.

L’aut aut sarebbe arrivato direttamente durante una riunione con deputati e senatori leghisti a Roma. Toni secchi, niente giri di parole e nessun nome fatto pubblicamente, ma il messaggio sarebbe stato chiarissimo: basta furbetti.

Dietro le quinte, infatti, il problema starebbe diventando serio. Perché se da anni ogni eletto del Carroccio versa una parte dell’indennità nelle casse di via Bellerio, negli ultimi mesi qualcuno avrebbe smesso di pagare. E non si tratterebbe solo di semplici peones.

Salvini fa l’esattore: “Pagate o siete fuori”

A rendere ancora più pesante il clima sarebbe pronta anche una lettera ufficiale del tesoriere della Lega Alberto Di Rubba, appena entrato in Parlamento dopo le suppletive venete.

L’obiettivo è recuperare soldi considerati fondamentali per la sopravvivenza economica del partito. Perché la Lega continua ad avere problemi di bilancio e le cosiddette “erogazioni liberali” degli eletti rappresentano una fetta enorme delle entrate.

Nel bilancio 2024 del Carroccio quei versamenti valevano oltre 3 milioni di euro, più della metà degli introiti complessivi del partito. E nonostante questo la Lega aveva comunque chiuso l’anno con un disavanzo di un milione e mezzo.

Per questo Salvini non avrebbe alcuna intenzione di tollerare ritardi o amnesie.

Da Durigon ad Angelucci: i nomi pesanti tra i morosi

Secondo quanto emerge controllando i versamenti aggiornati fino allo scorso marzo, mancherebbero all’appello anche nomi molto noti.

Tra questi il vicesegretario Claudio Durigon, il senatore Claudio Borghi — che però avrebbe già spiegato di aver finanziato di tasca propria la campagna per le Europee — e soprattutto Antonio Angelucci, editore multimilionario e tra i parlamentari più assenti delle ultime legislature.

Poi c’è una lunga lista di parlamentari meno noti, quelli che nel partito vengono definiti sottovoce “peones”, molti dei quali probabilmente già convinti di non avere grandi possibilità di ricandidatura.

E quando il futuro politico appare incerto, anche la voglia di staccare assegni al partito tende improvvisamente a diminuire.

Salvini e i parlamentari morosi della Lega: quanto versano gli eletti della Lega

La regola interna della Lega è storicamente rigidissima. Ogni parlamentare deve versare 3mila euro al mese al partito. Una cifra importante, che però viene in parte recuperata grazie alle detrazioni fiscali: circa il 26%, pari a 780 euro al mese.

Una disciplina che risale addirittura ai tempi di Umberto Bossi e che nel Carroccio è sempre stata considerata quasi sacra.

A raccontarlo con ironia è stata anche la deputata Simonetta Matone, intervenuta a “Un giorno da pecora” su Radio 1.

“Noi paghiamo 3mila euro tutti i mesi alla Lega. Forza Italia ne chiede mille, il Pd nemmeno quelli”, ha spiegato. Poi la battuta destinata a diventare virale: “Io pago ogni tre mesi, insieme ai contributi del mio cameriere filippino”.

Il caso Vannacci che ha fatto esplodere i malumori

A creare tensioni interne sarebbe stato soprattutto il precedente Roberto Vannacci. Per quasi due anni, infatti, l’ex vicesegretario avrebbe beneficiato di una sorta di deroga non scritta, senza versare nulla al partito nonostante il ruolo di primo piano.

Una situazione che aveva fatto infuriare molti parlamentari leghisti e che, secondo diversi dirigenti, avrebbe aperto una falla pericolosa nella storica disciplina economica del Carroccio.

Perché in politica funziona spesso così: se uno non paga e resta comunque dentro, prima o poi anche gli altri iniziano a chiedersi perché dovrebbero continuare a farlo.

E adesso Salvini prova a rimettere ordine. Anche a colpi di ultimatum.