Alto Adige, i separatisti flirtano con l’ultradestra tedesca: «Via dall’Italia, mescolarsi con gli italiani non è un’opzione»

Berlino, Manifesti elettorali del partito di estrema destra Afd (Alternative f..r Deutschland) – Alice Weidel

Il separatismo altoatesino guarda sempre più apertamente all’ultradestra tedesca. A far esplodere il caso è Melanie Mair, portavoce dei giovani della Süd-Tiroler Freiheit, formazione indipendentista che punta all’autodeterminazione del Sudtirolo e alla sua separazione dall’Italia.

Mair è intervenuta a Magdeburgo al congresso di Generation Deutschland, il movimento giovanile di Alternative für Deutschland, con un discorso nel quale la rivendicazione indipendentista si è intrecciata a parole destinate a provocare polemiche soprattutto per il riferimento al rapporto tra la popolazione di lingua tedesca e quella italiana.

«Il mescolamento con gli italiani non può essere un’opzione per noi», ha affermato Mair. E ancora: «Siamo una minoranza in uno Stato straniero». Una posizione che la giovane esponente separatista ha portato fino alla conseguenza politica più radicale: «Dobbiamo fare di tutto per liberarci da questo Stato e imboccare la strada dell’autodeterminazione».

«Non abbiamo nulla a che fare con lo Stato italiano»

Il discorso pronunciato in Germania non lascia molto spazio alle interpretazioni. Secondo Mair, i sudtirolesi di lingua tedesca «non hanno nulla a che fare con lo Stato italiano, con la sua lingua o la sua cultura». Una ricostruzione che arriva in una provincia nella quale il delicatissimo equilibrio tra gruppi linguistici è stato costruito attraverso decenni di trattative tra Roma, Bolzano e Vienna.

L’Alto Adige dispone oggi di un sistema di autonomia particolarmente ampio. Il secondo Statuto, entrato in vigore nel 1972, trasferì alla Provincia competenze legislative e amministrative molto estese e introdusse un complesso sistema di garanzie per la tutela delle comunità tedesca, italiana e ladina. La piena attuazione del cosiddetto “Pacchetto” portò nel 1992 alla chiusura formale della controversia tra Italia e Austria davanti alle Nazioni Unite. Proprio per questo le parole pronunciate a Magdeburgo assumono un peso che va ben oltre la tradizionale battaglia autonomista altoatesina. Qui non si parla di ottenere nuove competenze da Roma o di rafforzare quelle esistenti. L’obiettivo dichiarato è la separazione dall’Italia.

Mair riapre la ferita degli attentati in Alto Adige

Ancora più delicato è il passaggio dedicato agli anni del terrorismo separatista. Mair ha definito gli appartenenti al Befreiungsausschuss Südtirol, il Comitato per la liberazione del Sudtirolo, «combattenti per la libertà», presentando la stagione delle bombe come una reazione alle politiche dello Stato italiano.

Il BAS nacque nella seconda metà degli anni Cinquanta e fu protagonista della cosiddetta “Notte dei fuochi” tra l’11 e il 12 giugno 1961, quando vennero fatti saltare decine di tralicci dell’alta tensione. Negli anni successivi la violenza aumentò e gli attentati finirono per colpire anche uomini delle forze dell’ordine. La stessa ricostruzione storica ufficiale della Provincia autonoma attribuisce al BAS la Notte dei fuochi e colloca quella stagione all’interno del lungo conflitto politico che precedette il secondo Statuto di autonomia.

Il bilancio complessivo di quegli anni rimane materia storicamente complessa, anche perché la responsabilità di alcuni attentati è stata contestata e la stagione sudtirolese si intrecciò con attività dei servizi e dell’estrema destra italiana. Resta il fatto che il conflitto provocò morti e feriti tra militari, forze dell’ordine, civili e militanti separatisti. Persino le ricostruzioni vicine alla memoria del BAS ricordano almeno 35 morti complessivi legati al conflitto degli anni Sessanta. Per Mair, invece, gli attentatori furono «combattenti per la libertà» e la risposta dello Stato italiano viene descritta soprattutto attraverso arresti, repressione e accuse di torture.

L’asse tra Süd-Tiroler Freiheit e AfD

A rendere politicamente ancora più pesante l’intervento è il luogo scelto per pronunciarlo. Mair non parlava a una manifestazione autonomista a Bolzano o Merano, ma davanti ai giovani di AfD, la formazione della destra radicale tedesca. E il rapporto tra gli ambienti separatisti altoatesini e settori dell’ultradestra tedesca non nasce con questo congresso.

Negli ultimi anni esponenti dell’area più radicale di AfD hanno già avuto contatti con la Süd-Tiroler Freiheit. Il discorso di Magdeburgo porta però quel rapporto su un piano molto più visibile: dal palco di un movimento politico tedesco viene apertamente sostenuta la necessità di separare un territorio della Repubblica italiana dall’Italia. E soprattutto viene utilizzato un linguaggio identitario nel quale la convivenza tra comunità rischia di essere sostituita dall’idea di una separazione etnica e culturale.

È proprio la frase sul «mescolamento» con gli italiani a rappresentare il passaggio politicamente più esplosivo. Perché l’autonomia altoatesina costruita dal dopoguerra in poi nasce esattamente dal tentativo opposto: garantire identità, lingua e rappresentanza alle diverse comunità senza trasformare quelle differenze in nuove frontiere. Settant’anni dopo le tensioni che portarono alla stagione delle bombe, qualcuno torna invece a parlare di uno «Stato straniero» dal quale liberarsi. E lo fa, questa volta, da un palco tedesco.