Garlasco, Giada Bocellari prepara la richiesta di revisione per Alberto Stasi: «La sentenza di condanna è stata sgretolata punto per punto»

Il caso Garlasco torna a muoversi sul terreno più delicato, quello della possibile revisione del processo ad Alberto Stasi. A confermare la linea della difesa è stata Giada Bocellari, legale dell’ex fidanzato di Chiara Poggi, intervenuta a Ignoto X su La7. La richiesta di revisione, ha spiegato l’avvocata, verrà presentata, anche se i tempi dipenderanno da alcuni passaggi ancora da definire. Il punto, però, è politico-giudiziario prima ancora che tecnico: secondo la difesa, gli ultimi sviluppi dell’inchiesta avrebbero colpito al cuore la sentenza definitiva di condanna.

La richiesta di revisione per Alberto Stasi

Bocellari ha chiarito che la posizione di Alberto Stasi resta distinta da quella di Andrea Sempio, oggi indagato nel nuovo filone dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Le due eventuali responsabilità, ha spiegato, sono alternative, ma questo non significa che l’assoluzione dell’uno implichi automaticamente la condanna dell’altro. Allo stesso modo, una consulenza psichiatrica su Sempio non potrebbe essere utilizzata direttamente da Stasi nella revisione, perché non inciderebbe sulla sua responsabilità processuale.

Il cuore della questione, per la difesa, è un altro. Bocellari sostiene che la sentenza di condanna sia stata rimessa in discussione nei suoi presupposti fondamentali. «Dalla nota a firma dei pubblici ministeri non viene semplicemente detto che gli indizi che hanno portato alla condanna di Stasi sono inconsistenti», ha dichiarato, aggiungendo che, secondo lei, verrebbe affermato qualcosa di ancora più pesante: quella sentenza si fonderebbe su «suggestioni». Da qui la frase destinata a pesare nel dibattito: «Viene sgretolata la sentenza di condanna punto per punto».

Le unghie di Chiara Poggi e la consulenza Cattaneo

Nel ragionamento della difesa entra anche la consulenza medico-legale della professoressa Cristina Cattaneo, che ha rilanciato il tema di una possibile reazione di Chiara Poggi durante l’aggressione. Secondo questa ricostruzione, la vittima avrebbe lottato con il suo assassino prima di morire, rendendo centrali le tracce biologiche rinvenute sotto le unghie.

Bocellari ha però invitato alla prudenza su un punto tecnico: non ci sarebbe una corrispondenza anatomica certa tra i frammenti analizzati e una specifica unghia della mano destra. Si tratterebbe, ha spiegato, di cinque frammenti molto piccoli, dei quali non si saprebbe con certezza l’esatta provenienza. Per la legale, l’aspetto più rilevante è che proprio quei piccoli margini, non analizzati nel 2007 perché ritenuti troppo minuti per essere tamponati, siano oggi quelli che avrebbero dato i risultati più significativi.

È in questo contesto che Bocellari ha ricordato una frase pronunciata all’epoca da Alberto Stasi in una telefonata intercettata: «Spero che Chiara abbia graffiato il suo assassino». Una frase che oggi, alla luce delle nuove consulenze e delle nuove analisi, viene riletta dalla difesa come un elemento tutt’altro che secondario.

Il nodo dell’Impronta 33

Un altro passaggio riguarda la cosiddetta Impronta 33, uno degli elementi tecnici più discussi del caso. Secondo Bocellari, quella traccia sarebbe stata visibile già prima dell’uso della ninidrina, perché sul muro si notava a occhio nudo una sorta di ombreggiatura. La difesa sostiene di aver svolto prove sperimentali con appoggi successivi di una mano insanguinata su una parete, osservando come il colore rossastro tenda a svanire rapidamente e come, dopo i primi contatti, resti una traccia più grigia e meno evidente.

Per la legale, questo spiegherebbe anche il risultato negativo dell’obt test, cioè il test specifico per il sangue. Una spiegazione che, secondo Bocellari, non sarebbe stata confutata. Anche questo dettaglio rientra nella strategia difensiva che mira a rimettere in discussione il quadro probatorio su cui si è fondata la condanna definitiva di Stasi.

La nuova partita giudiziaria, dunque, non riguarda soltanto un singolo elemento, ma l’intera architettura del processo. La difesa di Stasi prepara la revisione sostenendo che gli indizi valorizzati in passato siano oggi indeboliti, superati o comunque riletti alla luce di nuove consulenze. Il caso Garlasco, a diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, resta così sospeso tra vecchie certezze processuali e nuovi interrogativi investigativi.