Garlasco, il mistero della traccia 97F: possibile impronta dell’aggressore ma senza analisi completa del Dna

La scena del crimine del delitto di Chiara Poggi

Garlasco, il mistero della traccia 97F: c’è una traccia, nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, che torna a far discutere e che porta con sé più domande che risposte. È la cosiddetta traccia 97F, individuata sulla scena del delitto della giovane di 26 anni uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. Un elemento che, per posizione e caratteristiche, è stato ritenuto da alcuni compatibile con l’azione dell’aggressore, ma che – a quanto emerge – non sarebbe mai stato analizzato fino in fondo.

Il punto critico riguarda la mancata quantificazione del Dna maschile presente sulla traccia. Un passaggio tecnico tutt’altro che secondario: senza una quantificazione precisa, infatti, diventa difficile stabilire il reale peso investigativo di quell’impronta, la sua origine e la sua eventuale rilevanza nella dinamica dell’omicidio.

Garlasco, il mistero della traccia 97F, il nodo della mancata analisi del Dna

Secondo quanto riferito dall’esperto genetista forense Pasquale Linarello, consulente della difesa di Alberto Stasi, l’analisi genetica della traccia risale al novembre 2007, mentre la Bloodstain Pattern Analysis – la disciplina che studia la distribuzione delle macchie di sangue – sarebbe stata consegnata un mese dopo. Due percorsi tecnici distinti che, però, sembrano non essersi mai incrociati su questo punto cruciale.

“Il perché non viene fatta la quantificazione del Dna maschile e se quella è l’impronta dell’assassino io questo sinceramente non lo so”, ha spiegato Linarello. Una frase che pesa, perché mette in evidenza un vuoto procedurale: se quella traccia fosse davvero compatibile con l’azione dell’aggressore, perché non è stata approfondita con uno degli strumenti più decisivi dell’indagine scientifica?

La mancata quantificazione non consente di capire se il Dna eventualmente presente sia significativo, contaminato o residuale. E senza questo dato, ogni ipotesi resta sospesa.

La posizione della traccia e le alternative possibili

A complicare il quadro c’è poi la lettura della scena del crimine. Non tutti gli esperti concordano sul fatto che la traccia 97F debba essere attribuita automaticamente all’aggressore. La criminalista e perito balistico Raffaella Sorropago invita alla cautela, mettendo in discussione una delle ricostruzioni più diffuse.

“Non sono d’accordo sul fatto che, data la posizione, allora è necessariamente dell’aggressore”, ha spiegato. Il punto è la dinamica del corpo di Chiara Poggi: spesso si dà per scontato che sia stato trascinato, ma non esiste una certezza assoluta su questo passaggio.

Secondo Sorropago, esiste anche un’altra possibilità: che il corpo sia stato sollevato e poi lanciato. In questo scenario, la produzione di tracce ematiche cambierebbe radicalmente. Il movimento dei capelli imbrattati di sangue, ad esempio, potrebbe generare schizzi e impronte. Anche a distanza e ad altezze diverse rispetto a quelle attese in caso di trascinamento.

“Se io l’ho sollevata per poi scaraventarla giù per le scale, ho tutta una possibilità di produzione di tracce ematiche nell’ambiente ben oltre 20 centimetri da terra”, ha aggiunto. Un’osservazione che amplia il campo delle interpretazioni e ridimensiona l’automatismo tra posizione della traccia e responsabilità.

Un dettaglio che riapre interrogativi tecnici

La traccia 97F, dunque, si colloca in una zona grigia dell’indagine: potenzialmente significativa, ma mai esplorata fino in fondo. Non è una prova nuova, ma è un elemento che, riletto oggi, evidenzia una possibile lacuna nel lavoro investigativo.

Nel caso Garlasco, ogni dettaglio è stato analizzato, discusso, contestato. Eppure proprio su uno degli elementi che potrebbe collegarsi direttamente all’azione dell’aggressore, resta un’area di incertezza. La mancata quantificazione del Dna maschile non permette di chiudere il cerchio, né in un senso né nell’altro.

È questo il punto che torna oggi al centro: non tanto stabilire cosa sia quella traccia, ma perché non sia stata studiata fino in fondo. In un’indagine costruita anche su elementi scientifici, l’assenza di un’analisi completa pesa quanto, se non più, della presenza di una prova.