Politica e Potere, perché i “nuovi feudi” rischiano di crollare

Immagine creativa @lacapitalenews

Negli ultimi anni abbiamo visto uno strano e preoccupante cambiamento della classe politica. Persone chiamate a gestire incarichi importanti, spesso di peso governativo, altre volte più “feudali”, legati al proprio territorio, hanno finito per interpretare il ruolo più come un’investitura personale che come un servizio dovuto al popolo. Una sorta di incoronazione si potrebbe dire. Nel frattempo, dietro le quinte, ci sono osservatori silenziosi, attori che non compaiono nei manifesti elettorali, che guardano, valutano, e pesano ogni mossa, e quando serve, intervengono.

Il confronto con il passato e la perdita del senso di responsabilità

Il punto non è solo l’incompetenza, che già basterebbe e avanzerebbe, ma la mancanza di sensibilità e, soprattutto di umiltà, di gran parte della nuova classe dirigente, che nella maggior parte dei casi scade nell’incompetenza e nella presunzione. Cose che nella prima Repubblica difficilmente si vedevano. Anni dove regnava: saggezza, equilibrio, umiltà e soprattutto intelligenza vera.

Un periodo dove i politici davano un gran peso ai consigli dati. Avere un confronto con un deputato, un consigliere regionale, un ministro era quasi nella norma. Il cittadino, l’osservatore, e chi sia, sapeva di poter contare su una persona che ascoltava, e che non peccava di presunzione, come purtroppo accade oggi.

La fragilità del consenso e il rischio del declino

E qui arriva la parte interessante. Perché chi oggi si muove con presunzione e arroganza, convinto che il ruolo lo protegga e lo legittimi in eterno, potrebbe presto scoprire che quella stessa posizione è molto meno solida di quanto sembri. I “feudi”, che siano regionali o nazionali, non sono castelli indistruttibili, anzi, sono costruzioni fragili, sostenuti da equilibri particolari e da consensi che evaporano più in fretta di quanto si immagini. Occhio a svegliare i cosiddetti poteri forti, poiché in concomitanza al loro risveglio potrebbe esserci anche il cambio di passo da parte dell’elettorato.

Un’avvenimento a dir poco devastante. Forse sarebbe il caso di iniziare a mantenere la barra dritta, senza girare verso l’onnipotenza, iniziando ad assumersi anche le proprie responsabilità nel momento in cui si sbaglia. Molti di coloro che oggi si elevano, rischiano domani di trovarsi improvvisamente senza alcun piedistallo. Perché, come è vero che la politica ripaga, e altrettanto vero che la politica distrugge in men che non si dica. E non per un complotto, né per un’improvvisa ingiustizia, ma per una semplice, inevitabile conseguenza: aver dimenticato cosa significhi rappresentare la scena politica, invece che dominarla. Nella bolla politica, il pubblico può sembrare distratto e anche in parte compiaciuto. Ma non è mai davvero assente. E soprattutto, non è l’unico spettatore, ad osservare la commedia politica.

di Carlo Mazzei